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Cattiva maestra televisione

Bambini e TV: intervista ad Anna Oliverio Ferraris

Marianna Gualazzi




Televisione, computer, videogiochi, telefonini: siamo noi adulti ad essere divetati per primi “schermo e video dipendenti”. E i nostri figli ci seguono a ruota, richiedendo precocemente libero accesso al tablet e il possesso dello scettro-telecomando.

Eppure basta un minimo di consapevolezza per capire che la televisione e gli altri media non sono adeguati ai nostri bimbi e che la loro presenza in famiglia va ridimensionata. Sarebbe sufficiente l’esempio di noi genitori a distogliere bambini e adolescenti dagli schermi e a riportare le loro vite là dove dovrebbero svolgersi: negli spazi della natura, nel gioco libero all’aria aperta, nel contatto con il gruppo dei pari, tra le pagine di un bel libro.

Anna Oliverio Ferraris, professoressa di Psicologia dello sviuppo alla Sapienza di Roma e autrice di saggi e articoli in cui affronta il temi del rapporto con tv e nuovi media, ci spiega i pericoli di un’esposizione precoce e prolungata dei nostri bimbi agli schermi e ai loro contenuti.

 

Oggi i bambini sono sempre più precocemente esposti al mezzo televisivo – ci sono programmi adatti ai picolissimi di anche solo un anno e mezzo. A quale età un bambino può iniziare ad approcciarsi alla televisione? Quali sono i tempi di esposizione adatti a ogni età (prescolare, scolare, adolescenza)?

In realtà non ci sono programmi adatti ai piccolissimi, anche se lo si vuole far credere.

Nei primi mesi e anni di vita i bambini devono prendere contatto con la realtà: non solo vedere, ma anche toccare, odorare, udire, spostarsi, esplorare, provare, riprovare, ripetere, inserirsi attivamente nei discorsi. Lo schermo televisivo fornisce delle immagini in movimento e dei suoni su cui il bambino non può esercitare alcuna forma di controllo, ma che deve limitarsi a seguire. Il televisore ipnotizza i bambini piccoli e li abitua alla passività.

A 3-4 anni, quando un bambino incomincia ad avere una conoscenza del mondo reale e delle regole fondamentali del suo funzionamento, si può incominciare a mostrare qualche video di pochi minuti, adatto all’età sia per i tempi che per i contenuti: sono video che si trovano più facilmente in rete che in televisione. In seguito, scegliendo, può vedere dei cartoni o qualche breve programma.

Non dimentichiamoci che in televisione si vedono continuamente spot pubblicitari i cui contenuti non sono indifferenti. 

 

Quali sono i suoi consigli per una fruizione più consapevole e meno passiva della tv da parte di bambini e adulti? 

È necessario che gli adulti abbiano una preparazione culturale che consenta loro di “leggere” i media, di capire cioè che cosa viene trasmesso non soltanto a livello esplicito, ma anche a livello implicito.

Il linguaggio multimediale avviene a più livelli e spesso i messaggi impliciti (metacomunicazione) sono i più rilevanti. Per esempio è difficile che la pubblicità di un sapone parli dei requisiti del sapone, più spesso parla di seduzione e di sessualità.

In molti serial televisivi, così come in molti altri programmi, è sottesa una visione del mondo, una filosofia di vita, di cui spesso non ci si rende conto ma che, visione dopo visione, finisce per modellare la mente degli spettatori.

Questo modellamento riesce meglio, ovviamente, con i bambini la cui personalità è ancora tutta da formare.

 

 Cosa rischiano i nostri bambini facendo “indigestione” di televisione?

Rischiano di abituarsi a uno stile di vita sedentario, isolato e inattivo. Corrono anche il rischio di lasciarsi influenzare da quegli spot che prongono alimenti non sani, molto zuccherati e grassi.

Fermi davanti al televisore non sono indotti a confrontarsi con la realtà, a mettersi alla prova, a sbagliare e correggersi. Rischiano di imparare a subire la fatalità degli eventi. 

 

La pubblicità è oggi parte sempre più predominande all’interno dei programmi e dei canali dedicati ai bambini: come possiamo spiegare ai nostri bimbi (penso anche alla fascia 3-6 anni) la differenza tra un programma e lo spot pubblicitario? 

Difficile spiegarlo a un bambino di quella età, sia perchè non ha ancora senso critico, sia perchè è indotto a credere in ciò che vede.

Anche se capisce, può restarne influenzato, perchè più della comprensione contano le emozioni che vive vedendo lo spot. Le immagini hanno spesso una forza superiore alle parole.

Anche bambini più grandi (8-11 anni) e spesso anche gli adulti, pur comprendendo le finalità della pubblicità, possono rimanerne influenzati perchè il messaggio è avvincente, perchè il testimonial è un beniamino del calcio e così via.

Tra cognizione e sentimenti spesso non c’è coincidenza. 

 

In che modo la televisione influenza l’idendità di genere dei nostri bimbi?

Dipende dai modelli che propone, se sono stereotipati oppure no. Spesso vengono forniti modelli semplificati di maschio e di femmina perché si pensa di raggiunge un maggior numero di spettatori senza troppa fatica.

C’è nella pubblicità dei giocattoli e prodotti per bambini una forte stereotipizzazione che un tempo non c’era: le femmine sono tutte “principesse”, vestono di rosa, hanno gadget, lustrini e bamboline; ai maschi vengono offerte macchinine e mostri.

Un livello elevato di stereotipizzazione c’è anche in molti personaggi che compaiono in tv, specialmente se donne: anche presentatrici serie e capaci pensano di doversi addobbare in modo eccessivo quando compaiono sullo schermo: abiti sexy, lunghi pendenti alle orecchie, labbra gonfiate, seni prominenti, acconciature di capelli eccessivamente ricercate.

 

Cosa pensa della scelta di alcune famiglie di non avere la televisione in casa, non vietando però ai bimbi di poterla vedere al di fuori delle mura domestiche (dai nonni o da un amico)? 

È una scelta comprensibile per i motivi ricordati prima, ma anche perché attualmente i programmi di qualità non sono molti e quelli adatti ai bambini pochissimi, perché sono infarciti di pubblicità, perché per tenere i bambini incollati al video si eccede in violenze, comportamenti antisociali, flash, esplosioni, cambiamenti improvvisi di scena, ossia modalità espressive che hanno l’effetto di eccitare i giovani spettatori.

Ovviamente chi fa la scelta di non avere il televisore in casa si informa su ciò che guardano i figli quando sono dai nonni e dagli amici. 

 

C’è un legame tra l’abuso di televisione e videogiochi e la crescita esponenziale di disturbi come quello da deficit di attenzione e l’iperattività? 

Indubbiamente i bambini che trascorrono troppo tempo davanti agli schermi e si abituano ai tempi veloci e frammentati della televisione, degli spot, dei videogiochi, possono avere poi difficoltà ad adattarsi ai tempi lunghi dell’applicazione e della concentrazione. Diventano più facilmente insofferenti, non sanno aspettare, vogliono tutto subito.

A questi bambini serve tornare ai ritmi della natura, ai tempi “umani” dei giochi all’aperto. Bisogna evitare che i bambini diventino dipendenti dagli schermi e offrire loro della alternative. 

 

 

 

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Articolo tratto dalla rivista nr. 32


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Categorie: Naturalmente bambini e genitori

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Commenti

Sono pienamente d'accordo con la dottoressa e spero di riuscire a portare avanti le sue idee con il mio bimbo che ora ha solo tre mesi ma che cresce così in fretta... Lisa

Lisa Negrelli - 30 gennaio 2014

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