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Salviamo l’Omeopatia

In che modo il Ministero della Salute e l’Aifa stanno sabotando la circolazione dei rimedi Omeopatici nel nostro Paese: intervista al dottor Paolo Mosconi

Valerio Pignatta - 06/08/2014




 

L’Omeopatia sta correndo oggi in Italia un pericolo consistente: la parificazione dei controlli tra farmaci allopatici e omeopatici portata avanti a livello istituzionale, con le conseguenti spese di registrazione, mette in serie difficoltà le case produttrici (specie se di piccole o medie dimensioni) e allo stesso tempo rende più complicato per i pazienti poter recuperare i rimedi e utilizzarli.

 

Ne parliamo con il dottor Paolo Mosconi, Omeopata 

 

Dottor Mosconi, lei suggerisce che la posizione di medici Omeopati e aziende produttrici è errata in partenza, ossia che sarebbe più opportuno affrontare la questione dal punto di vista della rivendicazione della libertà di scelta terapeutica che non perdere tempo in trattative sui costi di “legalizzazione” del rimedio omeopatico.
Ci potrebbe illustrare meglio come si potrebbe agire nel senso da lei auspicato?

Che la libertà di scelta terapeutica sia un diritto non c’è dubbio, ma non è questa la materia.
Che l’Italia sia una volta di più in coda in Europa in materia sanitaria è un dato di fatto, che ci porta al nocciolo della questione.

Il problema è che le leggi e le norme che governano e regolamentano la disciplina Omeopatica in Italia e anche in Europa sono prodotte da individui (conseguentemente da organismi di cui ricoprono funzioni) incompetenti a gestire la materia, per l’ignoranza completa della stessa sia dal punto di vista teorico sia dal punto di vista della pratica industriale, cioè della produzione.

Incompetenza e superficialità sono la regola nella gestione istituzionale dell’Omeopatia. La confusione che ne deriva è ovvia conseguenza e il danno prodotto alla popolazione che utilizza l’Omeopatia, ai professionisti che la praticano, alle aziende produttrici è gravissimo e ingiustificato.

Si configura, per ignoranza e conseguente incompetenza, un danno alla salute pubblica gestito con colpevole superficialità dagli organismi che questa salute dovrebbero controllare e tutelare, partendo dal Ministero della Salute per arrivare al suo braccio esecutivo che è l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco).

Nessuno, ho controllato personalmente, dei componenti delle commissioni sanità e dei funzionari AIFA che si occupano della gestione dell’Omeopatia in Italia (anche in Europa c’è la stessa situazione) ha la minima conoscenza teorica e pratica della Materia Omeopatica né, nel corso di questi anni ho potuto verificare, si è preoccupato di procurarsela o quanto meno di utilizzare consiglieri competenti.

Ad esempio, gli ispettori AIFA che effettuano controlli presso le aziende produttrici non hanno nemmeno una conoscenza di base minima di ciò che stanno ispezionando. Ciò che sto accennando è solo la punta dell’iceberg della mala gestione sanitaria in materia di Omeopatia.

Io ho intrapreso un’azione legale contro il ministero della sanità e AIFA per ottenere soddisfazione e interrompere questa ingiustificata spirale asfissiante per pazienti, professionisti e produttori. L’obiettivo è quello di far gestire questo ambito sanitario da personale di provata competenza, ripristinando la disponibilità al paziente e al prescrittore della totalità della Materia Medica Omeopatica cioè della Farmacopea omeopatica (significa che in Italia attualmente è improbabile riuscire a trovare i rimedi Omeopatici di prima necessità e questa situazione deve essere rapidissimamente sanata).

Quando è iniziato questo processo di svilimento e impoverimento dell’Omeopatia, e perché secondo lei?

Ci sono opinioni diverse, ma possiamo datare l’inizio a quattro anni fa con la ratifica europea delle nuove normative sulla costruzione dei farmaci, che parificano gli Omeopatici e gli allopatici come procedura costruttiva.

Un’altra corrente di opinione identifica l’inizio dell’attuale situazione critica nel momento in cui le grandi multinazionali hanno constatato il trend crescente del business Omeopatico. Una della argomentazioni preferite dai detrattori dell’Omeopatia è la cosiddetta mancanza di prove scientifiche che ne confermino l’efficacia.

Come si potrebbe obiettare a una posizione di questo tipo?

Rispondere a questa domanda è veramente difficoltoso perché presuppone il colloquio con qualcuno che non ha la minima idea dell’argomento, perché nel caso contrario non porrebbe il problema.

Accennerò solamente all’utilizzo dei rimedi Omeopatici in veterinaria e botanica, ai milioni di persone che utilizzano i rimedi omeopatici, alle migliaia di medici che li prescrivono, alle aziende, multinazionali e non, che li producono.

Il punto di vista della classe medica sui rimedi Omeopatici è palesemente diviso. Da una parte ci sono sempre più medici che la abbracciano e dall’altra altrettanti che la ridicolizzano o la snobbano. Come tutte le “scienze”, anche la medicina in realtà non ha poi molti punti fermi e l’indottrinamento omologante trova fortunatamente un ostacolo nella libera espressione dell’intelligenza umana.

Dove affondano le radici del monopolio dell’esercizio della professione medica? È possibile scardinarlo o indebolirlo?

Ho da sempre sostenuto che la formazione universitaria sia il vero cardine della preparazione del medico. È facilmente deducibile che l’insegnante insegna ciò che sa, né potrebbe essere diversamente. È opportuno che l’università si apra all’insegnamento di tutte le metodiche mediche e che questo insegnamento sia gestito da docenti qualificati e non da millantatori approssimativi.

Qual è la situazione dell’Omeopatia nel resto d’Europa? Esiste un “paradiso Omeopatico”?

È sufficiente documentarsi sugli insegnamenti universitari nel resto d’Europa e sulla distribuzione dei praticanti nei vari Stati componenti, nonché sulle statistiche di utilizzo dei rimedi Omeopatici da parte delle varie popolazioni, per avere un quadro chiaro della situazione nei vari Stati.

Certamente, con queste poche righe, non si può considerare esaurito il filone: mi auguro costituiscano spunto per ulteriore informazione e approfondimento per chi diffonde e per chi legge.

L’argomento è di interesse comune e le azioni che lo riguardano ci toccano tutti fino nell’intimo della salute del nostro nucleo familiare, baluardo di una società sana.

 

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Articolo tratto dalla rivista nr. 37


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