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Lavorare meno per lavorare tutti

Intervista a Francuccio Gesualdi, “inventore” del consumo critico

Daniel Tarozzi




Ero in viaggio da pochi mesi quando, nel gennaio 2013, giunsi con il mio camper a Vecchiano – in Toscana – dove aveva e ha sede il Centro Nuovo Modello di Sviluppo e dove abitava e abita Franco Gesualdi – per tutti Francuccio – allievo di Don Milani e “inventore” del consumo critico.

Mi ricevette nel suo studio e cominciammo subito un appassionato dialogo. Dopo oltre tre ore lasciai la sua casa arricchito professionalmente e umanamente.

A distanza di quattro anni le sue parole sono per me quanto mai attuali. Ho quindi deciso di riproporle ai lettori di “Vivi Consapevole“ sperando che le trovino altrettanto interessanti.

Tutto ha avuto inizio da “normali” missioni di volontariato. Dopo varie esperienze all’estero – soprattutto in Bangladesh – e in Italia, Gesualdi decise di concentrarsi sull’accoglienza. Si rese subito conto, però, che l’assistenza diretta non era sufficiente e che se avesse lavorato sulle cause dell’impoverimento del Sud del mondo avrebbe ottenuto un duplice risultato: migliorare la condizione dei “Paesi poveri” e mitigare l’ingiustizia che contraddistingue il nostro Paese.

Via via che approfondiva gli studi comprese che la povertà era funzionale a questo sistema.

Come è nato il consumo critico

«Ci siamo chiesti – mi raccontò Gesualdi – che cosa potevamo fare per cambiare le cose e abbiamo capito che la chiave risiedeva nei nostri consumi quotidiani.

Le responsabilità delle ingiustizie e dello sfruttamento del Sud del mondo ricadono in gran parte sulle spalle delle imprese. Nel 1990 pubblicammo il primo testo che affrontava questi temi: Lettera a un consumatore del Nord.

Mancava ancora un tassello, però, che sviluppammo negli anni seguenti: quello del consumo critico che ci induceva a orientarci e orientare verso la scelta di prodotti equo solidali, pur sapendo che avremmo dovuto confrontarci col boicottaggio delle imprese che non seguivano determinati criteri.

Nel 1996, finalmente, uscì la nostra prima Guida al Consumo Critico. Fino a quel momento questa locuzione, oggi in voga, non era nota e non era utilizzata».

Gesualdi e il suo gruppo, però, non smisero di studiare, e portando avanti le loro analisi si resero conto che per creare un mondo sostenibile per tutti andavano presi in considerazione sia i fattori ambientali che quelli della giustizia e dell’equità.

«Oggi si stanno scontrando due poteri: da un lato la finanza, che vuole che la gente non spenda e non si indebiti per arricchire i soliti noti. Dall’altra il vecchio capitalismo che vuole che i consumi aumentino sempre e non si preoccupa delle conseguenze che questi possono avere sul Sud del mondo o sul Pianeta.

Ecco perché bisogna costruire un Nuovo Modello di Sviluppo 4 che superi queste due logiche perverse. Sta a noi dimostrare che si può creare un sistema sobrio che però garantisca la piena partecipazione lavorativa.

Ripensare il concetto di lavoro

Ecco perché cambiare stili di vita è necessario, ma non è sufficiente. Dobbiamo cominciare a ripensare il concetto di “lavoro”. «Due secoli di capitalismo ci hanno convinto» che l’unica strada per la sopravvivenza passi per la vendita del proprio tempo.

Oggi si identifica il termine lavoro con quello di “lavoro salariato”, ma non dev’essere necessariamente così. Il fai da te, l’autoproduzione del cibo o del vestiario, il saper fare non sono monetizzabili, ma ci liberano dalla dipendenza dal danaro. Sono attività che richiedono lavoro e soddisfano bisogni primari.

Se aumentiamo questo tipo di attività, possiamo ridurre il lavoro salariato. Il famoso “lavorare meno lavorare tutti”.

In questo momento storico ci sono migliaia di persone disoccupate e migliaia di persone che devono soddisfare i loro bisogni primari. Dobbiamo far incontrare queste due necessità.

Invece che chiedere denaro, potremmo chiedere tempo e competenze. Queste sono la vera ricchezza dell’essere umano».

E non è tutto. Secondo Gesualdi: «Le persone che governano questo mondo sono patologiche. Giustificano sempre le proprie azioni, convincendosi che sono necessarie. Per costruire dobbiamo prima destrutturare, liberandoci di questo modello culturale che condiziona ogni nostra azione. Per cambiare il mondo, quindi, dobbiamo cambiare noi stessi».

Non ci resta, quindi, che vivere in modo consapevole!

 

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Articolo tratto dalla rivista nr. 49


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Categorie: Politica e Informazione,Decrescita

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