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Radioattività: come ci possiamo proteggere?

I rimedi naturali e le integrazioni alimentari per contrastare l’azione delle radiazioni

Valerio Pignatta - 07/02/2012




Il terremoto e il conseguente tsunami che hanno devastato il Giappone nel marzo 2011 hanno gravemente danneggiato, come sappiamo, anche la centrale nucleare di Fukushima.
Le informazioni su quello che è accaduto, e che sta accadendo, sono state sin dall'inizio piuttosto sommarie e, di giorno in giorno, ci si è resi conto che l'incidente nucleare era di gravità superiore rispetto a quanto sostenuto dalle autorità giapponesi e internazionali.
Solo molti giorni dopo l’incidente è stato riconosciuto il massimo grado di pericolosità e gravità alla situazione radiogena giapponese, e in pratica, da allora, le notizie si sono fatte, se è possibile, ancor più rarefatte o sono divenute addirittura (ultimamente) introvabili.
Attualmente non si sa esattamente quale sia il livello di radiazioni effettivo che sta lentamente saturando il pianeta, acqua dell'oceano e aria comprese. Lo stato di emergenza nella centrale è tutt'altro che cessato e la fuoriuscita di sostanze radioattive potrebbe proseguire ancora per mesi.
Il tentativo di tenere sotto controllo i reattori potrebbe, del resto, durare anni. Ricordiamo che nella centrale nucleare statunitense di Three Mile Island, dove si verificò un incidente di grado 5 (della scala INES dell'AIEA – la Scala internazionale degli eventi nucleari e radiologici dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica) nel 1979, sono ancora oggi in corso operazioni per mettere in sicurezza la centrale stessa: trentadue anni dopo. Credo di poter dire che non c’è un dato più significativo di questo per inibire una qualsiasi riflessione pro-nucleare. Trentadue anni sono più di un terzo di vita umana, ma per un isotopo radioattivo sono un battito di ciglia.
Una Ong francese (il CRIIRAD, Commission de Recherche et d'Information Indépendantes sur la Radioactivité) insieme allo statale Institut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire (IRSN) hanno operato in sinergia effettuando analisi dell'acqua piovana e del latte animale per uso alimentare in Francia: il risultato ha spinto la stessa organizzazione e l'istituzione pubblica a sconsigliare il consumo di carne, latte, formaggi freschi e verdure a foglia larga. Ossia la radioattività è ormai presente sul territorio europeo, sebbene al momento a livelli sopportabili, ma come la situazione potrebbe evolvere non è dato di sapere.

L’assunzione di iodio
Tra le varie strategie di “resistenza” che forse è possibile attuare, sicuramente quella “preventiva” può essere di grande utilità.
Secondo alcuni medici, l'integrazione di iodio nella dieta quotidiana potrebbe essere una buona abitudine di questi tempi, al fine di saturare il livello di questo elemento presente nel corpo, così da scoraggiare l'assimilazione di quello radioattivo con cui eventualmente ci si trovasse a entrare in contatto.
Le alghe in generale, e in special modo quelle kombu, sono un buon integratore di questo elemento.
Alcuni medici consigliano tuttavia l'assunzione di iodio attraverso la cosiddetta soluzione di Lugol (che ne fornisce quantità decisamente superiori) ma secondo altri in questo caso si corre il rischio di iperstimolare la tiroide e di intossicarsi. Forse questa integrazione a base di ioduro di potassio potrebbe essere una soluzione cui ricorrere di fronte a un'emergenza di un certo rilievo e da considerare quindi solo come ultima chance in presenza di forti quantità di iodio 131 nell'ambiente circostante e/o nei cibi. I dati scientifici reperibili sembrano confermare che assunto in dosi giuste e per il periodo solitamente indicato (e non di più) non ci sono problemi di particolare rilievo né effetti collaterali.
Altri rimedi che possono essere utili a mantenere un organismo più sano di fronte ad eventuali attacchi di radiazioni sono il bicarbonato di sodio e il magnesio. Alcune ricerche sostengono che il primo si lega all'uranio eliminandolo dall'organismo e il secondo è ottimo per alcalinizzare, contrastando così l'azione delle radiazioni medesime.

I rimedi omeopatici
Gli antroposofi consigliano invece il rimedio Conchae, in tutte le forme/diluizioni, anche in bassa potenza. Esso è derivato dalla conchiglia dell'ostrica e tutto ciò che è guscio-protezione può, per la medicina steineriana, essere d'aiuto in questa situazione.
In appoggio si può utilizzare Carbo betulae (Carbo vegetabilis) alla 3-5-7 o 15 CH. Essa ha capacità assorbente e quindi ottima in questo caso. Altri rimedi omeopatici standard in questi frangenti sono Radium bromatum e Iodum (quest'ultimo magari alla 7 CH).
Una integrazione di antiossidanti può del pari essere valida, dato che la vitamina C e il selenio in particolare hanno un potere eccezionale contro situazioni di intossicazioni di qualsivoglia natura, per non dire del glutatione che è un autentico chelante di radicali liberi che agisce proprio attraverso la tiroide.

Fitoterapia, macrobiotica e omotossicologia anti-radioattività
I floriterapeuti consigliano invece Walnut, che tra i fiori di Bach potrebbe essere quello che organizza una miglior difesa. Oppure Yarrow Environmental Solution dei fiori californiani che è una miscela messa a punto, nella sua prima formulazione (oggi potenziata), proprio in occasione della nube radioattiva di Chernobyl. Alcuni fitoterapeuti spingono invece su un protocollo a base di rauwolfia ed eleuterococco (vedi www.scienzanatura.it). Anche l'argilla è un buon elemento assorbente (per uso interno).
I macrobioti consigliano anche il miso, ricco di vitamine del gruppo B (oltre alle alghe) e potente agente disintossicante per le radiazioni di cesio.
In omotossicologia un buon protocollo potrebbe essere quello del dott. L.M. Monsellato a base di Gamma Prodif (gocce) e Gamma Hemo (compresse) abbinati agli oligoelementi Rame-Oro-Argento in fiale (vedi www.marcellomonsellato.it).
Al tutto si può aggiungere l'uso del sale rosa dell'Himalaya che assorbe le radiazioni e ne accelera l'eliminazione.

Niente centrali: la prima prevenzione
Tutte queste soluzioni possono essere di aiuto nel far fronte all'eventuale aumento della radioattività e al pericolo di esposizione a cibi o acqua radioattivi, ma va anche ricordato che di fronte a determinati livelli di radiazioni non è che sia possibile fare chissà cosa. L'unico reale ed efficace rimedio è di tipo preventivo ed è lo smantellamento di ogni centrale nucleare e la rinuncia all'utilizzo di un'energia che l'essere umano non è in grado di controllare e che nuoce gravemente alla salute del pianeta e di tutti i suoi esseri viventi. O si previene l'utilizzo di energia nucleare o ci sarà ben poco da curare.
 
IN BREVE
I rimedi proteggi-radiazioni in breve
Integrazione di iodio – alga kombu
Integrazione di magnesio
Integrazione di bicarbonato di sodio
Rimedio antroposofico Conchae
Rimedi omeopatici Radium bromatum e Iodum (quest'ultimo magari alla 7 CH)
Integrazione di antiossidanti (vitamina C, selenio, glutatione)
Fiori di Bach – Walnut
Fitoterapia – protocollo a base di rauwolfia ed eleuterococco (www.scienzanatura.it)
Macrobiotica – assunzione di miso

 

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Articolo tratto dalla rivista nr. 26


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Categorie: Ambiente




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