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Il Sentiero Sottile nello Spazio - Storia di un Albero Sacro

Ebe Anna Navarini - 11/10/2012




In ogni contesto culturale sviluppato dalla nostra specie (una delle innumerevoli specie presenti sul pianeta, miliardi di miliardi, tutte connesse da un sottile filo viola, lo Spirito della Natura) si trovano tracce di una visione arcaica animista, olistica, assiepata in un unico grande Mistero che va dall’embrione alla stella, passando appunto per l’uomo. 

Un possibilità di parlare con il Grande Spirito (ad esempio secondo i nativi americani) era per tramite degli Uomini Sacri i quali erano i giusti, i guaritori, saggi al di sopra delle parti, in grado di comunicare con gli Elementi e la Madre Terra ed appunto il Grande Spirito. 

In ogni piccolo gruppo si trovava una figura del genere che per eccellenze interiori riconosciute dal suo gruppo, ragione per cui diveniva Uomo/Donna Sacra, poteva disporre anche del privilegio di una postazione lontana dal gruppo. 

Una posizione particolare dalla quale comunicava con il Grande Spirito, il quale lo guidava direttamente facendo di lui, Uomo Sacro, il portavoce di Sé medesimo, nel gruppo.

Nel corso di questa descrizione chissà a quanti personaggi di nostra conoscenza abbiamo pensato e qualcuno di noi avrà sicuramente anche pensato a sé stesso come Uomo/Donna Sacro/a, soprattutto per il ruolo di potere che a questa figura ‘sociale’, normalmente si accredita. 

E qui sta il grave errore. Errare indica anche il vagabondare senza meta, alla ricerca di un punto di appoggio, privi di un Centro di Gravità Permanente (!!) che ci permetta di essere giusti e saggi ma attenti Osservatori e pieni di rispetto. 

Ma il Giusto non cerca punti di appoggio all’esterno di sé stesso, ma in sé stesso. Il problema del potere che diviene prepotenza è il seme al quale dobbiamo guardare per riconoscere il pessimo risultato al quale l’Umanità è giunta, a partire dalla Rivoluzione Industriale, in questi ultimi vent’anni. 

La Potenza che è una virtù naturale di alcuni individui che ne usano con parsimonia e soprattutto consapevolezza, è una qualità silenziosa ed in ascolto, in Osservazione. Non s’impara, non ci sono Lauree, Dottorati, né crediti nè denari per l’acquisto ma molto spesso viene confusa con il suo ‘lato oscuro’ il potere (aspetto minore e di basso profilo).  

Esiste un Albero, un bellissimo Albero davvero Potente, sull’angolo di una casa in una città, il quale si trovava, circa 70/80 anni fa sul ciglio di un piccolo corso d’acqua d’irrigazione che procedendo, arrivava ai campi. Era un corso d’acqua abitato da trote e anguille e chissà quanti altri esseri viventi.

Era stato piantato inizialmente solitario, segnala infatti un Angolo (quasi quasi fosse una ‘pietra miliare’ vegetale, come indicasse un cambio di visuale, uno scarto di prospettiva. Ed in effetti in corrispondenza di quell’albero, il corso d’acqua cambiava lievemente la sua direttrice inclinandosi per raggiungere i campi e le risaie che attendevano l’acqua, nella stagione giusta.

Essendo un Albero femmina, in autunno produce grossi frutti di colore giallo verdastro con un delicato profumo d’agrume che si diffonde tutt’intorno, ma appartiene al gruppo delle Moraceae. I suoi frutti, sorprendenti per la struttura della buccia rugosa/gibbosa, curvilinea, con piccole volute e circonvoluzioni, lievemente pelosa, sono piuttosto  grandi ma, soprattutto se maturi sono molto leggeri per via della struttura interna spugnosa, anche se cadendo da notevoli altezze (8/10 metri) producono un ben udibile suono sordo. Questi frutti non sono commestibili ma sacri (come spiegheremo oltre).

Questo bellissimo e rarissimo albero (pochissimi esemplari nella città capoluogo) si chiama Maclura Pomifera, dal nome del botanico che la classificò alla fine dell’800. Ha una chioma meravigliosa con grosse e potenti ramificazioni dotate di aculei, ragione per cui viene impiegata come siepe antrintrusione e/o per tracciare un confine.

Da non trascurare le proprietà erboristiche: potente antinfiammatorio e fungicida ed antiossidante, qualità note soprattutto nel nord degli Stati Uniti, luogo d’origine dell’Albero, non casualmente collegate alla figura solenne di cui parleremo: l’ Uomo della Medicina della tribù Osage

Ha una stupenda corteccia curvilinea, negli anfratti di crescita della quale, si intravede un color giallo zafferano/arancio e nel suo insieme emana una grande Solennità. Sembra di trovarsi al cospetto di una persona con silenti qualità particolari ed importanti. 

Nel luogo in cui si trova, oggetto della nostra descrizione, è circondato da persone che vorrebbero abbatterlo (è stato ‘piantonato’, il massimo per una pianta! … per impedirne il taglio immotivato anni fa, dalla sottoscritta) per le più svariate ragioni: a causa della caduta dei frutti o dei suoi aculei (presenti solo sui rami non sul tronco) o per via dell’ imprescindibile asfaltatura che deve essere fatta comodamente proprio di quell’angolo di marciapiede che lo lambisce o perché quando perde le molte foglie vanno raccolte o perché a qualche brillantone viene in mente di recintare e recintare e stravolgere completamente l’originale assetto botanico/storico di questa parte di città, per l’appunto, ormai perduto!

L’unica triste protagonista di questo singolare caso, pare essere la diffusa e arrogante ignoranza ed indifferenza per la bio-diversità e la Bellezza naturale in quanto tale, semplicemente.

Questo albero meraviglioso di origine nord-americana è il soggetto principale di una storia della Creazione, unitamente all’ Uomo Sacro della tribù aborigena degli Osage, dalla tribù di nativi americani infatti deriva il nome con il quale è noto negli Stati Uniti: Osage Orange Tree.

La storia narra di un anziano Uomo della Vita (Medicina) appartenente alla tribù, che egli amava e dalla quale era amato e stimato profondamente.

Naturalmente, egli era il portavoce delle conoscenze che gli erano state trasmesse da Wakontanka - Creatore del mondo e di tutte le cose al di sopra, al di sotto e che si trovano sulla della Madre Terra

L’Uomo Sacro, che conosceva le cose del mondo e comunicava direttamente con  Wakontanka, desiderava divenire Perfetto dinnanzi a Lui ed essere pronto per la rivelazione delle più alte e misteriose conoscenze, che gli avrebbero consentito di divenire suo Figlio prediletto e quindi essere in grado di aiutare al meglio la sua Gente. 

Wakontanka riconosceva che Egli divenisse suo figlio prediletto ed acconsentì al completamento della sua formazione spirituale.

Tuttavia per poter apprendere direttamente da Wakontanka, era necessario che Egli si recasse in un luogo solitario ed appartato dove apprendere direttamente dalla Voce Solenne, gli Insegnamenti.

Avendo comunicato questo temporaneo distacco alla sua gente, questa ne fu felice e dolente, consapevole del fatto che la Saggezza sarebbe mancata dal villaggio ma felice che l’Uomo Sacro divenisse in quel modo, il Figlio Prediletto di Wakontanka.

Egli quindi si avviò verso il luogo lontano e solitario ed iniziò l’apprendimento dei Misteri da parte della Voce Solenne e procedette felicemente nel suo completamento ricevendo messaggi di Perfezione direttamente Wakontanka.

Accadde che uomini malvagi si trovassero a passare in quel luogo appartato e che per semplice ignoranza, vedendo un uomo anziano solitario in un luogo sperduto, pensassero che si fosse appartato per morire e raggiungere Wakontanka; con questa convinzione decisero di voler accelerare per divertimento questo passaggio dalla vita alla morte. 

Era parte di questo gruppaccio un uomo della stessa tribù Osage, il quale comunicò agli altri che il terreno sul quale si trovavano era Sacro e nonostante avesse riconosciuto l’ Uomo della Vita, tuttavia non fece nulla per evitare la sua fine. 

Uno di essi, particolarmente malvagio, decise di staccare lo scalpo dalla testa dell’ Uomo Sacro e di strappare il suo cervello dalla sua cavità, gettandolo nel bosco. 

Mentre veniva eseguito questo gesto malvagio sul Corpo dell’Uomo Sacro Wakontonka, ci furono tuoni e fulmini causati alla Sua ira funesta, ma laddove cadde il cervello dell’Uomo Sacro nacque immediatamente un Albero ed i suoi frutti erano come parte del luminescente cervello dell’ Uomo Sacro, così amato da Wakontonka. Questo Albero era l’Osage Orange Tree, la Maclura Pomifera!

A seguito di questa visione l’uomo malvagio confessò alla Tribù Osage ciò che aveva fatto e per significare la consapevolezza di quanto colpevolmente avesse agito egli punì sé stesso  tagliandosi le braccia. In seguito coloro che si resero colpevoli di tale inutile sacrificio vagarono senza scopo errando disperati. A chiusura della storia gli Osage pongono questa invocazione di pace e memoria:

AHO MITAKUYE OYASIN AHO

In questa antica e profonda simbologia dell’Illuminazione di un Uomo che prende Vita nel corpo di un Albero Sacro e soprattutto nei suoi bellissimi frutti, ravvediamo il mònito rivolto a coloro che ad esso si rivolgano con malvagità o superficialità auspicando che si diffonda la sacralità di questo albero meraviglioso.

Dobbiamo rapportarci a questi esseri viventi come se stessimo leggendo il Libro della Vita (come ci dice D. Holmgren), la Natura stessa, nel nostro atto di Osservazione ed Interazione con Essa (v. i 12 Principi, non astrattamente, ma inizialmente rivolti a noi stessi e quindi, dopo profonda assimilazione, al Mondo).

Alla prossima storia e per ora Buona Vita!

Ebe Navarini 

 

 

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Categorie: Decrescita


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