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Respirazione yogica: il cervello ringrazia

La tecnica indiana del Pranayama Kapalabhati influisce anche sulle nostre facoltà mentali: più concentrazione e meno vuoti di memoria

L'Altra Medicina - 12/07/2017




A volte, in età avanzata, possiamo immaginare il nostro cervello come un minerale prezioso che pian piano comincia a sgretolarsi.

Subentrano vuoti della memoria recente, scarsa capacità di concentrazione, difficoltà nello studio anche quando riguarda materie scelte da noi perché ci appassionano.

A questo punto la domanda è: esiste la possibilità di ritardare il più possibile questo declino?

 

 

 

 

Una spugna palpitante nel cranio

La possibilità esiste e lo strumento consiste nel recuperare, al meglio delle nostre capacità, una buona e sana respirazione. In particolare, ci rivolgiamo agli esercizi della respirazione indiana conosciuti come Pranayama Kapalabhati. Pranayama – lo ricordiamo – significa “espansione o estensione della forza vitale” (Prana) ed è il quarto stadio dello Yoga secondo il maestro Patañjali.

Premessa: respirare bene significa modificare il volume del cervello. Durante l’inspirazione, allorché i polmoni si gonfiano d’aria, il cervello diminuisce di volume. Viceversa, durante l’espirazione, il cervello aumenta di volume: si comporta proprio come una massa spugnosa che si riduce e si gonfia a seconda del ritmo respiratorio.

Una boccata di puro ossigeno

Esattamente come una spugna, di volta in volta compressa poi rilassata, questo movimento influenza la circolazione dei fluidi nel cervello, cioè in primo luogo la circolazione del sangue.

Se si pensa che il cervello è il più grande consumatore di ossigeno del corpo, si comprende immediatamente l’importanza di questo fatto.

Il Pranayama permette appunto di ottimizzare l’apporto di sangue e ossigeno al cervello. In Kapalabhati l’espirazione è attiva mentre l’inspirazione è passiva.

Espulsioni d’aria forzate

Kapalabhati consiste in brevi raffiche di forzate espulsioni d’aria, seguite ogni volta da un’inspirazione passiva: questo favorisce l’irrigazione sanguigna mantenendo in maniera più duratura una buona ossigenazione naturale. La respirazione ordinaria fa variare il volume cerebrale di circa 18 volte al minuto nei due sensi (inspirazione ed espirazione).

Immaginate ciò che accade in Kapalabhati, nel quale il ritmo può raggiungere fino a 120 espulsioni al minuto! Si produce un vero e proprio massaggio del cervello!

È un massaggio accompagnato da un’azione di pompaggio sulla circolazione arteriosa, in quanto nell’espirazione il cervello si “gonfia” di sangue: un torrente sanguigno che viene iniettato nel cervello, lo sciacqua, lo irriga, apre tutti i capillari e va a vivificare le cellule cerebrali e quelle delle ghiandole endocrine racchiuse nel cervello, specialmente l’ipofisi.

Cranio lucente

I benefici di Kapalabhati sono enormi. Il cervello irrigato di sangue è ora ricco di ossigeno: questa stimolazione naturale determina effetti positivi fisici e mentali.

La persona sedentaria, la cui respirazione è spesso superficiale e insufficiente, torna a ossigenarsi.

Si mobilita il sangue venoso stagnante, un’azione profonda e ricca di benefiche conseguenze.

Kapalabhati significa letteralmente “cranio lucente” o “che pulisce il cranio e il suo contenuto” rimandando all’idea di pulizia, disincrostazione, ringiovanimento del cervello che diviene lucido, sveglio, ossigenato.

La mente torna a carburare

Così irrigato, sciacquato, stimolato, ossigenato, il cervello è pronto per la grande avventura dell’esplorazione interiore e mentale. Acquisendo una maggiore capacità di concentrazione, si riduce il rischio di cadere vittime dell’incidente tecnico più frequente: l’assopimento.

Questa stimolazione, inoltre, produce un’accelerazione sanguigna che pervade tutto il corpo e che si percepisce con una piacevole vibrazione: ogni cellula è vivificata e vibra di vita e di dinamismo.

Impariamo con un insegnante

Durante la pratica è fondamentale non forzare e non cercare di aumentare la propria capacità respiratoria troppo velocemente.

I polmoni sono organi molto delicati e ogni uso scorretto può facilmente causare danni.

Non solo il corpo fisico, ma anche gli aspetti mentale ed emozionale necessitano di tempo per adeguarsi. Dunque, non forzare mai.

A questo proposito è necessario, all’inizio del percorso, rivolgersi a un insegnante che verifichi l’esatta esecuzione dell’esercizio. Una volta imparato bene come fare, ciascuno potrà eseguire Kapalabhati da solo.

Il respiro appartiene a tutti e tutti possono imparare a farne un meraviglioso strumento di autocura.

 

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Articolo tratto dalla rivista nr. 49


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Categorie: Crescita Personale





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