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L’approccio green di un’azienda

Quali sono gli aspetti intangibili che fanno la differenza? Come l’organizzazione di un’azienda e il suo clima aziendale la rendono più efficiente?

Fabrizio Cotza - 13/02/2017




Nel parlare di aziende “green” il pensiero va subito alla capacità di creare sviluppo sostenibile: efficienza energetica, riduzione dei rifiuti, basso impatto ambientale.

Ma questo approccio lo si può tranquillamente applicare anche all’interno dell’azienda, su quelli che vengono chiamati i fattori “intangibili”, dove l’ambiente è dato dal “clima aziendale”, i rifiuti sono rappresentati dagli sprechi e l’energia non è quella consumata da macchinari e infrastrutture, bensì è quella “vitale”, che ciascuna persona possiede e dovrebbe custodire.

Vediamo dunque come rendere un’azienda green su questi aspetti.

 

Le relazioni interne e il “clima aziendale”

Uno degli aspetti più sottovalutati nelle aziende, ma più impattanti in termini di “sostenibilità”, è la qualità dei rapporti tra colleghi, tra titolare e collaboratori e tra soci. Le cause di una scarsa qualità nelle relazioni interpersonali possono essere molte, qui ne riassumeremo le principali.

1. Nessuna (o scarsa, o fittizia) definizione dei veri valori da preservare all’interno del gruppo.

Sebbene alcune aziende abbiano creato la cosiddetta “carta dei valori”, sono davvero poche quelle che poi verificano o si assicurano che questi valori siano realmente rispettati da tutti.

Eppure la gran parte dei conflitti, soprattutto tra colleghi, nasce proprio da questa confusione: bisogna dire sempre la verità al cliente (a costo anche di perderlo) oppure è meglio puntare al profitto? Ricerchiamo l’eccellenza a tutti i costi o puntiamo più sulla velocità di consegna? Riteniamo che i fornitori debbano avere i nostri stessi valori, o ci basta che ci diano quello che ci serve?

In azienda vige la meritocrazia (con incentivi economici) oppure tutti devono ricevere lo stesso trattamento?

Forse vi stupirà, ma non esistono valori giusti o sbagliati da perseguire, l’importante è definirli ed essere poi congruenti con ciò che si dichiara, sia all’interno che all’esterno.

2. Selezione del personale fatto esclusivamente sulla base di competenze tecniche, senza prendere in considerazione le competenze relazionali.

Quanto impatta il carattere delle persone sul clima interno? A parità di competenza, c’è differenza tra una persona polemica, nervosa e maleducata, rispetto a una collaborativa, responsabile e serena?

Eppure l’aspetto caratteriale è quello più trascurato in fase di selezione, con la falsa idea che la persona si manifesterà per quello che è solamente una volta inserita. Ovviamente un colloquio ben fatto o un test psicologico non ci forniscono certezze assolute, ma è anche vero che alcune caratteristiche più spiccate si possono individuare prima dell’assunzione.

Di certo se la selezione viene fatta frettolosamente o vedendo una rosa di pochi candidati, la probabilità di inserire persone non in linea con lo spirito aziendale cresce esponenzialmente.

3. Pessima comunicazione interna, informazioni superficiali, scarsa fiducia nella delega.

Molto spesso la causa di piccoli o grandi conflitti interni è da ricercarsi nella modalità in cui sono organizzate e gestite le comunicazioni interne.

Ad esempio la mancata pianificazione di momenti dedicati allo scambio di informazioni o di proposte, quali brevi riunioni o incontri a due. Si pensa che tutto possa essere trasferito mentre si fa altro (“tanto lavoriamo nello stesso ufficio!”) e questo genera una serie di incomprensioni, che poi si manifesteranno come errori.

Molto spesso lo sbaglio diventa a sua volta causa per una scarsa fiducia, innescando un meccanismo perverso che porta a lavorare separati.

E, per chi ha ruoli di responsabilità, senza delegare parti del proprio lavoro, ritrovandosi così a essere sovraccarico, nervoso e spesso a sua volta poco efficace.

Gli sprechi aziendali e l’energia vitale

Da questi 3 punti iniziali spesso derivano anche gli sprechi aziendali, che sono equiparabili ai rifiuti che un’azienda crea e che poi impattano sull’ambiente stesso. Anche in questo caso vi sono molte varietà di sprechi, dai più evidenti a quelli più nocivi, poiché microscopici ma numerosi.

1. Scarsa organizzazione o confusione di ruoli.

Non basta scrivere un nome dentro una casella dell’organigramma, per chiarire davvero cosa ci si aspetta da lui, quali saranno i flussi organizzativi da seguire e le regole da rispettare. Se manca un breve manuale per ciascun reparto, che venga di volta in volta aggiornato con le procedure più idonee, si rischia che ciascuno si crei il proprio metodo di lavoro.

Il che è sempre un rischio. Anche perché in caso di errore come si fa a risalire alle vere cause, senza finire nel vortice delle accuse reciproche?

2. Nessuna definizione degli standard.

Lo standard di un’azienda è dato dalla migliore prestazione sempre ripetibile. E, di conseguenza, lo standard percepito dal cliente è quello relativo alla peggiore prestazione, anche se avviene una volta sola, o su un solo prodotto. Se lo standard non viene definito chiaramente dall’alto, tale compito viene inconsapevolmente affidato alla soggettiva percezione di ogni singola persona che lavora in azienda.

Immaginate un ristorante che abbia in sala camerieri ignari dello standard richiesto dal locale. Uno si presenterebbe in bermuda e infradito, un altro in giacca e cravatta, un altro ancora in jeans e maglietta.

Che percezione ne avrebbe il cliente? Di un locale elegante, informale o di basso livello? E in base a cosa si potrebbe definire quali camerieri si sono vestiti in maniera inadatta?

Lo spreco, in questo caso, sarebbe per esempio dato dal marketing investito inutilmente per dare ai potenziali clienti un’idea di quello che avrebbero trovato, che poi non collima nella realtà. Oppure tutte le infrastrutture create per trasferire un’immagine che poi viene vanificata da uno standard inferiore rispetto alle attese.

3. Errori piccoli ma ripetuti, incompetenze specifiche, vecchie abitudini nel modo di lavorare.

Immaginate di avere un rubinetto che perde, una goccia al secondo. Parrebbe poca roba, rispetto a un’unica secchiata d’acqua gettata via. In realtà i veri sprechi sono quelli che paiono insignificanti, e che per questo nessuno gestisce. Immaginate un’affidabile e storica amministrativa, che però nel corso degli anni non si sia mai aggiornata a livello informatico.

Al punto che per ogni operazione da fare con excel ci mette il triplo del tempo necessario. Arriverebbe ad essere presto “pienissima di lavoro”, e voi dovreste assumere una seconda persona. Un classico spreco dovuto al fatto che non è stato programmato l’aggiornamento delle competenze di chi lavora con noi.

Oppure piccoli errori che si ripetono perché non si ha il tempo di scoprire la vera causa di quegli errori (per esempio un gestionale ormai obsoleto, o una scheda lavori impostata male in origine).

Ovviamente, all’interno di un gruppo di lavoro il cui clima non sia dei migliori e gli sprechi (o gli errori) siano quotidiani, ciò che ne fa le spese è l’energia… vitale. Così come un’azienda green cerca fonti di energia alternative e più “pulite”, così un’azienda sana dovrebbe sempre salvaguardare l’energia vitale di chi vi lavora all’interno.

L’errore più diffuso è quello di sopperire alla mancanza di qualità con la quantità di ore lavorate.

Vi sono studi recenti, davvero molto interessanti, che confermano quanto istintivamente sapevamo già: lavorando meno ore aumentano le prestazioni e i risultati.

Per non disperdere energia vitale è anche necessario rimanere focalizzati sullo “scopo” di quel che facciamo in azienda. Purtroppo la tendenza moderna è quella di focalizzarsi solamente sugli obiettivi da raggiungere, trascurando il “perché” sono da raggiungere. Per usare una metafora potremmo dire che l’obiettivo è andare in vacanza in un bel posto di mare, trascurando il motivo per cui ci si va (rilassarsi? Fare sport? Divertirsi?).

Senza uno scopo ben chiaro ogni obiettivo diventa solo una causa di stress o di frustrazione. Di conseguenza, a partire da chi guida l’azienda, e poi a cascata su ogni reparto e ruolo aziendale, andrebbe fatto un lavoro di ricerca più profonda di cosa ci spinge, ogni mattino, ad alzarci dal letto per andare al lavoro.

Se la risposta è solo “lo stipendio”, allora l’energia vitale verrà consumata molto velocemente e purtroppo ricrearla non sarà molto semplice. Quindi, siate green in tutto: nei confronti dell’ambiente, degli altri e di voi stessi!

 

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Articolo tratto dalla rivista nr. 47


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