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Mangiare a chilometro zero: la dieta della 100 miglia

Dai Locavori d’oltre oceano ai mercati contadini nostrani, passando per i ristoranti dai “menù a chilometro zero”: la riscoperta del cibo locale. Tratto dal Consapevole 17.

Monica Di Bari - 09/02/2009




Il seguente articolo è tratto dalla rivista Consapevole 17 ottobre/dicembre 2008.

Dai Locavori d’oltre oceano ai mercati contadini nostrani, passando per i ristoranti dai “menù a chilometro zero”: la riscoperta del cibo locale.

A San Francisco i Locavori (The Locavores) rispettano una nuova “disciplina” alimentare: si nutrono esclusivamente di prodotti ‘locali’, frutta e verdura di stagione, ad esempio, ma coltivata a meno di 160 Km dal proprio piatto. Locavores: una provocazione che in pochi mesi è diventata uno stile di vita; tanto da ritrovare questa parola come vocabolo dell’Oxford American Dictionary 2007. L’espressione Locavores è stata utilizzata per la prima volta da Jessica Prentice la quale, nel 2005, ha felicemente sperimentato, con un gruppo di amici, la possibilità di alimentarsi con prodotti provenienti entro un raggio di 100 miglia da San Francisco.

E proprio a San Francisco si è recentemente conclusa (29-31 agosto 2008) la prima edizione di Slow Food Nation che ha radunato più di 60.000 tra visitatori e illustri militanti del buon cibo: tre giornate dedicate – per la prima volta negli Stati Uniti – al gusto di assaporare un cibo offerto da produttori rispettosi dell’ambiente, dei cicli stagionali e promotori di un consumo locale che limiti al massimo le ‘food miles”. Presenti Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, Vandana Shiva, scienziata e ambientalista indiana vincitrice del Premio Nobel Alternativo per la Pace nel 1993; Eric Schlosser, giornalista e autore del libro inchiesta Fast Food Nation (Net,2002), Alice Waters chef, scrittrice, vicepresidente internazionale di Slow Food. A parte da padrone è stato il grande mercato con 60 contadini californiani, in cui i visitatori hanno acquistato direttamente dal produttore; dietro le bancarelle è stato recuperato un grande orto, il Victory Garden, nel cuore del Civic Center di San Francisco, coltivato nello stesso luogo dove sorgeva più di 60 anni fa, durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il cibo sotto casa
Negli Stati Uniti, i pionieri della “dieta delle 100 miglia” (100 miles diet) sono Alisa Smith e James B. MacKinnon, due giornalisti che per un anno, nel 2005, hanno mangiato solo alimenti coltivati vicini alla loro casa di Vancouver, Columbia Britannica Canadese. Alisa e James raccontano l’esperienza in un libro pubblicato negli Stati Uniti nel 2007, ancora non tradotto in Europa: The 100-Mile Diet: A Year of Local Eating (Random House Canada). “Un solo supermarket oggi può vendere 45.000 prodotti diversi –scrivono gli autori – ogni anno negli Stati Uniti vengono introdotti 17.000 nuovi prodotti alimentari. Eravamo già qui nella moderna cornucopia dell'abbondanza, e quasi niente veniva dalla gente o dal paesaggio che ci circonda. Come è arrivato qui il nostro sistema alimentare?”. Il libro guida alla riscoperta delle verdure nell’orto, dei germogli nei parchi, nei fossi e anche vicino alla superstrada, descrivendo con soddisfazione le risorse che la terra può ancora generosamente offrire.

Sempre nel 2007 esce Animal, Vegetable, Miracle (Harper Perennia): un vero best seller, in cui l’autrice Barbara Kingsolver racconta l’esperienza di dodici mesi trascorsi in campagna, nella Virgina sudoccidentale, con la famiglia, coltivando frutta e verdura e allevando animali. “Questa – scrive la Kingsolver – è la storia di un anno nel quale abbiamo fatto ogni sforzo per nutrirci di animali e vegetali dei quali conoscevamo la provenienza, e di come la nostra famiglia è cambiata in quel primo anno di deliberato consumo del cibo prodotto nel posto in cui lavoravamo, andavamo a scuola, simpatizzavamo con i vicini, bevevamo l’acqua e respiravamo l’aria”. Celebrato anche durante la Slow Food Nation è Renewing America’s Food Traditions (2007) dell’etnobotanista Gary Paul Nabhan: un appello alla salvaguardia delle regioni culinarie indigene statunitensi minacciate dalle multinazionali dell’agribusiness; fondatore di Native Seeds/SEARCH – organizzazione senza scopo di lucro per la conservazione dei semi tradizionali che legano al suolo i Nativi Americani – Gary Paul Nabhan, nel 2000, si è alimentato con prodotti entro un raggio di circa 400 km dalla sua casa in Arizona. Negli Stati Uniti, patria dell’omologazione del cibo veloce e senza storia, il termine “food miles” è diventato uno slogan ambientalista; è l’unità che misura la qualità del cibo: consumo locale significa minor tragitto per spostare i prodotti, riduzione delle emissioni di CO2, cibi più freschi e saporiti. Negli ultimi 10 anni si è verificato una aumento del 58% dei farmers market, i mercati e i piccoli produttori locali: oggi sono 4.385, presenti in città come New York, Los Angeles, San Francisco.

Mangiare a chilometri zero
E in Italia? Un pasto medio può percorrere più di 1.900 km in camion, nave o aeroplano prima di arrivare in tavola.
Secondo un’indagine della Coldiretti un vino australiano per giungere sulle tavole italiane deve percorrere oltre 16mila chilometri con un consumo di 9,4 kg di petrolio e l’emissione di 29,3 kg di anidride carbonica, mentre la frutta dal Cile deve volare per 12mila chilometri con un consumo di 7,1 kg di petrolio, liberando 22 kg di anidride carbonica. Il prezzo finale del prodotto è condizionato dal caro-petrolio, ma anche dai costi della logistica che incidono per il 35% sui costi di distribuzione dell’ortofrutta. È proprio grazie a una raccolta firme della Coldiretti che quest’anno in due regioni italiane, Veneto e Calabria, le amministrazioni si sono attivate approvando leggi a favore dei cibi “a chilometri zero”, promuovendo prodotti locali in mense, ristoranti e anche nella grande distribuzione, con l’obiettivo di combattere i rincari dovuti all’aumento del costo del petrolio e l’impatto sul clima provocato dall’emissione di gas serra dei mezzi di trasporto. Il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato un provvedimento (Legge regionale 25 luglio 2008, n. 7 BUR n. 62/2008) per sostenere con i consumi istituzionali il cibo prodotto sul territorio. Secondo i dati Inea (Istituto nazionale di economia agraria) il Veneto è la seconda regione in Italia per importazione di prodotti agricoli dall’estero. E pensare che in questa regione si producono ben 38 vini Doc, Docg, Igt, 366 prodotti tradizionali iscritti all’elenco del Ministero delle Politiche Agricole, 21 prodotti Dop/Igp; inoltre l’agricoltura veneta produce frutta, latte e formaggi, carne, uova, vino e zucchero in quantità superiore al fabbisogno dei quasi 5 milioni dei suoi abitanti. Da Padova, grazie al sostegno di Coldiretti Veneto, è partita anche l’idea dei ristoranti “a chilometri zero” che propongono cibi locali e materie prime reperiti in un raggio massimo di 100 km. Un vero e proprio marchio quello dei “Menù a km 0” che identificano un nuovo stile gastronomico, nel rispetto della natura e della stagionalità.
L’osteria “Vitanova” di Padova è stata la prima a ricevere il marchio adesivo “km 0” grazie alle schegge di grana padano (km 29), alle scaglie di formaggio asiago (km 27), alla bruschetta con olio d’oliva (km 28) al radicchio fior di Maserà (km 16) e al vino Colli Euganei (km 27). Per ora la certificazione “km 0” riguarda 16 ristoranti veneti, (si veda
www.coldiretti.it/veneto) ma l’esperimento sta coinvolgendo trattorie, osterie e locali in tutta Italia. A settembre Il Parco Nazionale dell’Appennino tosco emiliano (www.parcoappennino.it) in collaborazione con le federazioni Coldiretti di Massa, Lucca, Reggio Emilia e Parma ha proposto una competizione tra ristoranti che hanno sede nei comuni del Parco. Il concorso premierà i migliori ‘menu a chilometri zero’: i partecipanti dovranno proporre specialità locali e prodotti di stagione cucinati secondo ricette tradizionali, capaci di valorizzare il patrimonio gastronomico locale.  

La filiera corta e i Mercatali in Toscana
Anche la regione Toscana ha promosso il progetto FILIERA CORTA – Rete regionale per la valorizzazione dei prodotti agricoli toscani; con delibera di Giunta Regionale n°335 del 14/05/2007 ha stanziato 3 milioni di euro per avviare 36 iniziative di promozione, 14 spacci gestiti in forma associata da imprenditori agricoli con apertura quotidiana, 3 punti informativi e di vendita nei musei, numerosi corner shop in ristoranti, alberghi e negozi . Nei prossimi tre anni nasceranno in Toscana 10 nuovi mercatali, i mercati contadini di qualità, in cui si vendono prodotti di stagione e tipici come olio, vino, marmellate, formaggi. In Toscana si calcolano già una decina di esperienze di questo tipo che hanno preso il via dal primo Mercatale di Montevarchi, organizzato da giugno 2005, il secondo sabato di ogni mese. Qui si ritrova un’ampia scelta di prodotti freschi, locali e tradizionali: 50 bancarelle dove contadini, allevatori e artigiani vendono e raccontano frutta e ortaggi, farina e miele, salumi e formaggi, olio e pollame, pane e vino, confetture e conserve, tartufi e carne… tutto proveniente da produzioni sostenibili. Il Mercatale vuole essere un’opportunità economica per produttore e consumatore, ma è anche un’iniziativa culturale e sociale, per favorire la conoscenza delle produzioni locali e contribuire allo sviluppo della filiera corta capace di coinvolgere produttori, consumatori, ristoratori, trasformatori, commercianti.

Per approfondire
I Principi de Il Mercatale di Montevarchi
Tratto da
www.ilmercatale.it
• Standard di qualità per le produzioni: tracciabilità, certificazione e autocertificazione, qualità organolettica caratteristica, qualità sociale e qualità ambientale.
• Ruolo attivo del produttore: protagonismo dell’agricoltore, presenza dei piccoli produttori, stimolo all’autorganizzazione, proposte associative di filiera.
• La progettualità collettiva: parternariato tra pubblico e privato, associazionismo, coordinamento delle competenze, mediazione per le problematiche amministrative e igienico sanitarie, capacità di sperimentazione.
• L’animazione e la comunicazione: promozione dell’incontro tra produttori e consumatori, coinvolgimento della popolazione su qualità/sicurezza/territorialità/ trasparenza del prezzo, proposte di collaborazione per “gruppi di acquisto”.

Per approfondire
Informazioni dal www
locavores.com il sito dell’omonimo gruppo; una vera e propria guida al cibo locale nell’area di San Francisco; offre consigli utili per ridurre l’impatto ambientale delle proprie abitudini alimentari.
100milediet.org il sito della dieta delle 100 miglia di Alisa Smith e James B. MacKinnon.
filieracorta.arsia.toscana.it il sito della filiera corta in Toscana e delle iniziative promosse dall’ARSIA l’agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione nel settore agricolo forestale.
Mercatodelcontadino.it il portale dei mercati riservati alla vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli.

 

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Categorie: Decrescita,Ecologia e Localismo,Alimentazione e salute








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