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Fatto da me

Un nuovo libro ci insegna tante ricette per vivere in maniera eco-friendly

Yoga Journal - 14/12/2017




Fatto da me è un libro che rispecchia un modo di portare il proprio yoga nella quotidianità.

Fare in modo che le relazioni con gli oggetti tutti, nuovi e dimenticati, possano stimolare nuove opportunità di consapevolezza. Fatto da me è un libro manifesto per liberarsi di categorie di vecchio e nuovo, una molla inesauribile di possibilità: non guarderai più gli oggetti allo stesso modo.

Antonella Bassi, caporedattore di «Yoga Journal», eclettica intellettuale e accumulatrice creativa di natura, ci racconta come è riuscita a plasmare questa filosofia di vita.

Quale motivazione ti ha portato a esplorare e raccogliere tutta questa serie di ricette, nel corso degli anni?

Sono cresciuta con genitori appassionati di fai da te; non tanto nel senso artistico del termine quanto in quello molto pratico di ristrutturazione della casa in cui vivevamo. Le estati e i fine settimana si passavano in modalità cantiere. Ero piccola, e partecipavo come potevo al processo, ma più che altro mi tenevo occupata leggendo. Il Manuale delle Giovani Marmotte era la mia fonte principale di ispirazione e cercavo di sperimentarne ogni suggerimento: da come catturare nel gesso le impronte degli animali a come conservare i fiori recisi.

Quello spirito è sempre rimasto in me. Poi è arrivato l’incontro con lo yoga, una coscienza più ecologica e un atteggiamento più spirituale nei confronti dell’esistenza. Ed è come se il tutto si fondesse organicamente nella ricerca, sperimentazione e adattamento di ricette creative ed eco-sostenibili.

Questo tipo di creatività applicata è anche un percorso di consapevolezza?

Assolutamente sì. In una società consumista come la nostra, scegliere di autoprodurre e di riutilizzare è un atto “eversivo” di protezione di sé e del pianeta. In Italia siamo molto bravi a riciclare i rifiuti: siamo i primi in Europa, con il 76,9% dei rifiuti riciclati, secondo Eurostat. Il che è bene.

Ma tra i rifiuti finiscono prodotti che potrebbero essere ancora utilizzati, magari in forma abbellita o personalizzata.

Per questo, mi piace offrire delle idee che facciano riflettere, che consentano di fermarsi un attimo e capire cosa davvero ci piace o serve.

Si crea così una mindfulness del consumo: inspiro e capisco che non voglio comprare quel nuovo oggetto che ho di fronte, espiro e scelgo di acquisirlo in una forma diversa (prestito, baratto, usato), inspiro e decido che posso riutilizzare ciò che ho già o che “fatto da me” è ancora meglio.

Il processo di creatività parte dall’oggetto o da una idea?

Dipende. Mi può capitare di amare un cibo e cercare di realizzarne una versione più sana e veg. Oppure di ritrovarmi tra le mani un qualche materiale apparentemente inutile e non volerlo semplicemente buttare.

Il segreto è avere occhi ben aperti agli stimoli che arrivano e la volontà di mettersi un po’ in gioco.

Oltre a uno spirito ecologico, sociale e terapeutico, immagino ci sia anche una visione “animistica” degli oggetti. Nel raccoglierli e dare loro una diversa vitalità, un nuovo storytelling.

Nella mia visione spirituale il Divino è immanente, è ovunque nel mondo, è il Creato.

Ma se nei ritrovamenti naturali questo è relativamente facile da percepire, negli oggetti creati dall’uomo è più difficile scorgerlo. In ogni oggetto io vedo quantomeno l’energia usata per produrlo, il lavoro di qualcuno, le risorse consumate… e in alcuni casi una qualità artigianale, la patina del tempo, una bellezza meno convenzionale. Queste tue “ricette” sono frutto di un percorso da autodidatta che spazia in vari campi.

Ti senti di dare dei consigli a chi volesse autonomamente intraprendere questa nuova vita?

La creatività si può allenare e sviluppare, come ogni altra abilità.

Il mio consiglio è di partire da un argomento che ci sta particolarmente a cuore, magari perché è una spina nel fianco – come la necessità di mangiare più sano o di risparmiare soldi – e di sperimentare alcune ricette a tema. Potrebbero emergere delle resistenze o potremmo scoprire soluzioni alternative: in ogni caso, il nostro cervello si attiverà e nuovi stimoli prenderanno vita.

Niente stress, però, il tutto deve avvenire con il sorriso sulle labbra, con l’atteggiamento di chi vuole divertirsi a prendersi cura di sé. Il risultato sarà una maggiore consapevolezza e giornate più allegre.  

 

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Articolo tratto dalla rivista nr. 51


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