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Sistema bancario e risparmio gestito: come si difende il risparmiatore?

Intervista a Beppe Scienza - tratto da Consapevole 14

Beppe Scienza - 20/03/2008




Tratto da Consapevole 14

«Tiro giù la bilancia della loro giuria e ne mostro i pesi truccati». Con questa citazione di Bertolt Brecht (dalla poesia “Scacciato per buone ragioni”) si apre il libro di Beppe Scienza La pensione tradita: una dichiarazione di intenti – quella di mettere a nudo i tantissimi lati oscuri dei fondi pensione e del risparmio gestito – e di personalità – quella di un uomo che non ha paura di dire come stanno le cose e che ha il pregio di farsi capire da tutti. Con un linguaggio chiaro e una verve acuta ci parla non solo di risparmio gestito, ma anche del rapporto tra sistema bancario e potere politico.

Parliamo di banche: che ruolo giocano nel nostro paese? Come si comportano nei confronti dei risparmiatori?
In Italia la banca per il risparmiatore si è trasformata nel suo peggior nemico: giocando anche sulla sicurezza che hanno per i depositi (l’ultimo fallimento di una banca italiana risale al 1929) hanno sfruttato questa loro “fama di sicurezza” per aggredire i risparmi degli italiani, soprattutto con i prodotti del risparmio gestito, ora anche con la previdenza integrativa e le loro obbligazioni. Il cliente della banca viene regolarmente indirizzato verso prodotti peggiori dei titoli di stato e delle azioni stesse: la banca guadagna sui risparmi dei clienti causando loro un danno.

Banche, assicurazioni, società di gestione del risparmio: possiamo parlare di lobby?
Non parlerei di lobby, ma piuttosto di un tacito cartello, di un’alleanza a danno dei risparmiatori.

Perché nessuno difende i risparmiatori?
Prima di tutto bisogna dire che la materia è, di per sé, complessa. Secondo: l’industria del risparmio gestito influenza fortissimamente, quasi controlla, l’informazione: pilota con la massima facilità gli articoli sui giornali. In che modo: con la pubblicità; ma anche mandando veline che descrivono il determinato prodotto finanziario, perché se un prodotto è complicato il giornalista non sa spiegarlo e la velina gli fa comodo; invitando i giornalisti a convention lautamente pagati. Ci sono vari modi, l’influenza è trasversale, complessa: ma il fatto resta. Basta leggere uno degli articoli de “il Sole 24 Ore” o de “Il Mondo”: sono piene di dichiarazioni dei gestori e di frasi tratte dal mondo pubblicitario. Sul mio libro (La pensione tradita) ci sono diversi esempi al riguardo, si veda il caso di San Paolo che aveva dichiarato che avrebbe tolto la pubblicità a “Milano Finanza” perché gli articoli del giornale non gli piacevano.
Inoltre la banca gioca su un altro fattore, un fattore che in linea di principio sarebbe scorretto: la banca sa i soldi che uno ha, conosce i risparmi che uno ha, sa quando gli arriva un eredità. La banca usa questo fattore per vendere la propria merce. Sul fatto che sia lecito che la banca utilizzi queste informazioni si potrebbe anche discutere un po’. Per esempio, il San Paolo di Torino – lo dico ad alta voce senza problemi – mi ha più volte telefonato perché ha visto arrivare un bonifico di 10.000 o 20.000 euro sul mio conto.

È un comportamento che potrebbe, secondo lei, essere interpretato come una violazione della privacy?Secondo me sì: il fatto che loro vedano arrivarmi un bonifico non li autorizza a chiamarmi per propormi come investire il denaro.

Le banche in Italia sono trasparenti nei confronti del risparmiatore?
Le banche di per sé sono trasparenti, è il risparmio gestito che non lo è: fondi comuni di investimento, fondi pensione, gestioni. Ma il risparmiatore, se vuole, può ancora riuscire a rifiutare il risparmio gestito, può farne a meno: può acquistare titoli di stato o buoni postali fruttiferi – o quelli ordinari o quelli indicizzati all’inflazione, non altri.

E il risparmio gestito potrebbe, allora, diventare più trasparente? Come?
Certo: il risparmio gestito potrebbe diventare più trasparente nel momento in cui la legge gli imponesse maggiore trasparenza. La trasparenza è stata ridotta: la normativa imponeva maggiore trasparenza nel 1984 – quando partirono i fondi comuni di diritto italiano; da allora molti obblighi sono stati tolti. Il legislatore può imporre maggiore trasparenza al risparmio gestito, ma non l’ha fatto…

Secondo lei il fatto che il legislatore non abbia imposto maggiore trasparenza, non è indice di una commistione un po’ troppo stretta tra potere politico e potere bancario?
Il sistema politico è molto cauto nel prendere decisioni che potrebbero essere spiacevoli per le banche, anche perché ha bisogno delle banche quando c’è da fare qualche “salvataggio”: pensiamo a Telecom, Alitalia o simili. Il potere politico, in qualche maniera, deve tenersi buone le banche, in questo senso possiamo dire che le banche fanno attività di lobby, esercitano pressioni.

Quali sono le strategie che il risparmiatore può mettere in pratica per auto-garantirsi e difendersi dal risparmio gestito? Fare da sé? Essere informato? Procedere con i piedi di piombo? Storcere il naso di fronte ad offerte presentate come “estremamente vantaggiose”?
Conta più la forza di carattere che la competenza. Si va in posta e si dice “io voglio i buoni fruttiferi indicizzati all’inflazione”. L’impiegato dirà “ma abbiamo quelli indicizzati a…”. “No” bisogna rispondere “io voglio quelli indicizzati all’inflazione”. Ti diranno che valgono di meno e, ancora una volta dovrai dire che vuoi proprio quelli: e alla fine te li devono dare.
Bisogna avere carattere: ma è proprio il carattere che ha salvato tanti dal risparmio gestito.
Se il 40% del risparmio è in mano al risparmio gestito, significa che il 60% non lo è. Cosa ha salvato quel 60%? Non certo particolari e specifiche competenze, ma una sana ed istintiva diffidenza.
Cosa ha salvato gli italiani dall’aderire in massa ai fondi pensione quando tutti dicevano di aderire? Una sensazione ad istinto più che chissà quali conoscenze in materia economico finanziaria.

Ci difendiamo diffidando ad oltranza di tutto ciò che viene pubblicizzato oltre misura?
Certamente è uno degli elementi che permettono di intuire le cose da evitare. Ricordo che, a proposito di TRF e fondi pensione, mi scrisse un ingegnere di Terni dicendomi: “tutti mi dicono di aderire, proprio per questo la cosa mi puzza di bruciato”. L’istinto ci può salvare. Le valutazioni non tecniche possono essere giuste, e salvarci da alcune trappole.

 

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Categorie: Politica e Informazione








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