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Pillola anticoncezionale: luci ed ombre

Intervista alla dottoressa Stefania Piloni – ginecologa. Il seguente articolo è tratto dalla rivista Consapevole 13 (novembre/dicembre 2007).

Valerio Pignatta - 01/04/2009




Intervista alla dottoressa Stefania Piloni – ginecologa. Il seguente articolo è tratto dalla rivista Consapevole 13 (novembre/dicembre 2007).

Pillola cerotto, pillola piuma, piccola caramella: quali sono i rischi connessi al fatto di trattare la pillola anticoncezionale come un chewing-gum?
Oltre ai rischi relativi alla salute fisica della donna si affacciano sulla scena pericoli diversi, più nascosti, ma il cui peso rilevante viene spesso taciuto o minimizzato: cosa perde una donna con l’inibizione del ciclo mestruale? Il contatto con il “femminile” e con esso la capacità di interpretare i forti segnali biologici mandati dal corpo.


La pillola anticoncezionale è un farmaco che ha mutato i costumi sessuali dell’umanità, perlomeno nel mondo occidentale. Non esiste una rivoluzione comparabile, rispetto al passato, che ha avuto una tale influenza sul modello sociale e familiare del genere umano, senza contare tutte le conseguenze che essa ha avuto in altri importanti ambiti della società, come quello economico o quello professionale (specie femminile).
Dopo qualche decennio dall’introduzione di questo farmaco (la pillola è stata introdotta per la prima volta negli Stati Uniti nel 1960) è oggi possibile fare il punto della situazione: nell’uso e negli anni sono emerse “luci ed ombre” di un metodo anticoncezionale che sicuramente accompagnerà, ancora per diverso tempo, la quotidianità di moltissime donne.
Per capire la reale nocività di questo farmaco, le eventuali soluzioni alternative o attenuative del danno e, d’altro canto, i pregi e le situazioni in cui ne è invece consigliata l’assunzione, abbiamo incontrato Stefania Piloni, ginecologa. La dottoressa Piloni è docente incaricato di Medicina naturale al Corso di Perfezionamento in Medicine Complementari dell'Università degli studi di Milano, docente di omeopatia e fitoterapia al Centro studi di omeopatia applicata, membro del consiglio direttivo SIOMI (Società italiana di omeopatia e medicina integrata) e membro della Commissione per le medicine non convenzionali dell'Ordine dei medici di Milano.

Se dovessimo iniziare illustrando le qualità “negative” che la pillola ha dimostrato in questi decenni, Lei ci potrebbe fare un quadro della situazione? Quali sono cioè le patologie che possono derivare da un uso prolungato di questo farmaco e quali le più dannose?
Gli organi che subiscono l’aggressività della pillola sono:
Mammelle – Il periodo protratto di assunzione degli estroprogestinici (farmaci a base di estrogeni e di progesterone, ormoni femminili, ndr) non è di aiuto per la mammella che risponde con tensione e dolore soprattutto premestruali. Le donne con familiarità per tumore mammario e le donne con mastopatia fibrocistica (patologi benigna della mammella, caratterizzata da diffusa modularità, ndr) dovrebbero ben valutare, con il curante, i possibili eventi avversi e accostare l’assunzione del farmaco a un controllo ecografico al seno. L’indice puntato sull’uso prolungato della pillola è preoccupante soprattutto per le conseguenze al seno, conseguenze che potrebbero intervenire nel tempo, anche dopo anni dal termine di assunzione;
Sistema circolatorio – Vene e arterie soffrono molto la presenza estrogenica, basti pensare alle teleangectasie (evidenza di capillari) che appaiono subito dopo pochi mesi dall’assunzione della pillola. Cautelativamente il medico richiede proprio gli esami per la coagulazione, per accertare che non ci sia una predisposizione a tromboflebite.
Sistema linfatico – La ritenzione idrica è il grande cruccio femminile durante l’assunzione della pillola. La cellulite aumenta e i liquidi ristagnano negli spazi intercellulari. Inevitabilmente il peso sale di uno-due chili, sia per la ritenzione che per l’aumento di appetito solitamente rivolto verso i carboidrati.
Apparato genitale – Ogni tanto, almeno ogni due-tre anni, la pillola andrebbe interrotta per non incontrare un classico effetto collaterale che i medici chiamano “amenorrea post-pillola”. Questo significa che le ovaie si “dimenticano” il proprio mestiere ovulatorio e può trascorrere anche un anno di tempo prima che ricompaia il ciclo spontaneo.

Ogni tanto si legge sui giornali o si sente dire dal proprio medico che è stata messa in commercio una nuova pillola molto più “leggera” e che ha effetti collaterali assai contenuti pur mantenendo inalterate le caratteristiche di protezione dalle gravidanze indesiderate. Ciò corrisponde al vero? O talvolta si tratta di mere operazioni di marketing farmaceutico? Quanto sono nocive queste nuove pillole, utilizzate soprattutto dalle adolescenti?
Le pillole piuma, la pillola cerotto e la pillola anello-vaginale sono i nuovi dispositivi ultraleggeri che fortunatamente riducono l’apporto farmacologico. Sta arrivando anche la pillola chewing-gum.
Il vero problema è gestire la pillola come una caramella, che permette una sessualità sicura, un ciclo scarso e non doloroso in assenza di sindrome premestruale.
La pillola è un farmaco e come ogni farmaco ha virtù ed effetti collaterali che vanno ben compresi.
Non è un chewing-gum, non è una piuma!
La pillola crea una disaffezione verso il femminile pulsante di ormoni. Le donne che smettono di assumerla dopo anni si sentono strane, vogliono tornare a prenderla, si sentivano meglio con un ciclo-orologio privo di vitalità. Questo è il vero guaio: generazioni di donne che prendono la pillola in assenza di rapporti sessuali, solo perché possono predeterminare l’arrivo del ciclo e sciare senza assorbente.

Il calo della libido e le altre conseguenze “minori” causate dal farmaco sulla vita quotidiana di una donna possono influenzarne il benessere psicofisico e relazionale. Ma esistono delle reali alternative per quanto riguarda i metodi contraccettivi? Come valutare o dare strumenti di riflessione e giudizio alle donne stesse, in modo che possano decidere in prima persona e solo dopo aver reperito, appunto, le informazioni necessarie? È possibile?
La pillola purtoppo determina un calo della libido, soprattutto perché manca l’altalena passionale delle pulsazioni ormonali. Le alternative dipendono dal partner: il profilattico è perfetto! Esso protegge anche dalle infezioni sessualmente trasmesse, ma purtroppo molti uomini non ne vogliono sapere. Nell’età giovanile, adolescenziale, una gravidanza indesiderata può essere un dramma e l’esperienza dei ragazzi non è tale da poter stare tranquilli. Controllare il coito o mettere bene un profilattico è un problema a 15 anni e pertanto una pillola può essere opportuna. Negli anni di maggior consapevolezza una giusta corresponsabilità maschile è decisamente necessaria.
Il diaframma è un metodo complicato e la spirale è adatta solo alle donne già madri. I metodi naturali di controllo con gli stick del picco ovulatorio dell’ormone LH funzionano nel 95% dei casi: solitamente sono scelti da coppie pronte ad accogliere un bimbo.
Per le donne che desiderano assoluta sicurezza rimangono la castità, la pillola, e il profilattico naturalmente.

Quali sono i casi in cui lei consiglierebbe comunque sempre il ricorso alla pillola?
La giovane età, la coppia al primo approccio sessuale e assolutamente inesperta, e le situazioni in cui, tassativamente, la gravidanza deve essere esclusa.

Concluderei con una riflessione di carattere generale. Da un punto di vista filosofico e salutistico, dunque, la pillola ha un impatto notevole nella vita del singolo individuo e della società. È notizia degli ultimi mesi la commercializzazione di una nuova “pillola” che “libererebbe” a tempo indeterminato le donne dalle mestruazioni. Come si può fissare e interiorizzare, sia a livello scientifico che etico, un limite che consenta di praticare una sana ed equa via di mezzo?
Le donne senza luna sono un grande svilimento del femminile. Culturalmente questo è un passo forte verso un iper-ego collettivo androgino. Queste “maschiette” rischiano di perdersi molto dei segnali biologici intensi che il corpo, talvolta prepotentemente, vuole darci. Non è una liberazione, è una catena che trattiene un istinto corporeo.
I limiti etici e scientifici sono spazzati via dagli interessi economici dei colossi farmaceutici.
L’unica coscienza possibile è una forte autocoscienza femminile che segni il limite, il proprio limite. E che esiga rispetto e considerazione, dal partner prima ancora che da un comitato etico.
Questa consapevolezza può arrivare solo dall’informazione completa che dovrebbe essere insegnata, alle giovani donne e ai giovani uomini, sui banchi di scuola.

Chi abbiamo intervistato?
Stefania Piloni
è medico per scelta, ginecologa per amicizia e solidarietà verso tutte le donne.
Ha studiato all’Università degli Studi di Milano e nella stessa città ha integrato gli studi tradizionali all’approfondimento della medicina naturale.
Si occupa in ospedale di endocrinologia ginecologica, di sterilità di coppia, di menopausa. La sala parto continua ad emozionarla, e completa la sua professione nella dimensione ostetrica.
Insegna omeopatia, fitoterapia e medicina naturale ai medici e ai farmacisti. Dal dicembre 2000 è docente incaricato dell’Università Degli Studi di Milano alla cattedra di Biotecnologie non Convenzionali e Medicina Naturale.
È responsabile dell’ “Ambulatorio di Medicina Naturale per la Donna” del San Raffaele Resnati a Milano. Collabora con riviste scientifiche e divulgative. Svolge libera attività di ginecologa e omeopata a Milano. Madre di Sofia, Giacomo e Sara.

Per approfondire
Ricordati che è un farmaco
Il fatto che spesso la si chiamo solo e semplicemente pillola (un termine in apparenza neutro) induce spesso a pensare che la pillola contraccettiva e i relativi “derivati” (cerotto o anello vaginale) non siano farmaci con modalità di somministrazione, controindicazioni e interazioni.
La pillola contraccettiva agisce grazie alla combinazione di piccole quantità di un estrogeno e di un progestinico: l'assunzione quotidiana di questi due ormoni inibisce gli eventi ormonali che inducono l'ovulazione. I complessi meccanismi ormonali che scatenano l’ovulazione sono, nella donna in età fertile, attivati dalla periodica assenza di ormoni quale si verifica durante il normale ciclo all’inizio della mestruazione. La somministrazione per 21, 22, o 24 giorni di un preparato ormonale, da l’impressione all’organismo femminile di essere già in attività e quindi inibisce i comandi centrali.
Ricordare sempre che la pillola è un farmaco aiuta le donne nella comprensione profonda dei meccanismi su cui va ad agire: insomma che non la si assuma a cuor leggero per poter sciare senza assorbente!

Per approfondire
Quante donne la usano?

La Pillola è stata approvata per uso contraccettivo negli Stati Uniti nel 1960. Oggi è utilizzata da più di 100 milioni di donne nel mondo e da almeno 12 milioni di donne negli Stati Uniti. L'utilizzo varia molto in base all'età, all'educazione, allo stato civile e allo stato di appartenenza: un quarto delle donne tra i 16 e i 49 anni in Gran Bretagna usa correntemente la Pillola, mentre in Giappone solo l'1%. In Italia, poco meno del 20% delle donne tra i 15 e i 44 anni utilizza la pillola. Il nostro paese si colloca, per l’utilizzo del farmaco) al 14° posto in Europa, davanti solo a Spagna, Slovacchia, Polonia e Grecia.

 

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