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Il potenziale evolutivo della crisi psichica. Un approccio olistico alla sofferenza della psiche

Intervista a Marco Bertali autore di "Psichiatria, medicina dell’anima" (Macro Edizioni, 2006) - tratta da Consapevole n.6

Valerio Pignatta - tratto da Consapevole n.6 - 23/11/2007




Marco Bertali, medico psichiatra e psicologo, si è formato in psicoterapia con indirizzo psicosintetico e logoterapico. Ha approfondito l’ipnositerapia e lo studio degli stati modificati di coscienza, avvicinandosi alla meditazione e a tecniche psico-somatiche di derivazione yoga tra cui l’arhatic yoga e il pranic healing. Secondo il dottor Bertali i “disturbi della mente” vanno affrontati secondo un approccio di tipo olistico, che prenda in considerazione la natura spirituale dell’essere umano.
Nel suo libro Psichiatria come Medicina dell’Anima l'autore compie una durissima denuncia dell’uso sconsiderato degli psicofarmaci (meglio definibili con il neologismo di cerebrofarmaci), soprattutto per quei disagi psichiatrici meno gravi (stati depressivi, stati d’ansia, crisi di panico, fobie, disturbi ossessivi, disturbi psicosomatici) che possono essere invece curati con un approccio psicoterapeutico, o più in generale relazionale, e con l’utilizzo di tecniche introspettive e di modifica psico-fisiologica ed energetica (meditazione, yoga, training autogeno, reiki, pranic healing, rio abierto ecc.).

Se dovessi descrivere in poche parole cos’è la psichiatria oggi e quali sono le sue caratteristiche portanti, come la delineeresti?
Non ci si può riferire ad una sola psichiatria. È più corrispondente riferirsi a vari filoni di pensiero che poi trovano riscontro in modi d’operare conseguentemente molto diversi. In maniera stringata e schematica possiamo distinguere, nella nostra attuale realtà italiana, tre approcci: l’approccio “biologico”, l’approccio “bio-psico-sociale” e l’approccio “olistico”.
L’approccio “biologico” propone un taglio materialistico-organicistico e diagnostico-prescrittivo, considera le problematiche psichiatriche come malattie del cervello, dà poca o nulla importanza agli interventi psicoterapeutici e sociali. L’approccio “bio – psico - sociale” stempra il taglio esclusivamente medico recuperando il significato della dimensione psicologica e relazionale. Pur avendo grande attenzione e devolvendo intenso impegno per le questioni sociali (lavoro, casa, tempo libero ), tale approccio tende a non considerare adeguatamente il potenziale evolutivo delle crisi psichiche, raramente propone itinerari psicoterapeutici strutturati, ripropone spesso lo stereotipo della disfunzione cerebrale e della farmacoterapia come intervento comunque necessario.
In prospettiva “olistica” le sofferenze psichiche vengono avvalorate come opportunità di comprensione e di trasformazione, si critica l’intervento farmacoterapeutico a pioggia (in tal senso ho coniato il neologismo cerebrofarmaco al posto del termine psicofarmaco ), si fa riferimento ai vari livelli espressivi della nostra manifestazione esistenziale (livello fisico, energetico, emozionale, mentale, psico-spirituale ) proponendo interventi di cura olistica (yoga, meditazione, Pranic Healing, Shiatzu…) e di psicoterapia ad indirizzo transpersonale.


Quali sono le motivazioni che stanno portando l’umanità incontro a una psichiatrizzazione di massa: assunzione di psicofarmaci, problemi relazionali ed emozionali, aumento delle malattie psichiche o presunte tali ecc.?
Il diffondersi di tali disagi è strettamente correlato con la crisi di identità e valori della società contemporanea: la spinta materialistica e consumistica, lo sviluppo di comunicazione iper tecnologiche e disumanizzanti, l’analfabetismo emozionale, la chiusura nel privato e il distacco dalla rete comunitaria, l’allontanamento dall’etica e dalla sacralità della vita.
Gelare tutto ciò in una grossolana cornice diagnostica e fare una conseguente prescrizione farmacologica determina questa “psichiatrizzazione di massa”; laddove l’atteggiamento dipendente e la compulsione verso il farmaco del paziente-cliente si coniuga con l’esercizio di potere di una certa classe medica e con le smodate pressioni delle multinazionali del farmaco per allargare ulteriormente il mercato e gli utili. L’intrusione avviene nelle fasce adolescenziali ed infantili, e tale modello psichiatrico adombra oscure strategie di controllo e di manipolazione del disagio psichico sociale.

Quali sono i percorsi alternativi possibili per uscire da quelli che tu chiami stati di "sofferenza" (mentale ed emozionale)?
Il momento più importante è proprio quello del recupero della capacità dell’ascolto e dell’accoglimento interiore, del rivolgimento a parti emozionali, mentali e psichiche abbandonate e rifiutate. È una via graduale, inizialmente difficile da integrare, anche perché così desueta nella nostra epoca del “tutto, subito, senza sforzo e senza dolore.” In questo senso la psicoterapia deve essere guidata da un’apertura di cuore, da una risonanza intima di amorevolezza, di dolcezza, da una presenza radicante ed accompagnante che disvela e conclama la centratura nella nostra anima: alla fine la psicoterapia è proprio questo: una “cura dell’anima”, una “cura mediante l’anima”, per ritrovare la nostra verità, per restituirci alla fedeltà a noi stessi.
Per meglio indirizzarci a questa restituzione ci si può inoltre riferire a tecniche mutuate dalla pratica meditativa e da approcci di auto-cura energetica.

Quali consigli si possono dare a chi sta scivolando in uno stato psichico patologico?
Gli direi con umiltà i cercare l’aiuto di qualcuno che possa aiutarlo temporaneamente nel decodificare i segnali del suo disagio, nel capire il senso, cogliendo così l’opportunità di riorientare la sua vita. Gli direi di scegliere con accortezza uno specialista che non instradi verso l’utilizzo del farmaco, ma che sia disposto e preparato alla via psicoterapeutica e ad un approccio olistico.
Gli direi infine di riferirsi a dei gruppi di auto aiuto, dei gruppi tra “pari” in cui è possibile trovare importanti condivisioni, scambi e supporto reciproco, partendo da similari esperienze di sofferenza.
Quali stili di vita possono aiutarci a mantenere un equilibrio psicofisico e relazionale?
Produrre buoni pensieri, avere buone emozioni, dire parole buone, fare buone azioni: sorridere a se stessi, agli altri, al mondo. E salutare con il cuore bene-dicente. Portare gioia nella vita: amare, lavorare e pregare. Non uccidere, neanche gli animali: diventare vegetariani, ancor meglio Vegan.
E infine non dimenticare che chi punta sulla pastiglia, la salute non la piglia!

 

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Categorie: Alimentazione e salute,Critica al Sistema Sanitario

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