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Stress e ansia

Come disinnescare i sistemi di allarme dell’organismo alla base dello stress cronico

Vincenzo Valesi - 31/10/2013




Il termine stress, che in inglese significa letteralmente “strizzamento”, si riferisce a tutti quei fenomeni che avvengono nel nostro organismo in risposta a stimoli di varia natura, esterni e interni e che, percepiti come pericoli, presunti o reali, dal nostro sistema di regolazione, attivano una serie di reazioni coinvolgenti Psiche, Sistema Nervoso, Endocrino e Immunitario, secondo una relazione orizzontale e parallela.

Di fronte a eventi potenzialmente o realmente pericolosi per la sopravvivenza, l’organismo inserisce una specie di “pilota automatico” estremamente sofisticato, ma anche suscettibile di “esplodere” e di esaurirsi quando la capacità di resistenza è sopraffatta dall’intensità dell’aggressione (concetto di sovraccarico allostatico). I fattori causa di stress (stressori) si dividono in cognitivi (quelli che si associano a emozioni) e non cognitivi (chimici, fisici, metabolici, infettivi).

È bene sottolineare che, almeno per quanto riguarda gli stressori cognitivi, l’azione patogena è relativa; cioè non dipende tanto dalla loro importanza oggettiva, ma è soggettivamente legata alla chiave di lettura degli eventi, a sua volta correlata a fattori culturali, da parte dell’individuo visto con le sue caratteristiche costituzionali e il suo vissuto: il che definisce l’identità psicobiologica.

L’integrazione di tali fattori avviene a livello dell’ipotalamo e porta all’attivazione di una risposta complessa psico-neuro-endocrinaimmunitaria che si estrinseca attraverso due vie:

L’ansia

Come correlare l’ansia ai meccanismi dello stress? L’ansia è sostanzialmente una forma di paura, emozione che spesso non ha un obiettivo cosciente, ed è quindi collocabile fra gli stressori cognitivi. È certo più facile difendersi da un nemico conosciuto che da uno che sfugge alla nostra capacità di percezione, ma che pure mette in allarme il nostro sistema di regolazione omeostatica.

Esistono paure biologiche: quella della fame, della sete, del non poter riprodursi, della morte per soffocamento o per altra causa; e paure indotte dalla cultura e dal giudizio: come quella di essere rifiutati dal proprio clan per aver trasgredito le sue regole sociali. Per l’uomo primitivo essere rifiutato significava confrontarsi da solo con un ambiente ostile da cui poteva derivare morte per fame o sete, per sopraffazione da parte degli elementi della Natura o per opera degli animali predatori o dei nemici.

La paura del giudizio come causa di stress e ansia

Tali regole, lungi dall’essere sintoniche con la biologia, sono finalizzate all’instillazione nel cervello di ogni essere umano del senso di colpa da cui deriva la paura del castigo/rifiuto da parte del clan.

Poco conta se ciò si realizzi attraverso misure di contenzione, soppressione fisica o isolamento socio-culturale: il risultato finale è quell’emarginazione che, per l’uomo primitivo che ancora alberga nella memoria biologica dell’uomo del Ventunesimo secolo, significa morte sicura ad opera di belve, insulti atmosferici o aggressione da parte di individui di clan rivali.

Il senso di colpa protratto e strutturato è quindi uno dei principali fattori che attivano l’asse cognitivo dello stress, e che, attraverso l’ipercortisolemia cronica, si traduce in una cronica attivazione del braccio del sistema immunitario che causa infiammazione (T-Helper 2) a spese di quello che ci difende da aggressioni virali e dall’insorgenza di neoplasie.

Ne consegue l’opportunità pedagogica ed etica di sostituire modelli culturali basati sul giudizio con modelli culturali più tolleranti e basati sull’osservazione.

La memoria di un trauma

Altro fattore importante di stress cognitivo, correlato alla paura di morire, è la memoria di traumi riferibili a problematiche di sopravvivenza, anche risalenti alla vita intrauterina o al momento della nascita, e in quest’ottica un ruolo molto importante è svolto dall’amigdala e dall’ippocampo.
Non solo, ma sappiamo anche che lo stress della madre durante la gestazione iperattiva i sistemi dello stress del feto, imprintandoli a una risposta esaltata, una upregulation che permane poi tutto il resto della vita extrauterina dell’individuo.

La memoria di ogni trauma viene registrata (come per esempio nel caso del postraumatic stress disorder) nell’amigdala, che la invia all’ippocampo con lo scopo di elaborare una serie di risposte corporee finalizzate a creare un equilibrio, rappresentato spesso proprio dal sintomo. I traumi psichici non si cancellano mai.

Nello stress avviene anche una desincronizzazione dei ritmi biologici, perché l’eccesso di cortisolo surrenalico destruttura l’attività recettoriale dell’ippocampo. Ne derivano insonnia, difficoltà di memoria, anomalie nel ritmo circadiano della pressione arteriosa e del cortisolo stesso, disturbi del comportamento sessuale.

Le tecniche corporee come aiuto fondamentale

Se la memoria del trauma non cancellato che mantiene la paura/ansia richiede una risposta di estinzione rappresentata dal sintomo (e quindi la risposta non può essere cancellata perché è una risposta fisiologica finalizzata a salvare la vita), la soluzione più plausibile è vicariarla, cioè sostituirla fornendo al sistema un nuovo motivaschema più vantaggioso che parte dalla periferia, attraverso tecniche corporee, di respirazione, tecniche di rilassamento e meditazione, training autogeno, EFT, recitazione di mantra, visualizzazioni, yoga.

Questo lavoro di informazioni rassicuranti dal corpo alla mente è definibile come somato psichica per agire sulla psicosomatica. Non a caso nello yoga per esempio si dice: la mente non può curare se stessa, la mente si cura col respiro.

La presa di coscienza

Un’elaborazione cosciente corticale permette di “digerire” la memoria del trauma, che se rimane nel sistema confinata nel “limbo” cortocircuita con risposte automatiche pertanto incoscienti: da qui l’importanza anche di tutte le tecniche finalizzate alla presa di coscienza e alla consapevolezza. Infatti, come detto sopra, il nemico più difficile è quello invisibile.

Esiste un altro tipo di stress molto significativo dal punto di vista esistenziale: è lo stress legato al fatto di non aver potuto realizzare il proprio progetto di vita.

Il dottor Edward Bach diceva che alla nascita iniziamo a dipingere un quadro, dove poi tutti vogliono mettere mano o naso, distogliendoci dal progetto originale; e proprio da questo tradimento, da questa deviazione dal programma esistenziale, derivano tutte le malattie.

Brain Rewarding System

Il Brain Rewarding System è il sistema di ricompensa cerebrale, che si attiva proprio per la necessità di difendere il nostro cervello “infiammato” dall’incendio di cortisolo e catecolamine, conseguenza dell’eccesso di stress cronico.

Questo sistema è basato sulla produzione di piacere attraverso varie soluzioni: mangiare, godere degli amici, ascoltare musica, leggere libri che ci piacciono, fare sesso, farci massaggiare, dedicarci comunque ad attività che reputiamo piacevoli; e il nostro cervello è programmato per attuare comportamenti finalizzati a provare nuovamente il piacere conosciuto.

Un gruppo importante di cellule nervose, contenenti dopamina, presenti nell’area tegmentale ventrale (VTA), sopra al tronco encefalico, manda messaggi “di piacere” alle cellule nervose del cosiddetto nucleo accumbens, una struttura del sistema limbico, e alla corteccia cerebrale prefrontale, che le interpreta come piacevoli e tranquillizzanti, e questo favorisce il disinnesco dei meccanismi dello stress.

Tale meccanismo naturale di motivazione non è quindi di per sé patologico, perché favorisce anche la creatività e l’evoluzione dell’individuo e del clan, ma nello stesso tempo può rappresentare la base di tutte le dipendenze: da quella verso i carboidrati, all’alcool, a quella da tabacco, a quella da videoterminali e da gioco d’azzardo, a quella per le droghe leggere o pesanti, o verso comportamenti e ideazioni sessuali compulsive, soprattutto in un cervello cronicamente stressato che non riesce a svincolarsi dal giro vizioso di un “dialogo interno” per lui svantaggioso e conseguentemente fonte di mantenimento di una iperattivazione cronica dei sistemi di allarme.

Ritrovare la calma con i Fiori di Bach

 

RESCUE REMEDY Impatiens, Clematis, Rock Rose, Cherry Plum, Star of Bethlehem.

Effetto calmante e stabilizzante in una vasta gamma di situazioni di tensione tra cui nervosismo ansia e stress derivante da crisi di sconforto, grossi spaventi, isteria, angoscia e disperazione. Anche situazioni di tensione minori come dover affrontare discussioni animate, sostenere degli esami, parlare in pubblico o sottoporsi a colloqui di lavoro.

STRESS STOP Black-eyed Susan, Bottle Brush, Boronia, Bush Fucsia, Crowea, Jacaranda, Little Flannel Flower, Paw Paw.

Aiuta a rilassarsi e ad eliminare stati d’ansia, attenuando gli effetti dello stress. Favorisce l’armonizzazione dei ritmi biologici e migliora la qualità del sonno. Promuove calma e stabilità, migliorando la capacità di gestire nel modo migliore le faticose attività quotidiane.

 

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Articolo tratto dalla rivista nr. 34


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Categorie: Critica al Sistema Sanitario,Crescita Personale

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