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3 motivi per produrre sapone in casa

Perché produrre sapone in casa? Ecco solo 3 dei tanti perché...

Liliana Paoletti - 20/12/2011




Produrre da sé il sapone è un vantaggio in termini economici, di salute della persona e di impatto ambientale: scopriamo perché.

Salute
• L’uso dei detersivi può favorire la comparsa di patologie di diversa natura o peggiorare quelle già esistenti. Le più comuni sono le dermatiti da contatto e a seguire le dermatiti allergiche. Le prime sono provocate dal contatto continuo con i detersivi, e come conseguenza del potere irritante che i detersivi esercitano; le seconde possono dipendere da alcuni elementi che compongono il detersivo stesso. Inoltre il contatto continuo con acqua e detersivo può macerare la pelle e alterare la superficie cutanea creando condizioni favorevoli all’insorgenza di infezioni batteriche e fungine. Dermatiti da contatto e allergiche si possono manifestare
anche indossando indumenti puliti. Seppure lavati e risciacquati bene, sugli indumenti rimangono residui chimici imprigionati tra le fibre dei tessuti stessi. Prurito e arrossamento sono manifestazioni indicative
della sofferenza cutanea verso le sostanze chimiche contenute nei detersivi.
• Ricordo infine le patologie respiratorie, quali l’asma allergica. I profumi sintetici, che abbondano in detersivi,
ammorbidenti, profumatori per ambienti, insetticidi e spray in genere, possono scatenare veri e propri attacchi respiratori.
• Occhi arrossati e raffreddori sono altri sintomi di intolleranza e sensibilità ai profumi.

Impatto ambientale
La produzione, l’uso e lo smaltimento dei detersivi generano un forte impatto ambientale.
Da non sottovalutare:
1) l’energia impiegata per i lunghi percorsi (anche migliaia di chilometri) che le materie prime devono affrontare
per raggiungere le fabbriche;
2) il sacrificio di animali per la produzione di detersivi e saponi e per la ricerca;
3) l’energia impiegata nella lavorazione e nella produzione dei detersivi;
4) le scorie prodotte per la lavorazione dei detersivi;
5) l’energia necessaria per fabbricare flaconi ed etichette destinati a contenere i detersivi;
6) le materie prime impiegate per la produzione dei flaconi, quasi tutti di plastica;
7) le scorie prodotte dalla produzione dei flaconi;
8) l’energia necessaria affinché il prodotto finito possa raggiungere il punto vendita, dopo aver percorso una serie di passaggi intermediari;
9) l’inquinamento provocato dall’uso stesso dei detersivi una volta utilizzati in casa;
10) la produzione di rifiuti dagli imballaggi, spesso in plastica non biodegradabile;
11) lo smaltimento dei contenitori che, anche se differenziati, richiedono ulteriore energia per essere riciclati.

Vita acquatica

I pesci sono le prime vittime dell’industria dei detersivi.
I detersivi, quando presenti in acque dolci in una certa quantità, possono essere tossici per tutta la vita acquatica
in genere.
I detersivi distruggono lo strato di muco protettivo che ricopre i pesci a protezione di batteri e parassiti e ne danneggiano le branchie.
Basse concentrazioni di detersivo (intorno a 5 ppm) sono sufficienti ad ucciderne le uova, mentre in acque con concentrazioni di detersivo intorno a 15 ppm la maggior parte dei pesci non sopravvive.
Sequestranti, sbiancanti, addensanti, riempitivi, enzimi, profumi e altro presenti nei detersivi riescono a:
1) solubilizzare i metalli pesanti dei depositi marini;
2) contaminare i pesci e così le loro carni destinate poi all’alimentazione umana;
3) accumularsi nei tessuti dei pesci;
4) impedire la crescita di flora e fauna marina;
5) favorire la crescita esagerata di alghe con conseguente morte di animali acquatici;
6) alterare il senso di orientamento dei pesci;
7) accumularsi in fegato e reni degli animali e nelle radici delle piante.

Tratto da Saponi e detersivi naturali (Arianna Editrice, 2011).

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