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Quando il cellulare diventa ingombrante

Bambini, genitori e nuove tecnologie: spunti per un uso appropriato e intelligente

Giorgia Cozza




Siamo al parco, insieme al nostro bambino. Lo osserviamo che scende dallo scivolo chiamando “mamma” e sorridendo felice. Poi arriva un trillo.

Lo smartphone richiede con prepotenza la nostra attenzione. E così ci troviamo costretti a distogliere l’attenzione dal nostro piccino, per controllare le notifiche, rispondere a quell’email urgente, leggere il nuovo messaggio su whatsapp, mandare un SMS...

Il nostro bambino ci chiama, noi cerchiamo di alzare lo sguardo, mentre digitiamo, ma lui sente che non ci siamo più al cento per cento, e il suo sorriso sembra un po’ meno convinto.

Ecco una scena che forse vi sarà capitato di vivere o di osservare. Non è una situazione anomala, anzi...

 

Da utile risorsa a presenza ingombrante

Tutto è iniziato con un servizio innegabilmente utile. Il cellulare ci ha permesso di comunicare con gli altri in ogni momento e in ogni luogo, imponendosi come valido alleato della nostra quotidianità.

In breve tempo però lo smartphone si è evoluto, è diventato uno strumento con cui navigare, messaggiare, fotografare, controllare la posta elettronica. Grazie al cellulare siamo diventati perennemente reperibili, raggiungibili in ogni momento dal nostro datore di lavoro, dai colleghi, dagli amici, dai conoscenti.

Che risorsa il progresso tecnologico, che potenzialità. Ma c’è l’altra faccia della medaglia.

Quella di non essere praticamente mai liberi di staccare la spina. Di non potersi ritagliare un po’ di tempo in esclusiva. Di non potersi dedicare completamente al momento che stiamo vivendo, al nostro bambino sullo scivolo.

Ma cosa sarà mai, potrebbe obiettare qualcuno, possiamo fare entrambe le cose: chiacchierare con l’amico che abbiamo di fronte, cenare insieme a nostro marito, giocare con i nostri bambini e nel frattempo dare un’occhiata allo smartphone. Certo, se è qualcosa che succede ogni tanto, non è un dramma. Ma se questa diventa la nostra normalità, c’è il rischio di perdersi qualcosa.

Perché quando siamo connessi, ovvero mentre stiamo utilizzando un dispositivo tecnologico, siamo inevitabilmente dis-connessi (o solo parzialmente connessi) con il mondo reale. Per quanto ampie siano le potenzialità della nostra mente, per quanto sia di gran moda il multitasking, non possiamo “esserci” al cento per cento su due piani della realtà.

La relazione è inversamente proporzionale: più è intensa la connessione digitale e meno siamo partecipi e presenti nella realtà circostante.

Bambini con il telefonino: effetti nocivi

Se gli adulti usano troppo il cellulare, l’allarme oggi riguarda anche i bambini. Associazioni scientifiche di diversi paesi raccomandano di non offrire dispositivi tecnologici ai bimbi (almeno) nei primi due anni di vita.

Secondo una recente ricerca italiana, che ha coinvolto un campione di 1300 famiglie, molti genitori usano smartphone e tablet per “tenere buoni” i bambini, il 30% a partire dall’anno, il 60% circa, verso i due anni.

Ma i cellulari non sono cose da bambini. I bambini devono ascoltare storie, sfogliare libretti, correre, saltare, impilare cubetti, fare puzzle, disegnare, dondolarsi sull’altalena... Hanno troppe cose (bellissime) da fare i bambini, per perdere tempo con un cellulare.

Il tempo dedicato a uno smartphone è tempo rubato a qualcos’altro, qualcosa di meglio, a misura di bambino.

Non solo. Nel 2014, la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale ha preso posizione, dichiarando che l’uso dei cellulari andrebbe vietato prima dei 10 anni. I pediatri hanno elencato i possibili effetti nocivi dalla perdita di concentrazione e di memoria all’aumento di disturbi del sonno.

Tutti effetti che interessano anche gli adulti, come dimostrato da studi che hanno individuato un collegamento tra utilizzo (in particolar modo serale) dei dispositivi elettronici e costante reperibilità tramite cellulare e un aumento di stress e insonnia.

Resta aperta, tra l’altro, la questione del rischio legato alle onde elettromagnetiche: nel 2011 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha decretato che può esistere un rischio accresciuto in caso di utilizzo intensivo del telefonino, e lo smartphone è stato inserito nella categoria 2B della Classificazione curata dall’Agenzia, tra i “possibili cancerogeni per l’uomo”.

Se gli adulti sono invitati alla prudenza, figurarsi i bambini che hanno ossa del cranio più sottili e hanno di fronte un periodo di esposizione alle onde elettromagnetiche molto più lungo di chi ha avuto il primo cellulare a trent’anni.

E se lo usassimo al bisogno?

Oggi siamo abituati a pensare al cellulare come a un accessorio da portare sempre con noi, ma si potrebbe tentare un cambio di prospettiva, iniziando a trattarlo al pari di altri utili elettrodomestici, la cui presenza non è richiesta 24 ore su 24, ma “al bisogno”.

Ci sono situazioni in cui il cellulare rappresenta una risorsa preziosa, un valido alleato che può veramente semplificarci la vita. Ma c’è un elenco lunghissimo di normali attività quotidiane in cui essere connessi non è indispensabile. O necessario. O utile.

Spegnere il cellulare dunque. E poi magari scoprire che chiacchierare con un amico vi dà molte più soddisfazioni se non venite continuamente interrotti da una notifica. Che passeggiare al parco o giocare con il vostro bimbo è più rilassante se non dovete badare ai messaggi ricevuti.

Lasciandosi alle spalle (per un po’) il mondo digitale, ci si regala una full-immersion in quello reale, con effetti – a detta di chi ha provato – sorprendenti! Colori più vividi, suoni e voci, emozioni più intense.

Come se finalmente avessimo uno sguardo più acuto sulla realtà. Come se fossimo più attenti, presenti, partecipi. Non sembra male, vero?

 

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Articolo tratto dalla rivista nr. 50


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Categorie: Naturalmente bambini e genitori

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