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La vita nel piatto

Siamo tutti interconnessi: alimentazione e ambiente, il nostro passato e il nostro futuro. A colloquio con Emina Cevro Vukovic

Emina Cevro Vukovic - 27/09/2017




Doppiamente Buono è un libro di alimentazione yoga: nel senso che pone l’alimentazione in un contesto più vasto che non sia la semplice nutrizione, ma anche un modo di essere, di consumare, di trovare un raccordo tra la nostra storia e il nostro futuro.

Un po’ biografico, un po’ manualistico, un po’ intimista. Molto yoga. Chi lo scrive è una yogini tantrica, scrittrice e giornalista, Emina Cevro Vukovic, da anni collaboratrice di «Yoga Journal». Non pone barriere tra la sua storia, la passione per l’alimentazione e quella per l’ambiente. Un esempio di cosa significhi essere yoga nella vita.

Cosa intendi con l’affermazione, nell’introduzione del libro, «Noi siamo quello che mangiamo»?

Noi e il mondo non siamo separati, tutto ci influenza: il clima, anche politico ed economico, gli amici, il lavoro che facciamo, la famiglia; in ogni istante il mondo intorno a noi cambia e noi con lui.

È questo l’insegnamento di Shiva Nataraja, il re della danza, il patrono dello yoga, ed è questo anche l’insegnamento del Buddha: l’interdipendenza.

Dunque, come ogni altra cosa, il cibo ci influenza. Alcuni cibi ci appesantiscono, altri provocano aggressività, altri suggeriti dalla tradizione yoga ci regalano stati mentali positivi: serenità, equanimità, pazienza. Siamo dunque anche il cibo che mangiamo, lo possiamo scegliere e costruire grazie a questo capitale di benessere. È una grande opportunità, che invito a non sottovalutare.

È chiaro a molti che cosa sia una posizione di yoga. È più difficile far capire il nesso tra questa e il resto della vita, tra cui l’alimentazione. Bisogna imparare a interiorizzare l’attenzione che poniamo nell’esecuzione di una posizione anche nelle scelte di nutrizione?

In Occidente la maggior parte delle persone conosce lo yoga per gli asana ma questi ne costituiscono soltanto una parte molto piccola. Occorre si rispettare yama e nyama, le regole morali, la principale delle quali è la non violenza.

Anche in cucina: senza l’attenzione a scegliere cibi ricchi di prana, l’energia vitale, e privi di violenza è difficile progredire. Inoltre la pratica yoga affina la capacità di sentire che cosa succede dentro il nostro corpo: questo ci permette di capire i nostri veri bisogni alimentari: per questo il libro propone degli esercizi di consapevolezza alimentare.

Una buona pratica yoga esce dal tappetino, si espande a tutta la vita, aumenta la capacità di affrontare le difficoltà e di gioire delle cose belle che ci circondano.

Nella seconda parte, il libro è dedicato ai menu stagionali, proponendo 56 menu completi con le ricette per pranzo e cena per una settimana per ognuna delle quattro stagioni, un aspetto a cui tieni molto.

Questo approccio viene dalla mia esperienza di “insegnante cuoca”. Nel passato alcune persone mi hanno chiesto di aiutarle a trovare uno stile alimentare più sano. Ho capito così che non bastano delle ricette, di cui esistono tanti libri: nelle famiglie è invece basilare l’esigenza pratica di avere un menù settimanale a cui ispirarsi, che aiuti a organizzare la spesa e a pensare “cosa cucino domani”.

Chi vuole adottare una cucina più sana e rispettosa del pianeta ha bisogno di capire cosa mettere in pentola a pranzo e a cena un giorno dopo l’altro, senza ripetizioni, senza troppa fatica, con piatti gustosi ed economicamente accessibili.

Grazie ai menù stagionali/settimanali posso suggerire come variare i cereali, come portare in tavola ogni giorno verdure diverse e di stagione, come alternare proteine di origine vegetale con quelle di origine animale.

Variare è fondamentale per assicurarci tutti i nutrienti di cui abbiamo bisogno e diminuire il rischio di sviluppare allergie. I menu settimanali non sono una novità: i nostri bisnonni li seguivano, vanno rivalutati.

Chiunque può cimentarsi nel diventare uno yogini tantrico, anche senza riuscire a toccarsi le punte dei piedi?

Lo yoga tantrico propone un disvelamento che non è legato a particolari abilità fisiche. Quando la rappresentazione che abbiamo di noi stessi scompare rimane la vita.

Chiunque sappia abitare con curiosità e meraviglia il proprio paradosso, chiunque sappia non asservire ma ascoltare il corpo nel silenzio, è uno yogi tantrico.

La perfezione non è necessaria alla salvezza. Lo stesso in cucina: basta essere rispettosi di sé, del pianeta e delle persone che lo abitano, consumando quel che serve con creatività.

Spero che chi leggerà il libro si entusiasmi per tutte le implicazioni possibili.

 

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Articolo tratto dalla rivista nr. 50


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Categorie: Alimentazione e salute

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