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Parto Naturale: quando nasce un bambino rinasce il mondo

Leggi l'intervista completa a Polina Zlotnik sul parto naturale e il parto in casa apparsa sul Consapevole 14.

Valerio Pignatta - 12/05/2008




Il seguente articolo è tratto dalla rivista Consapevole 14.
Intervista a Polina Zlotnik - ostetrica.

Quali sono le implicazioni sociali del parto naturale e del parto in casa? In che modo, la società occidentale è arrivata alla totale medicalizzazione del parto e alla messa a punto di una tecnologia della nascita che ha escluso la figura femminile e il suo innato sapere (la donna, l’ostetrica, la futura madre) dalla scena del parto? Polina Zlotnik – ostetrica e autrice, con Silvia Sandri, del dvd Il Primo Sguardo (Macro Edizioni, 2007) – risponde alle nostre domande parlandoci di consapevolezza, autonomia, libertà, magia e amore.

Vorrei iniziare con una domanda personale. Dopo aver visto il dvd Il Primo Sguardo, che tu e Silvia Sandri avete realizzato, ho pensato che fare l’ostetrica ed assistere le donne al parto in casa debba essere una professione eticamente ed esteticamente stupenda. Come ti sei ritrovata ostetrica?
È vero, è un mestiere bellissimo. Mi permette di stare a contatto con il cambiamento, con la trasformazione. A contatto con la donna che diventa madre, col bambino che nasce, con la famiglia che lo accoglie. Mi permette di accompagnare questo cambiamento, di facilitarlo, di renderlo possibile. Di stare nella semplicità e nella complessità. Per me è un grande privilegio.
Ma credo, anche, che le donne abbiano bisogno delle ostetriche. Hanno bisogno di risposte operative alle loro esigenze di autonomia, di libertà di scelta, di protagonismo. Hanno bisogno di una professionista seria e preparata che le accompagni nella loro avventura di mettere al mondo, le aiuti a riscoprire le potenzialità e le risorse del loro corpo in trasformazione, le competenze del loro bambino. Una professionista che consideri la nascita non come un evento potenzialmente patologico, ma come l'espressione di salute sessuale ed affettiva della donna e della coppia. Che sia un punto di riferimento per tutti i dubbi, le paure, le crisi di crescita. Che conosca e sostenga la fisiologia, che possa curare e risanare la nascita.

«Il fatto che la donna partorisca in casa è una decisione politica, l’asserzione della sua determinazione a riappropriarsi dell’esperienza del parto. Partorire in casa può significare cambiare la società»
Sheila Kitzinger, Il manuale del parto in casa (Red)

Mia nonna, che ha oggi 72 anni, è nata in casa. Mia madre ha 51 anni ed è nata in casa. Io ho 29 anni e sono nata in ospedale. Mia madre mi ha raccontato la mia nascita come un evento abbastanza traumatico: il medico che le pratica con troppa forza la manovra di Kristeller, un’emorragia dovuta ad una sutura mal fatta in conseguenza di una episiotomia, la scomparsa del latte causata, chiaramente, da tutta questa serie di traumi. Probabilmente se aspettassi un bambino sceglierei, oggi, di partorire naturalmente, magari a casa.
Ad un certo punto della storia, poco meno di 40 anni fa, è diventato praticamente inconcepibile partorire in maniera naturale. Che cos’è il parto medicalizzato e in che modo è nata la macchina del parto?

Non solo il parto ma tutto quello che è “umano” sta diventando inconcepibile. Ci stiamo allontanando sempre più dalla vera essenza delle cose, e lo stato in cui versa oggi la nascita in Italia, con quasi il 40% di bambini che vendono messi al mondo con i taglio cesareo, lo dimostra.
Le donne hanno delegato la loro competenza nel partorire al medico, alla tecnologia, all'ospedale. Le ostetriche hanno delegato la loro professionalità, manualità, sapere antico e hanno perso la loro autonomia professionale. La paura, l'ignoranza, l'abuso della tecnologia hanno dato un notevole contributo, ma la colpa più grossa io la attribuisco alla sete di potere e di denaro. Sulla nascita è facile lucrare. È facile guadagnare. È il circolo vizioso del aumento dell’ignoranza, della paura, della delega del potere e della perdita di competenza che partorisce la macchina del parto, aprendo le porte al lucro e ai facili guadagni. Una macchina sempre più grossolana che calpesta tutto quello che c'è di bello, di intimo, di sacro e di umano nella nascita.
 
Quando ho visto il video Il Primo Sguardo mi sono estremamente emozionata e mi sono lasciata sorprendere, incantare, dalla naturalezza che traspare dalle bellissime immagini di parto in casa riprese. Dato che ancora non ho figli ho immediatamente pensato: ecco, questo è quello che voglio per il mio parto e per la nascita di mio figlio. Ma cosa significa oggi partorire naturalmente?
Partorire naturalmente significa aver fatto un percorso di consapevolezza durante la gravidanza che ti ha liberato dalla paura, che ti ha fatto capire che il tuo corpo sa fare spazio, aprirsi, allargarsi, partorire e richiudersi, mantenendo la propria integrità. Che il tuo bambino, quando sarà pronto, avvierà il parto e il tuo corpo risponderà. Così vi separerete aiutandovi a vicenda, per poi ritrovarvi di nuovo in un grande abbraccio. Significa ritrovare la magia, la complessità, il protagonismo. Significa imparare a fidarsi di sé ed affidarsi agli altri, alla vita. Per ognuno, poi, significa cose diverse. Per tutti significa vivere l'amore.

La scelta del parto naturale è una scelta “difficile”? Quali tipo di condizionamenti culturali deve affrontare chi desidera intraprendere questa strada? Dove è possibile trovare sostegno e aiuto?
La scelta del parto naturale è una scelta difficile, perché ancora di pochi. E noi tutti abbiamo bisogno del consenso sociale, dell'approvazione, del sostegno della nostra famiglia, del gruppo, della società. Tante donne mi dicono che desidererebbero partorire naturalmente, magari anche a casa, però non riescono a prendere questa decisione perché non conoscono nessuno della cerchia dei loro amici, parenti o conoscenti che lo abbia fatto. Allora rinunciano perché non vogliono essere diverse, non vogliono infrangere dei tabù. Non riescono ad allontanarsi dalla visione della nascita come malattia e della delega alla tecnologia come risposta unica e sicura alle paure. Non riescono a vedere il parto naturale come un processo sano, sicuro, dove semmai, è pericoloso interferire e disturbale.
Ma sempre più donne, e coppie, seguono il loro sentire più profondo, e sempre più operatori della nascita rispondono con azioni di sostegno concreto. E, molto lentamente, si creano nuove forme di aggregazioni, gruppi di pari (gruppi pre e post parto, associazioni di donne e di genitori, gruppi per il sostegno dell'allattamento materno, mailing list di discussione in internet) dove le persone si confrontano, si aiutano e si sostengono nelle nuove scelte del diventare genitori, e creano così un nuovo terreno sociale di condivisione: una nuova cultura della nascita.

Nel libretto che accompagna la visione de Il Primo Sguardo, una donna, Silvia, racconta la sua esperienza di parto in ospedale. Dopo il parto il bambino le viene tolto: «Volevo il mio bambino ma non avevo il coraggio di andarlo a reclamare. Dopo mezz’ora mi sono alzata, erano le tre del mattino. Ho iniziato a passeggiare su e giù per il corridoio, ho provato a lasciare il reparto e affacciarmi alla nursery ma non c’era nessuno a cui chiedere e avevo la sensazione che, se avessi citofonato, mi avrebbero solo sgridato. Mi sono seduta su una poltroncina in una saletta per l’allattamento e mi sono lasciata scorrere addosso sensazioni ed emozioni. Finalmente ho iniziato a vedere i carrellini con i bambini tutti in fila a mi sono messa vicino al letto, trepidante per l’attesa. Ho aspettato parecchio ma non è arrivato nessuno, e quindi sono andata a chiedere. “Signora” – mi ha risposto l’infermiera come se fossi una mezza deficiente – “Suo figlio sta sotto la lampada! È nato da poche ore! Glielo porteremo a tempo debito”. Non ce n’è stato bisogno perché, quando è arrivato mio marito, abbiamo deciso di firmare la cartella e andare via. Alle nove io e mio figlio siamo saliti in macchina e non siamo più dovuti stare ai comodi di nessuno». Silvia alla fine riesce a riprendere il controllo della situazione e decide cosa vuole veramente per sé e per il suo bambino. Eppure mantenersi forti, salde e sicure di fronte al potere medico è spesso difficile. Quali motivi ci possono essere alla base della delega a un medico del proprio corpo e delle proprie emozioni?
Prima di tutto l'ignoranza, nel senso di ignorare, non sapere, non conoscere. Non sapere che la madre riesce a scaldare il proprio bambino meglio della culla termica, che è vitale attaccare il bambino al seno nella prima ora di vita, che è più sicuro partorire naturalmente. E tante altre cose ancora, che oramai la ricerca scientifica ha ampiamente dimostrato.
Poi c'è il particolare stato emotivo in cui si trova la donna appena ha partorito il suo bambino. Anche lei è appena nata madre. È una madre neonata che ha bisogno di guida, di sostegno, di aiuto a fare da sé. Ed è molto aperta verso l'esterno proprio perché deve inserire un bambino nella sua vita, deve allargare i propri confini per contenerlo. E allora crede a tutto quello che le viene detto, delega perché non sa di sapere e ha molto paura di sbagliare.
Noi operatori non dobbiamo approfittare di questo stato fisiologico. Il nostro ruolo è aiutarla a fare da sé, renderla competente nel suo ruolo materno.

«La pelle del neonato ha un'intelligenza, una sensibilità che noi neppure sospettiamo»
Frédérick Leboyer, Per una nascita senza violenza (Bompiani)

Conosco giovani mamme mie coetanee che, ossessionate dallo stereotipo culturale della donna dal corpo perfetto e dalla magrezza assoluta, hanno richiesto, subito dopo il parto, di assumere antibiotici a seguito di un banale raffreddore in modo da non dover più allattare al seno: prima si lascia l’allattamento naturale, prima il corpo ritorna magro come prima della gravidanza. Quale percezione della nascita hanno oggi le donne? Si può parlare di distacco dalla natura a livelli incomprensibili anche solo 50 anni fa?
Credo che la voglia di apparire belle, attraenti e desiderabili è legittima per le donne, a maggior ragione per una donna completamente immersa nell’accudimento di un neonato, compito spesso gravoso e che inizialmente può fare paura e creare ambivalenze. Ma una donna che partorisce il suo bambino con un parto spontaneo, riscopre il suo corpo più pieno e rotondo, più femminile, più sensuale. Se ha accettato le trasformazioni in gravidanza, la pienezza, l'abbondanza, la generosità, se è stata accompagnata da una saggia ostetrica a riscoprire la magia del cambiamento, accetterà allora le trasformazioni in puerperio – l'ingrossarsi del seno, la montata lattea – come cose buone e giuste, come nutrimento per sé e per il suo bambino.
Accetterà allora di nutrire il bambino al seno, così come l'ha nutrito durante la gravidanza con un'altra parte del suo corpo: la placenta.

Anche in Italia si sta diffondendo come prassi il ricorso all’epidurale “per un parto senza dolore”. Anzi buona parte dell’opinione pubblica e delle donne stesse ritiene che questo sia un progresso: una liberazione dal dolore. Secondo Verena Schimdt «l’epidurale è la conseguenza naturale della medicalizzazione progressiva della nascita e ne rappresenta, insieme al taglio cesareo, l'apice. Il parto naturale è un parto che non richiede alcun intervento medico, né chirurgico, né farmacologico, né posturale ed è sicuro. L'epidurale indebolisce le donne e i bambini nascenti, il parto naturale le rinforza». Da cosa dipende questa nuova e totale intolleranza al dolore che si sta diffondendo?
L’estrema medicalizzazione del parto è divenuta una prassi in tutto il mondo occidentale. Ed è la stessa prassi del parto medicalizzato ad aver aumentato il dolore, togliendo alle donne la gratificazione, la gioia e il piacere connessi all’evento: il parto in posizione distesa, il monitoraggio, l'immobilità totale, l’ossitocina sintetica e oggi le prostaglandine, le induzioni, il parto pilotato, la rottura delle membrane, la distensione manuale di collo uterino e perineo, le Kristeller (spinte sulla pancia), l’episiotomia, le ventose, i parti vaginali operativi. Il parto è diventato una malattia, un evento da vivere in ospedale, un evento di cui si deve avere paura, di cui le stesse donne, le future madri devono avere paura. Dai qui il dolore, la paura del dolore, la necessità di attutirlo, di calmarlo, di farlo tacere, nel quadro ideale di una donna che partorisce senza dolore e senza turbamenti, mentre il suo bambino sta faticosamente cercando di venire al mondo.
Nel parto naturale il dolore è fondamentale ed è controbilanciato dalla gioia, dalla gratificazione, dalla consapevolezza della donna che diventa madre e che sa cosa sta accadendo, dalla percezione del cambiamento, della trasformazione. Il corpo di apre alla nascita, al passaggio ad una nuova vita: il bambino viene alla luce e la donna nasce madre.

All’inizio del libretto del Il Primo Sguardo si parla di un sogno, “un sogno che comprende madri innamorate e figli che non hanno bisogno di piangere. Un sogno che comprende strutture sanitarie che mettono al primo posto donne e neonati accolti con amore e con rispetto sin dai primi istanti”. Una nascita migliore per un mondo migliore?
Credo profondamente che con ogni bambino che nasce, il mondo rinasca. E il modo con cui facciamo rinascere il mondo dipende da noi. Da come abbiamo accompagnato il bambino, sua madre e suo padre durante la gravidanza, le condizioni che abbiamo creato per il parto, il modo con cui l'abbiamo accolto e accompagnato verso la sua nascita psichica, verso l'autonomia. E il mondo-bambino può rinascere sano, sofferente o malato, anche se ai nostri occhi, spesso ciechi, appare bello e perfetto. Proprio come un neonato.

Per Approfondire
Abbiamo intervistato: Polina Zlotnik
Polina Zlotnik è un’ostetrica impegnata da oltre 25 anni nella diffusione e nell’assistenza al parto domiciliare. Fondatrice dell’associazione di ostetriche e genitori “Le Dieci Lune”, è ideatrice ed editorialista di Piccole Impronte, una rivista che tratta il tema del parto.

Per Approfondire
Silvia Sandri, Polina Zlotnik, Marshall Klaus
Il Primo Sguardo - DVD
Come accogliere il bambino nelle ore dopo la nascita
Intervista a Marshall Klaus
Macrovideo, 2007
Le prime ore di vita hanno un'importanza assoluta per la salute del neonato e i vantaggi di una accoglienza adeguata vengono riscontrati anche a distanza di anni.
Il Prof. Marshall Klaus, neonatologo di fama internazionale e consigliere OMS/UNICEF spiega perché le prime ore di vita sono così preziose: «A differenza di ciò che si crede, il bambino nasce sveglio e attento, in uno stato ideale per conoscere i genitori».

 

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Categorie: Alimentazione e salute










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