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Cambiare vita per combattere la crisi

Inventarsi una vita diversa, in barba alle regole della società di massa, per sconfiggere la crisi personale e globale che ci inghiotte

Paolo Ermani - 19/04/2013




 Di fronte all’ennesima alluvione (Toscana, novembre 2012) che si abbatte su di un territorio cementificato in ogni angolo in nome della crescita, ci si chiede come si possa ancora credere o sperare di collocarsi in un sistema che non è in grado di garantire più nulla, ammesso che lo abbia mai fatto, nemmeno la salvaguardia elementare del territorio. Cambiamenti climatici fuori controllo determinati dall’opera dell’uomo, inquinamento alle stelle, stress e violenza, bombardamenti pubblicitari che ci spingono a correre nella ruota del criceto cercando di comprare più cose possibili per fare il bene dell’economia e della crescita – panacea di tutti i mali.

 Nuovi lavori per una nuova economia

Sindacati, politici, imprenditori senza scrupoli, tutti indistintamente ci spingono a salire su di una nave che affonda, ci fanno lavorare in posti pericolosi e inquinati, ci vogliono ingranaggi docili della macchina produttiva e usano l’arma della disoccupazione per convincerci ad accettare un sistema folle, iniquo e suicida.

Per ricattarci più facilmente ci dicono che non c’è lavoro, ma allo stesso tempo ci si chiede come mai ci sono centinaia di migliaia di immigrati che fanno lavori che noi non vogliamo fare, e ci si chiede anche perché sono così tanti i posti di lavoro inevasi che non trovano persone disposte a lavorare in agricoltura e in circa sessanta mestieri dove serve il saper fare.

Il tutto quando si potrebbe riconvertire da subito tutto il mondo del lavoro indirizzandolo nei settori vitali della vera economia, partendo dalla salvaguardia del territorio e dell’ambiente. Abbiamo devastato quello che una volta era il Bel Paese e adesso servirebbe tantissimo lavoro per rimetterlo a posto.

Basti pensare anche solo alla prospettiva di un turismo di ecoqualità. I turisti in Italia ci vengono nonostante i servizi siano pessimi e l’accoglienza possibilmente peggio, figuriamoci se si iniziasse a trattare il proprio territorio come una benedizione divina e non come una discarica.

Ma sono tanti i settori di intervento occupazionale, ad esempio la riqualificazione energetica, ad iniziare dal comparato edilizio, che ci farebbe risparmiare moltissimi soldi e inquinamento. Che l’edilizia sia in crisi lo capirebbe chiunque dato che stiamo cementificando tutto con milioni di alloggi, capannoni ed edifici (che poi rimangono vuoti) ed quindi è ovvio che il mercato si satura. Il campo di intervento in un patrimonio edilizio costruito malissimo e dai consumi indecenti, è invece un campo estremamente vasto in cui intervenire.

Che dire poi del comparto agricolo: adesso finalmente c’è un fiorire di testi che improvvisamente scoprono che vivere e lavorare in campagna non è quella terribile apocalisse che ci volevano far credere persone rimaste ai tempi di prima della guerra. L’Italia è tutta da riconvertire al biologico, al locale, siamo un Paese dalle potenzialità enormi, da noi può crescere quasi qualsiasi cosa e ogni territorio ha la sua specificità. Abbiamo un patrimonio di ricchezza e biodiversità eccezionale.

In un’ottica complessiva di scollocamento, trovando il vero collocamento non imposto dalle circostanze o dalla nostra pigrizia o chiusura mentale, non solo potremmo lavorare tutti, ma lavoreremmo anche meno, perché si avrebbe un Paese dove per vivere basta poco e perché ci si indirizza a produrre cose sensate.

In un contesto simile ci si rivolge ad una cultura della qualità e non della quantità e si vedrà che non servono così tanti soldi e prodotti di cui circondarsi.

 Iniziativa personale per il cambiamento globale

Non bisogna però fare l’errore di pensare che la colpa sia tutta dei politici e che cambiati quelli come per magia tutto cambierà, oppure convincersi che siamo in mano alla finanza internazionale e ai cattivi burattinai.

Questo sistema propone e noi accettiamo e i consumatori hanno una parte assolutamente fondamentale in questo quadro. Nessuno ci obbliga con una pistola alla tempia a comprare milioni di oggetti superflui o inutili, nessuno ci obbliga ad accettare un posto di lavoro che odieremo e che fa il nostro e altrui male, nessuno ci obbliga ad abitare in città ormai sempre più invivibili, preda di stress e inquinamento.

È oggi quanto mai possibile scollocarsi e rifiutare ciò che questo sistema propone ed è anche possibile costruire un nuovo sistema che abbia basi tecnologiche ed umane completamente diverse da quelle che con la nostra colpevole complicità ci stanno portando alla catastrofe.

Se speriamo che dall’alto o da leader di ogni sorta calino soluzioni magiche, possiamo aspettare anche le prossime ere geologiche, se invece prendiamo l’iniziativa e ci mettiamo insieme ad altri, ecco che gli sforzi ci appaiono meno titanici e le cose cambiano sotto in nostri occhi, quotidianamente. Ognuno di noi ha ricchezza, intelligenza e notevoli capacità e da quelle si deve partite per cambiare in meglio la nostra vita e salvaguardare il pianeta.

In questo quadro la proposta dell’Ufficio di Scollocamento si pone come un valido e concreto aiuto per chiunque voglia “ricominciare a vivere”.

Che cos’è l’Ufficio di Scollocamento

L’Ufficio di Scollocamento è un progetto concreto rivolto a tutti coloro che vogliono cambiare vita “scollocandosi”, ovvero abbandonando il proprio posto di lavoro e la propria vita nella società della crescita e realizzando un progetto esistenziale su basi diverse: quelle della decrescita, della condivisione comunitaria, del recupero delle risorse e delle energie, della tutela del territorio e del paesaggio, di un felice ritorno alla natura.

Paolo Ermani e Simone Perrotti hanno avviato un gruppo composto da psicologi, esperti di lavoro alternativo, avvocati, ma anche e soprattutto lifecoach, scrittori, economisti, esperti di ambiente, per aiutare le persone a mettere in pratica le proprie motivazioni interiori e concretizzare i propri sogni e progetti.

Per info: scollocamento.ilcambiamento.it.

 

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Articolo tratto dalla rivista nr. 32


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Categorie: Decrescita,Ecologia e Localismo

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Commenti

articolo molto bello, grazie. Dare speranza a chi non trova la forza per cambiare è la cosa più utile in questo momento!

Michelangelo Di Venere - 19 aprile 2013

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