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Latte di mamma, un dono per la vita

Perché è importante allattare, come avviare bene l’allattamento, i disturbi più comuni e i rimedi

Linda Manduchi - 02/02/2015




 

 

Allattare al seno il proprio bambino rappresenta per molte mamme un’esperienza intensa che porta con sé tante domande.

Con l’allattamento inizia un capitolo nuovo della vita di relazione con il bambino, quello che gli si dona è molto di più di un cibo, è un nutrimento sia per il corpo sia per l’anima.

Se ci si sofferma sull’immagine di una donna che allatta quello che è evidente è l’abbraccio con il quale la mamma contiene il bambino e l’intensità dello sguardo con il quale essa lo osserva e allo stesso modo è contraccambiata. 

 

 

Perché è importante allattare? 

Partiamo dal concetto che fisiologicamente durante tutta la gravidanza, il corpo della donna si prepara e si modifica per svolgere dei compiti per i quali è “programmato”: tra i vari organi il seno si modifica e, verso le ultime settimane di gravidanza, si attiva parzialmente con la produzione di colostro a livello alveolare (gli alveoli si trovano nel tessuto ghiandolare del seno).

In seguito, con la nascita del bambino e il secondamento (espulsione della placenta), si attiva tutto il sistema ormonale che regola la produzione del latte (lattogenesi): tutta questa fase è regolata dagli ormoni.

Il primo alimento del bambino è il colostro: un concentrato di anticorpi, particolarmente zuccherino e lassativo per attivare l’intestino. Il bambino con la suzione, determina la produzione di ossitocina (l’ormone dell’amore) fondamentale per far contrarre l’utero materno e quindi prevenire eccessive perdite di sangue (emorragie) nel post-parto.

Poi sarà prodotto il latte, con caratteristiche specifiche, che rappresenta un alimento perfetto per il bambino, in quanto cambia caratteristiche in base ai giorni di vita del piccolo e addirittura durante la stessa poppata.

Il latte materno è facilmente digeribile grazie a un enzima da esso contenuto che si chiama lipasi. La lipasi svolge la sua azione quando il latte materno arriva nell’intestino consentendone una digestione più facile e un’assimilazione completa. Il latte materno protegge dalle infezioni gastrointestinali e respiratorie, e previene l’obesità: il bambino succhiando al seno consuma la quantità di latte sufficiente per quello che è la sua necessità in quel momento, mentre con il biberon molto spesso la quantità è superiore rispetto al fabbisogno. Inoltre con l’allattamento al seno il bambino impara ad autoregolarsi, anche in base alla composizione stessa del latte che, come abbiamo detto, varia a seconda delle stesse esigenze del bambino.

Con l’allattamento prolungato le donne hanno la possibilità di tornare in forma più velocemente e se, l’allattamento è vissuto serenamente, diventerà un ottimo strumento per creare una grande sintonia tra madre e bambino. L’allattamento al seno determina un’amenorrea da lattazione che nei primi sei mesi di vita (rispettando dei punti specifici e fondamentali) protegge da eventuali altre gravidanze.

Come avviarre bene l’allattamento 

Alla nascita, quando il bambino è accolto tra le braccia della sua mamma, è importante prolungare il contatto pelle a pelle. Quando il piccolo si è ben adattato alla vita e mostra interesse per il seno è opportuno attaccarlo il più precocemente possibile.

Come già detto, in questa prima fase, la produzione di latte è strettamente correlata alla produzione ormonale.

Il bambino fisiologicamente chiederà di attaccarsi spesso al seno e nella seconda, terza giornata arriverà la montata lattea. Dopo l’arrivo della montata lattea è fondamentale allattare frequentemente perché questo pone le basi di un buon allattamento: se il seno è svuotato frequentemente aumenteranno i recettori della prolattina con conseguente aumento della quantità di latte. In questa fase la produzione dipende da quanto il seno è svuotato dal latte, più viene svuotato più si mantiene un’adeguata produzione di latte. Se il bambino, per qualche motivo, non succhia efficacemente o non si attacca al seno, è fondamentale l’utilizzo di un tiralatte. 

Quali problemi si possono presentare?

I problemi possono essere diversi ed è importante poter osservare le dinamiche per dare delle indicazioni adeguate. 

È indispensabile non utilizzare ciucci e tettarelle finché l’allattamento non è avviato (possono anche non essere mai inseriti perché non necessari). I ciucci e le tettarelle possono creare degli ostacoli per un attaccamento corretto al seno: dal momento che la suzione al seno e quella del ciuccio o del biberon sono differenti, i bambini si confondono facilmente.  

Altri ausili quali i para capezzoli in silicone (che vengono proposti come facilitatori per il corretto attacco) non dovrebbero mai essere introdotti durante l’allattamento, in caso contrario è opportuno rimuoverli al più presto. Attaccare bene il bimbo al seno è fondamentale per la buona riuscita dell’allatamento: il piccolo deve spalancare bene la bocca in modo da ancorare il capezzolo e buona parte dell’aureola, non si devono osservare fossette nelle guance mentre succhia e la deglutizione deve essere udibile. 

L’unico modo per prevenire le ragadi è l’attaccatura corretta. 

Se il seno è svuotato poco frequentemente o quasi mai, si può infiammare, andando incontro a quello che è definito ingorgo oppure a una mastite, con seno duro, dolente, rosso, caldo e febbre anche importante. In queste situazioni è importantissimo agire tempestivamente con impacchi caldo umidi sul seno colpito, utilizzare la borsa dell’acqua calda, docce calde e subito dopo svuotare il seno attaccando il bambino oppure utilizzando il tiralatte o entrambi. 

Quando il seno è svuotato, i sintomi si alleviano e scompare così anche la febbre: non trascurando la situazione, è molto più semplice riportare tutto alla normalità in breve tempo. 

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Per prevenire e curare in modo naturale le ragadi al seno 

Tenendo presente che l’attacco corretto del bambino al seno è l’unico modo per evitare la formazione di ragadi, i paracapezzoli in argento sono un valido aiuto per prevenirle. I paracapezzoli sono efficaci in quanto utilizzano il naturale potere antibatterico e cicatrizzante dell’argento.

Ecco come si usano:  

1. Prima del loro utilizzo lavare i paracapezzoli con acqua e sapone neutro, inodore.

2. Iniziare a portare i paracapezzoli 7-10 giorni prima del parto e continuare a usarli per tutto il periodo dell’allattamento (min. 6 fino a 24 mesi)

3. Inserire i paracapezzoli fra il seno e il reggiseno e dopo ogni utilizzo — cioè dopo aver allattato il neonato — lavarli e/o pulirli accuratamente e reinserirli.

4. In caso non dovessero aderire bene, lasciare una goccia di latte intorno al capezzolo, per creare l’effetto ventosa.

5. Importante: utilizzare i paracapezzoli per tutto il periodo di allattamento. 

 

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Articolo tratto dalla rivista nr. 39


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Categorie: Critica al Sistema Sanitario,Naturalmente bambini e genitori




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