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Cosa mangia un bambino iperattivo?

Il ruolo dell’alimentazione e degli stimoli fisico-ambientali nei disturbi del comportamento: intervista a Stefano Scoglio

La redazione - 03/06/2014




 

Sempre più spesso genitori, insegnanti e operatori che a vario titolo gravitano attorno al mondo dell’infanzia parlano di bambini iperattivi, disattenti, incapaci a concentrarsi. Cosa sta accadendo? Siamo di fronte a nuove malattie oppure non stiamo dando ai nostri bambini quello di cui hanno veramente bisogno, ovvero il nostro tempo, la posibilità di vivere all’aria aperta e di consumare cibi sani e nutrienti? Stefano Scoglio, autore del libro sull’ADHD Non è Colpa dei Bambini, ci aiuta a fare chiarezza su un tema così scottante e importante.


Ci potresti spiegare in modo semplice che cosa si intende per ADHD?

Diciamo che per la medicina ufficiale, l’ADHD, o Attention Deficit Hyperactivity Disorder, è una patologia definita, al punto che diversi ricercatori psichiatrici hanno cercato di trovarne la causa in una presunta minor massa cerebrale dei soggetti implicati, ipotesi che però non ha mai trovato prove di alcun tipo.

La realtà è che quando si parla di disturbi comportamentali senza alcuna base fisiopatologica chiara, ci si muove sempre su un terreno minato, soggetto alle più ampie manipolazioni, specie quando ci sono dietro gli enormi interessi economici delle case farmaceutiche. Detto dunque che a parer mio non esiste una “patologia” ADHD, non si può negare che ci sono sempre più bambini difficili, con scarsa capacità di attenzione e concentrazione, o con un sistema nervoso sovraeccitato che a volte sfocia anche nella violenza.

Ma come cerco di spiegare nel mio libro Non è Colpa dei Bambini, lo spettro di sintomi anche più disparati che sono fatti rientrare a forza sotto il cappello ADHD, trova quasi sempre le sue cause non in un qualche difetto organico del bambino (non è colpa dei bambini), ma in diversi fattori fisio-ambientali: una nutrizione moderna completamente squilibrata; culture e sub-culture iper-stimolanti; famiglie problematiche; e così via.

Secondo le tue ricerche, adhd, iperattività e disattenzione nei bambini sono legati soprattutto all’alimentazione: ci spieghi meglio questa relazione?

L’aspetto nutrizionale ha due facce complementari: da un lato il crollo della nutrizione positiva, dall’altro l’esplosione di quella negativa. I cibi industriali sono sempre più poveri di nutrienti, e questo, oltre ad abbassare le nostre difese antiossidanti, priva l’organismo di quei fattori nutritivi necessari, ad esempio, alla corretta formazione dei principali neurotrasmettitori, con le conseguenti alterazioni comportamentali.

Quando associamo a questo il fenomeno della nutrizione negativa, le conseguenze rischiano di essere devastanti. Ad esempio, uno dei principali modelli esplicativi dei disturbi etichettati come ADHD è quello che lega l’eccesso di consumo di zuccheri, tipico dei bambini odierni, alla carenza in questi stessi bambini del neurotrasmettitore noradrenalina, che è necessario proprio per controbilanciare gli sbalzi glicemici.

Quando la produzione di adrenalina si abbassa, si ha una metabolizzazione smodata degli zuccheri (inclusi i carboidrati raffinati) al punto da generare livelli di ipo o iper glicemia i cui effetti, come l’eccessiva agitazione da un lato e la sonnolenza e mancanza di concentrazione dall’altro, difficilmente si distinguono dal cosiddetto ADHD.

Se a questo aggiungiamo l’eccessivo consumo di bibite contenenti caffeina e altri stimolanti; il consumo di prodotti industriali con esaltatori di sapidità come il glutammato, noto per il suo potere di distruzione dei neuroni; o contenenti dolcificanti chimici peggiori persino dell’eccesso di zucchero, non possiamo stupirci se poi nostri figli passano le loro giornate alternando iperattività e deficit di attenzione/concentrazione.

Facendo anche qualche esempio pratico, quali principi dovremmo seguire per l’alimentazione dei nostri bambini, in modo che essa risulti avere la funzione di cura e prevenzione di tante patologie e di mantenimento di una buona salute?

Alcune indicazioni sono già emerse dalla risposta precedente:

  • ridurre al minimo il consumo di zuccheri e carboidrati raffinati;
  • eliminare per quanto possibile i prodotti e le merendine industriali;
  • eliminare le bibite contenenti caffeina e/o aspartame, e qualsiasi cibo industriale, come piatti e zuppe pronte contenenti glutammato e simili.


Sostituire tutto ciò con:

  • alimenti integrali e naturalmente “dolci” come la frutta e verdure se possibile biologiche (il che, come minimo, evita l’assunzione dei veleni chimici),
  • e con una sufficiente dotazione di proteine di qualità, come uova e pesce, proteine che sono essenziali anche per la formazione dei principali neuro-trasmettitori.

 

Tutto ciò ovviamente senza diventare estremisti e attenendosi sempre al principio che la salute, come la malattia, stanno nella proporzione. Vorrei concludere chiarendo che purtroppo, anche la dieta migliore spesso non basta, a causa dell’impoverimento radicale dei terreni e dei cibi. Ecco perché io consiglio sempre l’uso d’integratori naturali e, a differenza degli integratori di sintesi, veramente assimilabili, come ad esempio le microalghe.

In particolare consiglio l’uso dell’estratto di alga Klamath Klamin®, di cui sono l’inventore, che oltre a fornire importanti nutrienti, contiene molecole naturali, come la feniletilammina, capaci di produrre una significativa neuromodulazione e bilanciamento dei fattori neurologici.

 

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Articolo tratto dalla rivista nr. 36


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Categorie: Alimentazione e salute,Naturalmente bambini e genitori

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