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Cicoria selvatica o radicchio selvatico: la disintossicazione nel piatto!

In insalata, caffè o frullato se presa con costanza apporta benefici a tutto l’organismo

Grazia Cacciola - 22/02/2017




La cicoria di prato (Cichorium intybus L.), la chiamavano così i nonni e bisnonni che la conoscevano sia come insalata che come “surrogato”, quel caffè imposto dall’autarchia del Ventennio e ora tornato sugli scaffali dei negozi biologici come bevanda benefica.

La cicoria è infatti una di quelle piante selvatiche diffuse in tutta Italia fino ai mille metri e che vanta una grande versatilità di usi. Si impiegano principalmente le foglie fresche nelle insalate e le radici per bevande.

Fin dall’antichità è conosciuta in tutta l’area mediterranea per le proprietà digestive, depurative, diuretiche e per un effetto blandamente sedativo. Un’insalata di cicoria selvatica un paio di volte o più a settimana garantisce un effetto detossificante continuativo, un aiuto prezioso soprattutto per la funzionalità epati ca e renale, che si vedrà riflesso nel miglioramento della pelle già dopo poco tempo.

A queste proprietà storiche della cicoria si sta oggi affiancando una serie di studi che puntano sugli effetti ipoglicemizzanti delle radici. Essendo le radici carnose e succulente, forniscono una quantità ingente di materia alimentare con bassissimo apporto calorico perché contengono inulina, lo zucchero tipico delle Composite che non viene metabolizzato dall’uomo.

Le radici più grandi, della dimensione di carote, possono essere lessate o cotte al forno in sostituzione delle patate, sono adatte anche ai diabetici e a chi segue una dieta ipocalorica. Si possono utilizzare anche per dare cremosità alle zuppe o per le polpette vegetali.

Raccolta

La cicoria è presente tutto l’anno, si può raccogliere anche in inverno e, anzi, è una delle poche erbe presenti durante la stagione fredda, sebbene le sue foglie in questi mesi siano più dure.

Le radici si raccolgono da settembre a novembre-dicembre, dopo di che risultano più povere e molto fibrose, tanto che per il consumo invernale delle radici fresche si preferisce di solito ricorrere alla forzatura in serra o trasferendo le piante nell’orto e coprendole con paglia e vasi di terracotta capovolti. Alcuni ricorrono anche alle procedure di imbianchimento delle foglie per mantenerle tenere durante l’inverno.

Etno-botanica

In uno dei testi più antichi, il papiro di Ebers, risalente alla civiltà egizia del 1500 a.C. si cita già la cicoria come erba medica. Secondo alcune fonti, i Romani acquisirono alcuni usi della cicoria proprio dagli Egizi, ma il nome latino cichorium segna invece la conoscenza attraverso i Greci che con kio chorion intendevano “vado nel campo”.

Un grande estimatore della cicoria fu Orazio, che nelle Odi, chiedendo una vita frugale, scrive: “Mi nutrono le olive, la cicoria e le malve delicate”. In effetti un’insalata serale di olive, cicoria e foglie di malva è leggera, nutriente e disintossicante.

Sull’uso medico invece c’erano diversi pensieri che la scienza oggi ha avvallato: Dioscoride la indicava per la cura delle difficoltà di digestione, Plinio il Vecchio per la purificazione del sangue e Galeno per il fegato. Nell’Italia fino agli anni Cinquanta, il benefico caffè di cicoria si continuava a produrre nelle case contadine, ritenendolo un’imitazione del caffè per poveri... mentre, invece, era un’ottima bevanda priva di tutte le controindicazioni del caffè!

Smoothie depurativo per le feste

Da consumarsi preferibilmente la sera, dopo cena, per aiutare la detossificazione e il rilassamento, soprattutto dopo giorni festivi con pasti abbondanti e conditi.

  • 100 ml di acqua minerale naturale a temperatura ambiente
  • 50 g di foglie fresche di cicoria selvatica
  • 5 foglie di lattuga
  • 30 g di radice fresca di cicoria selvatica
  • 10 g di zenzero fresco
  • 1 mela renetta

Frulla tutto per 2 minuti, alla massima potenza o con funzione Smoothie per i frullatori che ne sono provvisti.

Rinfrescante per borse e occhiaie

  • 80 g di foglie fresche di cicoria selvatica
  • 20 g di fiori di malva, anche essiccati

Riduci in purea nel mortaio le foglie e i fiori, trasferisci il composto in due garze e applica subito sugli occhi chiusi per 30 minuti.

Sciacqua con acqua fredda e applica poche gocce di olio di argan oppure olio di rosa mosqueta. I risultati saranno immediati sui segni di affaticamento occasionali mentre per condizioni croniche va ripetuta l’applicazione una volta al giorno per almeno 15 giorni.

 

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Articolo tratto dalla rivista nr. 47


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