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ZeroRelativo. La community del baratto on line

Intervista a Paolo Severi, ideatore del sito www.zerorelativo.it. Il seguente articolo è tratto dalla rivista Consapevole 16 luglio/settembre 2008.

Monica Di Bari - 04/11/2008




Il seguente articolo è tratto dalla rivista Consapevole 16 luglio/settembre 2008.

Barattare oggetti e servizi: una buona pratica di decrescita che è possibile portare avanti, oggi, anche grazie all’utilizzo della rete. Internet ci dà una mano nel mettere in contatto “a distanza” domanda e offerta e nel creare uno spazio di buone pratiche che supera i confini del web. ZeroRelativo (www.zerorelativo.it) è un portale dedicato al baratto. Qui molti oggetti non muoiono in discarica, ma rinascono ad ogni scambio: vecchi sci, elettrodomestici, mobili, libri, cd, biciclette e molto altro. C’è anche la possibilità di barattare giorni in case al mare o in montagna oppure servizi e consulenze: Paolo, ad esempio, offre una consulenza gratuita per migliorare la qualità dell’acqua domestica e Monia, terapista, propone massaggi e trattamenti per la cervicale in cambio di lezioni di chitarra. I barter – gli utenti che barattano o donano all’interno di ZeroRelativo – possono scegliere se donare senza volere nulla in cambio, valutare in un secondo momento proposte, oppure indicare da subito nell’annuncio l’oggetto o la prestazione che desiderano ricevere in cambio. Bastano pochi clic per inserire il proprio annuncio, rispondere a quelli già presenti oppure semplicemente leggere informazioni approfondite sulla storia del baratto e su esperienze concrete di scambi non monetari.
Prendere in prestito, scambiare e barattare mettono in relazione le persone tra di loro e con l’Ambiente: riutilizzare gli oggetti è un passo importante per de-crescere l’incontrollata produzione industriale rivolta a un consumo di massa individuale; lo scambio è scelta obbligata per de-crescere le montagne di rifiuti che il sistema ci induce inconsapevolmente a produrre. Inoltre il baratto è decrescita perché ci riporta al tempo in cui le persone avevano bisogno l’una dell’altra per condividere – attraverso uno scambio equo e concreto – cibo, generi di prima necessità, saperi e conoscenze.
Contro la filosofia usa e getta, capace di distruggere legami sociali e l’ambiente in cui viviamo, Paolo Severi – ideatore di ZeroRelativo – racconta questa esperienza pratica, fatta di azioni concrete dentro e fuori dal web: ecco come un annuncio su ZeroRelativo “può valere più di mille parole”!

Ho letto che ZeroRelativo nasce da una tua idea. Puoi dirmi di cosa ti occupi e come hai avuto l’idea di promuovere una community del baratto?
Le mie esperienze lavorative provengono da un ambiente completamente diverso, ho sempre lavorato come barman e mi piace farlo; in passato mi interessavo a transizioni on line e mi ha affascinato l’idea di poter scambiare oggetti che non utilizzavo più con altro: un po’ come scambiare figurine, con la stessa leggerezza e la stessa soddisfazione. Un giorno ho venduto on line un divano a un euro: aveva un valore commerciale irrisorio, era “fuori moda”, ma in buono stato: piuttosto che buttarlo l’avrei scambiato volentieri, anche con un libro; da qui è scattata l’intuizione che mi ha portato a dar vita a una community del baratto. Internet – per la sua facilità d’interazione e per il contatto con potenziali milioni di persone – è l’unico mezzo in cui lo scambio può avvenire con rapidità, e con la sicurezza di trovare un punto d’incontro fra il tuo oggetto e l’oggetto di chi vuole scambiare con te.

Puoi dirmi qualcosa a proposito del nome del portale? perché hai scelto ZeroRelativo?
Mi piaceva un nome che contenesse lo “Zero”: come il valore di tante cose che, per logiche commerciali, sono fuori mercato. “Relativo” perché ognuno, attraverso il baratto, attribuisce a un oggetto il valore che ritiene più opportuno. L’unica aspetto “non relativo” è la passione con cui porto avanti questo progetto.

Quante persone hanno avuto accesso a ZeroRelativo e quanti baratti sono stati realizzati fino ad ora?
Siamo on line dal 12 dicembre 2006 e abbiamo avuto 100.000 visite, 2.300 barter iscritti e più di 3.200 annunci di baratto. I baratti realizzati finora sono 280. Considerato che tutto questo è avvenuto rispettando la nostra mission “a costo zero”, direi che i risultati sono stati buoni. Ora abbiamo in progetto un nuovo sito: più intuitivo e più veloce da usare.

In che modo, secondo te, il baratto via internet mette in relazione le persone?
I barter si mettono in relazione fra loro scambiando oggetti o prestazioni. Gli scambi non si basano su una compravendita economica e monetaria, ma richiedono una trattativa e argomentazioni “alternative” per poter raggiungere un accordo di scambio: questo crea un legame che può essere l’inizio di una conoscenza e di una collaborazione.

ZeroRelativo promuove anche delle occasioni di contatto diretto, in carne ed ossa, tra gli utenti? Puoi farmi degli esempi?
Quando è possibile cerchiamo di cogliere tutte le occasioni per uscire dal web. Abbiamo iniziato esponendo il nostro bannerone alla Fiera della Sostenibilità di Fano. Ad Alessandria abbiamo partecipato alla manifestazione Eco-Lavori; a Trento e Milano, a Fa’ la cosa giusta! L’occasione più recente è stata quella di Terra Futura, lo scorso maggio, a Firenze (qualcuno ha affermato che eravamo la vera novità della fiera): qui ci sono venuti a trovare tanti barter toscani ed è nato anche uno scambio off line che ci ha permesso di barattare un sacco di oggetti. Tra i baratti più divertenti ricordo quelli con i bambini: una bimba per il suo palloncino voleva tutto quello che era esposto: una vera affarista! Un altro bambino ha barattato il suo furgoncino trainato dalla corda con il libro delle fiabe. Apparentemente piccoli gesti, ma che racchiudono azioni importanti.
L’inserimento di un annuncio su ZeroRelativo ha un alto valore educativo e simbolicamente vale più di mille parole!

 

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Categorie: Decrescita




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Commenti

cosa cè da barattare?

franco cipriani - 8 febbraio 2012

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