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La mia scuola è diversa

Le scuole alternative nel mondo: un altro modo di imparare a misura di bambino

Andrea Bizzocchi




Il principio fondamentale dell'educazione dovrebbe essere quello del “tirare fuori” quella conoscenza che ognuno di noi ha già dentro. Il verbo educare, dal latino ex ducere, significa infatti “far venire fuori”.

La scuola tradizionale condiziona a credere che la “conoscenza” sia semplicemente l'apprendimento di ciò che ci viene detto che dobbiamo imparare.

Se mancano una reale capacità e volontà di mettere in discussione, tutto appare normale: anche un insegnamento “frontale” come quello vigente nella “normale” scuola dell’obbligo, anche materie trattate a compartimenti stagni che precludono una visione d’insieme e olistica di ciò che è la vita.

 

 

 

Nuove realtà in Italia e nel mondo

Il dato incoraggiante è che in Italia e un po’ ovunque nel mondo stanno nascendo realtà scolastiche alternative di ogni genere. La carrellata che segue non vuole esprimere giudizi in merito ma si propone unicamente di fornire uno spunto di riflessione e contestualmente allargare gli orizzonti mentali di quei genitori che per i propri figli non si accontentano più dell’ormai obsoleta istruzione tradizionale.

Ad Amsterdam sorge la “Steve Jobs School” il cui slogan è “la scuola che pensa diversamente”. Ispirandosi alla filosofia di vita del visionario fondatore di Apple, riduce l'approccio tradizionale al minimo e il percorso scolastico viene elaborato da un coach (non si usa il termine teacher) assieme all’alunno stesso e ai genitori.

Questo piano di apprendimento è soggetto a valutazione e rielaborazione ogni 6 settimane, sempre da parte del coach, dell’alunno e dei genitori. Concretamente l’insegnamento punta forte sulla tecnologia per cui «tutti i ragazzi hanno un iPad dotato di apps che li guida nel loro percorso di apprendimento. Ognuno al proprio ritmo».

In Svezia troviamo gli istituti di Vittra International School il cui slogan è “curiosità, rispetto, responsabilità, divertimento, energia". Vittra mette al centro il bambino, le sue esigenze, la sua creatività, il bilinguismo, la circolazione di idee e progetti in ambienti aperti e accoglienti.

«L’obiettivo è semplicemente di permettere ai ragazzi di diventare la miglior versione di sé per affrontare il mondo con fiducia ed entusiasmo» afferma la responsabile Carina Leffler. Dal vecchio continente al Nuovo, a Providence, nello Stato del Rhode Island, troviamo Big Picture Learning, conosciuta anche come “la scuola nel mondo reale”. La scuola non segue un programma scolastico classico ma piuttosto ogni ragazzo, affiancato da un mentor, si impegna unicamente in ciò che è il suo vero interesse, mentre le materie tradizionali sono un contorno allo sviluppo della sua passione.

AltSchool (Alternative School), nella Silicon Valley, rigetta l’insegnamento tradizionale passivo di fatti e nozioni per puntare sull’altissimo grado di tecnologicizzazione e sulla preparazione degli studenti a modalità come il problem solving o ai processi di goal setting.

«L'obiettivo è rendere i ragazzi preparati e flessibili a un mondo in continuo mutamento» dice il CEO Max Ventilla.

Approccio completamente diverso troviamo invece alla BrightWorks, che insegna ai ragazzi tutto ciò che è “pericoloso”, come giocare con il fuoco, stare nella natura al freddo e al caldo, smontare e rimontare elettrodomestici.

Un concetto, su cui BrightoWorks punta, è instillare nei ragazzi il convincimento che l’apprendimento non avviene solo a scuola, ma sempre, in ogni momento e situazione della vita.

I ragazzi vengono incoraggiati a lavorare in team indipendentemente dall'età, dal sesso e dal proprio livello di sapere. Dice il suo fondatore Gever Tulley: «Vogliamo creare adulti forti e sicuri di se stessi, in grado di impegnarsi in prima persona per rendere il mondo un posto migliore anziché diventare consumatori compulsivi». Non si potrebbe essere più d’accordo.

Nelle campagne della Cambogia sorge Sra Pou Vocational School, che insegna mestieri e aiuta gli studenti (anche adulti) a sviluppare piccoli business al fine dell’innalzamento di un tenore di vita ancora molto precario. Ma il primo obiettivo è “creare comunità”, e non a caso la scuola è stata fisicamente costruita dagli abitanti stessi del villaggio e quando non ci sono lezioni viene utilizzata come municipio.

Le comunità si costruiscono anche così. A Wharoonga, in Australia, si punta tutto su un programma scolastico individuale per ogni ragazzo e gli studenti stessi avanzano proposte per migliorare il processo educativo e renderlo più piacevole e vicino al proprio sentire.

In Francia si trova la Marcel Sembat High School, la scuola più verde del mondo.

Qui le lezioni, salvo temperature particolarmente inclementi, si tengono all’aperto e il verde predominante ha uno straordinario effetto positivo sulla volontà di apprendimento e sulla capacità di attenzione degli studenti.

Alla Rosanbosch di Stoccolma addirittura si scalano montagne, si esplorano caverne, si parla con gli alberi, oltre a poter seguire lezioni di musica, arte e danza.

Sicuramente molti di voi conosceranno “Summerhill, la capostipite delle free schools”, fondata nel 1921 in Inghilterra da Alexander S. Neill. A Summerhill i bambini decidono per se stessi e “sono se stessi”: questo rispetto basilare dell’unicità della persona permette ai ragazzi di sviluppare una sana autostima.

Gli alunni sono liberi o meno di partecipare alle lezioni classiche, o altrimenti possono giocare, socializzare con i compagni, fare sport, essere creativi senza imposizioni né strutture gerarchiche imposte.

 

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Articolo tratto dalla rivista nr. 50


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