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Studiare è un gioco da ragazzi

Un nuovo ed efficace metodo per fare i compiti in modo facile e veloce

- 24/11/2014





Le tecniche che possono aiutare chi deve imparare ci sono e funzionano, ma purtroppo sono sconosciute ai più.

L’assurdo è che la conoscenza dei metodi di apprendimento manca proprio nell’ambiente scolastico, ovvero là dove se ne avrebbe più bisogno. Non certo per cattiva volontà degli insegnanti ma, semmai, perché il nostro sistema scolastico non è ancora adeguato e pronto ad accogliere metodi che all’estero sono sicuramente più diffusi e compresi.

L’uomo evolve costantemente e con lui le cose che lo circondano.
Senza andare tanto indietro nel tempo, ma solo di una ventina di anni fa, notiamo un cambiamento enorme in quasi ogni cosa che utilizziamo: 

  • dal cellulare allo smartphone;
  • dalle auto di allora alle auto di oggi dotate di ogni tipo di comfort e sistemi di controllo elettronico
  • dai primi computer lenti e giganteschi con sistema operativo DOS a quelli ultrasottili e velocissimi di ultima generazione.

E per quel che riguarda lo studio?
Trent’anni fa si studiava su un libro (sottolineato o evidenziato) e oggi… si studia ancora su un libro che va sottolineato o evidenziato. 

È evidente che abbiamo perso qualcosa per strada: noi siamo cambiati, la tecnologia è cambiata con noi ma le tecniche di apprendimento no. (Fig.1) 



Coinvolgimento e programmazione: le nuove parole d’ordine dell’apprendimento 

Diventa fondamentale quindi, l’introduzione di metodi di studio più coinvolgenti e attivi che non si fermino al semplice ascolto passivo di un docente che parla.

Inoltre, è importante la pianificazione settimanale e mensile dello studio: bandita l’improvvisazione sia in classe sia a casa.

Puntiamo all’efficienza e alla minimizzazione degli sforzi.

Fortunatamente oggi abbiamo studi e ricerche che ci fanno capire, ad esempio, l’andamento della ritenzione delle informazioni nella nostra mente.

Osservando l’immagine a lato si capisce quanto la pausa sia importante. La pausa ogni 40 minuti aumenta l’efficacia dello studio.

È esattamente come nello sport e nello sport il tempo di recupero è parte dell’allenamento. Se salto il tempo di recupero il giorno dopo sarò meno performante.

Lo stato di Flow 

Inoltre, se non si ha metodo, chi si trova alle prese con lo studio rischia di trovarsi a vivere delle emozioni che non lo aiutano per nulla. Durante la fase di acquisizione delle informazioni ci sia annoia e in altri momenti si prova ansia o stress.

Ci spiega meglio questo concetto lo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi con lo stato di Flow. (Fig. 2) 

Come mai quando facciamo qualcosa che ci interessa riusciamo a rimanere concentrati per ore senza neanche renderci conto del tempo che passa?

Questo accade quando siamo completamente coinvolti in qualcosa e ci sentiamo messi alla prova, quando vogliamo dimostrare la nostra abilità nel fare qualcosa e ottenere un risultato che sentiamo essere alla nostra portata ma che allo stesso tempo richiede moltissimo impegno per essere raggiunto.

In questa situazione la nostra mente si trova in uno stato chiamato di Flow dove perdiamo la consapevolezza del tempo e ci sentiamo totalmente coinvolti in quello che stiamo facendo: mai ci verrebbe in mente di interrompere. 

Ma che cos’è che ci porta in questo stato mentale? Questo stato si riproduce fondamentalmente ogni volta che il livello di abilità a noi richiesta è proporzionato al livello di difficoltà della sfida che dobbiamo affrontare.

Per rendere più chiara la situazione facciamo un esempio.

Immagina un direttore vendite che non sa l’inglese e a cui viene chiesto di tenere il discorso alla rete commerciale in inglese. È chiaro che uscendo dal dominio delle cose che sa fare gli creiamo un forte stress: avrà paura di fare brutta figura. 

La stessa cosa succede al bambino durante l’interrogazione quando sa di non essere preparato, di non riuscire a ricordare, di non essere capace di esporre come vorrebbe le informazioni studiate il giorno prima. Chiaramente vorrebbe evitare questa situazione. Non potendo farlo e trovandosi in forte disagio, assocerà all’esperienza un’emozione negativa.

In modo analogo immagina una situazione opposta, come ad esempio un atleta molto “performante” cui viene richiesto di competere in una categoria di un livello decisamente inferiore al suo. Un calciatore di serie A che si trova a giocare in una squadra locale di adolescenti.

Sicuramente si annoierà e paradossalmente non darà il meglio di sé per far vincere la propria squadra. 

La stessa cosa può succedere a un direttore di azienda che venga messo a fare le fotocopie e anche a un bambino a scuola, se trova la lezione noiosa. Con la sua creatività incredibile e il suo livello di energia altissimo, è chiaro che stare seduto fermo per ore, davanti a una persona ferma che parla di argomenti che non gli interessano, diventi una cosa estremamente frustrante. 

La prima cosa da fare quindi è avere la consapevolezza che esistono delle tecniche che permettono di imparare molto velocemente qualsiasi tipo di informazione. 

La seconda è iniziare a scoprirle. 

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Articolo tratto dalla rivista nr. 39


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Categorie: Crescita Personale,Naturalmente bambini e genitori





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