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Tasse, corruzione, debito pubblico: un'unica causa

Marco Della Luna - 31/05/2007




Lavoriamo sei o sette mesi l’anno solo per pagare le tasse a uno Stato inefficiente e corrotto, e la maggior parte delle tasse va a pagare interessi sul debito pubblico, mentre per ricerca scientifica, servizi, politiche sociali rimangono solo le briciole; e mentre leggiamo che pubblici amministratori, che si dichiarano sociali, cristiani, di sinistra, democratici, senza passare per un dibattito popolare, pianificano la shoà per inquinamento e cancro dei loro stessi elettori a beneficio di interessi economici non si sa bene di chi (mi riferisco al caso del Turbogas, o meglio Turbocancro, cui è dedicato il fondo della Voce del 5 u.s. a firma di Giulio Cuccolini).
Questa situazione può sembrare pazzesca, assurda, ma non lo è: essa è stata creata e viene mantenuta per interessi ben precisi e riconoscibili.

Le Banche Centrali, come la Banca Centrale Europea (ossia, quelle che emettono il denaro e fanno credito alle altre banche e allo Stato), sono società per azioni di proprietà privata le cui proprietarie-azioniste sono complessivamente banche e società o soggetti privati, spesso assai ben mascherati. Esse emettono in un anno denaro - supponiamo, per un valore 100 miliardi di Euro - per prestarlo allo Stato e alle banche di credito (all’emettere denaro equivale, a questi effetti, il far credito allo Stato e alle banche di credito).

Ciò facendo, la Banca Centrale, unilateralmente, senza nulla dare, si 'dona' un valore (potere di acquisto) pari a 100 miliardi: si arricchisce di 100 miliardi, incrementa gratis il proprio patrimonio. Perciò dovrebbe segnare 100 miliardi nell'attivo del suo bilancio, e pagare su 100 le tasse - cioè dovrebbe pagare circa 30 miliardi. E, siccome emette denaro che presta anche alle banche di credito, diciamo altri 100 miliardi, dovrebbe pagare le tasse anche su questa autocreazione di ricchezza. Totale tasse: circa 60 miliardi.  Oltre alle tasse dovute sugli interessi percepiti a seguito dei prestiti.

Non sto suggerendo che la Banca Centrale dovrebbe pagare le tasse sul denaro che emette -se lo facesse, scaricherebbe a valle il costo- ma sto affermando che essa dovrebbe essere proprietà del popolo. Però, se pagasse queste tasse, e se pagasse le tasse sul suo principale asset patrimoniale, che è lo stesso potere monopolistico di emettere soldi e credito, donatole dallo Stato - se pagasse le tasse su questi elementi attivi, rapidamente il debito pubblico degli Stati si azzererebbe. E, siccome, nei Paesi occidentali, il 30-60% delle tasse viene pagato in conto di interessi sul debito pubblico, la nostra vita pratica cambierebbe rapidamente: lo Stato avrebbe i soldi per fare tutte le opere sociali, la ricerca scientifica, le infrastrutture, etc.

Invece, la Banca Centrale non segna quell’aumento della sua ricchezza nel passivo: - 100 miliardi (come ai tempi in cui l’emissione era coperta dal valore aureo -la c.d. riserva-, sicchè si metteva all'attivo patrimoniale la riserva, e al passivo il valore nominale dell'emissione - ma ora la riserva non c’è più e il denaro non è più convertibile in oro, dal 1929 circa, è solo pezzi di carta stampati). Così, non solo non paga tasse su questo importo attivo, ma, per giunta, lo detrae dagli altri ricavi (interessi), evitando di pagare le tasse pure su questi.

Quanto sopra spiega il fatto, altrimenti assurdo, che la Banca Centrale e (talora) le altre banche prestano soldi a un tasso di interesse pari o inferiore al tasso di svalutazione reale: esse guadagnano il 100% sull'emissione - è questo il grande, fraudolento guadagno.

Inoltre, se la Banca Centrale emette e presta 100, le dovrà essere ritornato, alla fine, mediamente 200, considerati gli interessi. Ma quel 100 in più dovrà a sua volta provenire, ultimamente, dalla Banca Centrale, ossia dovrà essere preso a prestito -producendo un ulteriore guadagno del 100% in favore della Banca Centrale, ossia dei suoi proprietari. E su di esso dovranno essere pagati gli interessi - e via così, fino alla follia collettiva del vivere per pagare tasse e debiti. Debiti che, dovendo essere rimborsati con interessi, quindi con ulteriore indebitamento, non potranno mai essere rimborsati: il debito a interesse non si può, logicamente, estinguere con moneta presa essa stessa a debito. Il debito complessivo in moneta-debito non può che aumentare e i debitori possono rimborsarlo solo cedendo il loro lavoro e il loro patrimonio.

Questo è il quarto Potere, il Potere Bancario, quello reale, mondiale, sovranazionale, indipendente dal controllo della politica, come sancisce l’art. 107 del Trattato di Maastricht in favore della Banca Centrale Europea (dei suoi padroni), che fa di questa una sorta di stato estero e sovrano rispetto alla UE, il quale a quest’ultima impone le proprie decisioni.

Se venisse nazionalizzata la proprietà della moneta e la facoltà di emetterla, lo Stato non sarebbe più a debito, ma emetterebbe la moneta che gli serve senza pagare interessi. Non vi è alcun senso nel tenere una Banca Centrale, per giunta privata, a cui lo Stato regala il monopolio per l'emissione del denaro, e in cambio riceve... debito di capitale e interesse, e per giunta, permettendo quel sistematico, colossale trucco di bilancio (consistente nell’indicare come perdita ciò che è, al contrario, guadagno netto), perde un enorme gettito fiscale, che va invece a moltiplicare la ricchezza dei padroni delle banche, ossia il loro potere di acquistare i beni della collettività e di condizionare la sua politica.

Perchè lo Stato regala a un gruppo di azionisti privati il diritto di arricchirsi unilateralmente, senza niente dare, a spese della comunità e indebitando lo Stato stesso? Lo Stato lo fa non per beneficienza, ma perchè lo Stato, in realtà, è solo uno strumento, una facciata costruita da quei potentati privati con ben poca sostanziale democrazia, e che essenzialmente serve per aumentare la loro ricchezza, potenza, dominio sulla gente, per indebitarla verso di loro e per portarla docilmente a lavorare e vivere al loro servizio, camuffando la realtà. In fin dei conti, è a loro che paghiamo la maggior parte delle tasse.

In questo sistema, i politici (definiti da Ezra Pound “camerieri dei banchieri”), gli amministratori e i pubblici funzionari lavorano strutturalmente al servizio del capitale bancario (se non ci stanno, vengono boicottati e sostituiti), con la funzione di inscenare una finta dialettica democratica e una finta legalità (smentita dai continui scandali politico-bancari) al fine di ottenere consenso e obbedienza dei cittadini-contribuenti al sistema che li defrauda.  Dato che sono impegnati in siffatto ruolo, basato sulla frode verso la gente comune, è inevitabile che tendano alla corruzione e all’abuso, ossia che cerchino di approfittare anche per sè stessi, oltre che per i loro mandanti - così come è inevitabile che le banche, anche le banche di credito, abbiano diritto di far quel che vogliono, strangolino piccoli e grandi imprenditori, assumano il controllo dell’economia.

Se qualcuno obietta che, qualora lo Stato potesse emettere denaro in proprio e non dovesse prenderlo a prestito da una Banca Privata, tenderebbe a emetterne troppo, producendo così una svalutazione, è facile replicare:
a) già così come stanno le cose, lo Stato tende a indebitarsi troppo, (quindi a indebitare troppo i cittadini) - il che è ancora peggio;
b) così come stanno le cose, la spesa dello Stato e le tasse dei cittadini vanno ad arricchire società private extranazionali, quindi impoveriscono i cittadini in favore di esse e li sottomettono al potere di esse (non può esistere sovranità politica senza sovranità monetaria);
c) se lo Stato emettesse moneta in proprio, si potrebbe limitare l'emissione con una norma costituzionale rigida;
d) anche se lo stato sovraemettesse, il valore di ogni emissione sarebbe accreditato, per legge, ai cittadini, come indennità o reddito sociale, secondo il disegno di legge del prof. Giacinto Auriti, già da anni depositato in Parlamento, che aspetta parlamentari abbastanza liberi dal potere e dagli interessi bancari, da portarlo in discussione.

Fonte: La Voce di Mantova, 19.05.04

 

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Categorie: Politica e Informazione




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