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Prana: pura energia

L’importanza del respiro per essere vitale, forte, felice

Le Vie del Dharma - 04/05/2016




Se pratichi yoga o se conosci un po’ questa disciplina, avrai sentito parlare di prana. In alcune tradizioni yogiche l’essere umano è addirittura chiamato prani, cioè “l’uno che vive con il prana”. È un concetto fondamentale per tutti noi, ma niente affatto semplice: «spiegare il prana è difficile come è difficile spiegare Dio», scriveva il maestro BKS Iyengar. Tuttavia chi pratica yoga con costanza può avere una forte consapevolezza intuitiva della presenza e della natura del prana.

La parola prana ha la stessa radice di “respiro”, ma il suo significato yogico va ben al di là: prana è la forza vitale che anima l’uomo e il tutto, un flusso di energia che pervade il corpo, l’anima e l’universo.

Nelle parole del maestro Yogi Bhajan, «il Prana è energia: lo spirito della vita in noi e attorno a noi». Le energie praniche sottili e intangibili che scorrono in noi sono alla base della nostra vitalità; uno squilibrio dovuto a blocchi o ad accumuli di energia può dar luogo a disturbi del corpo, della mente o della sfera emotiva. Prendere coscienza del prana e ristabilirne il flusso naturale riporta il corpo a uno stato ideale, “uno strumento perfetto per l’anima”, e ci rende calmi, intuitivi, flessibili, centrati nel qui e ora. 

«Il respiro è il veicolo del prana» 

Il prana è strettamente legato al respiro. La qualità e l’intensità del respiro sono alla base della vita non solo perché trasportano l’ossigeno e gli elementi dell’aria nel nostro corpo, ma anche perché a livello sottile veicolano il prana, l’energia vitale. Perciò imparare a respirare bene, in modo profondo, lento e prolungato, è il miglior regalo che possiamo farci. Come?

Il Kundalini Yoga fa un uso ampio e articolato di tecniche di pranayama, il controllo del prana attraverso la respirazione. Modulando il ritmo e la profondità del respiro si agisce sugli stati di energia per alleviare tensioni muscolari e mentali, liberare blocchi emotivi, calmare e controllare la mente, aumentare la capacità polmonare, la sensibilità e l’intuizione. Man mano che il flusso del prana si libera, ci sentiamo più vitali, forti, connessi, sicuri emotivamente.

Ecco un esercizio di pranayama dalla tradizione kundalini, con un consiglio: praticalo nella natura. Il prana esiste anche nel mondo esterno, in tutti gli elementi che costituiscono la natura. Gli yogi dell’antichità sono raffigurati mentre meditano vicino a corsi d’acqua, questo perché l’acqua che scorre si dice concentri il prana. Con l’arrivo della primavera, proviamo anche noi a portare la nostra pratica all’aperto, fuori dalla costrizione di quattro mura, là dove il prana scorre naturale.

Meditazione sul nostro stesso prana 

(insegnata da Yogi Bhajan il 16 febbraio 1976) 

Segui con cura le istruzioni: “ogni piccola cosa in questa meditazione conta molto”. 

Inizia con i mantra di apertura 

Mudra, la posizione delle mani: estendi gli indici, piega le altre tre dita a pugno e bloccale con il pollice. L’indice ha tre segmenti: appoggia il segmento medio dell’indice destro su quello del sinistro. Porta le mani a livello del diaframma: la destra in alto con il palmo verso il basso, la sinistra in basso con il palmo verso l’alto, gli indici paralleli al pavimento. 

Siedi in una posizione meditativa comoda. Tieni la schiena diritta e guarda dove vuoi. 

Lentamente inspira dal naso ed espira dalla bocca. Dirigi il flusso dell’espirazione in modo che il respiro tocchi le punte degli indici. Espira completamente e potentemente con la bocca, ma non fischiare. Le dita avvertiranno un senso di fresco e benessere. 

Il ritmo del respiro è lungo e lento. Mai fare questa meditazione con un respiro rapido.

Continua per 11 minuti, non superare mai questo tempo di pratica. 

Per finire inspira, sospendi il respiro per 10 secondi, blocca le mani ed estendile oltre la testa. Allungati al massimo. Espirando continua ad allungarti e sospendi il respiro per 10 secondi. Inspira, sospendi il respiro per 10 secondi e allungati verso l’alto. Espira e rilassati. 

Se durante l’esercizio senti fastidio alla schiena, allunga la colonna vertebrale e continua a meditare: non rilassare la consapevolezza, ricorda che nulla è più potente del tuo respiro. 

Questa meditazione è tratta da un libro unico e fondamentale sul pranayama: Pranaa Praanee Praanayam, di Yogi Bhajan (Macro Edizioni). 

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Articolo tratto dalla rivista nr. 44


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