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OGM, additivi e aromi. L’Europa nel piatto

Riuscirà l’UE a resistere alla pressioni delle multinazionali e degli USA? Il seguente articolo è tratto dalla rivista Consapevole 14 gennaio/marzo 2008.

La Redazione - 04/09/2008




Il seguente articolo è tratto dalla rivista Consapevole 14 gennaio/marzo 2008.

Possiamo davvero scegliere liberamente cosa mangiare oppure anche i metodi di etichettatura risentono dell’influenza delle multinazionali dell’agrobusiness? Un giorno non poco lontano mangeremo OGM senza esserne a conoscenza, oppure lo stiamo già facendo?

I titanici scontri Europa-Usa sul fronte sul fronte del biotech lasciano sempre meno spazio alle scelte consapevoli: come tutelare il nostro futuro alimentare?

Passano concetti strani in questi ultimo periodo. Passa il concetto che sia più salutare bere un succo di frutta addizionato di vitamine, coloranti e conservanti piuttosto che fare la fatica di spremersi due arance. Che sia una scelta saggia mangiare un pollo boiler che vive solo 35 giorni in un allevamento intensivo, piuttosto che allevarsi qualche animale da cortile a proprio uso e consumo. Che sia poco igienico prepararsi in casa l’impasto per la pizza (non si sa mai quali microbi mortali possano essere presenti sulle nostre mani!), e che sia dunque meglio comprarsi una bella margherita industriale, prodotta in uno stabilimento a cinquecento chilometri da casa, nel rispetto delle norme dell’igiene e della sicurezza.
«Nel Regno Unito – scrive Edward Goldsmith – un compiacente Ministro della Pubblica Istruzione ha tolto dai programmi ministeriali l’“economia domestica”, una materia che comprendeva la cucina, e l'ha sostituita con una versione modernizzata e tecno-intensiva. L’ha chiamata “tecnologia alimentare”, e anche la cucina è ora stata ribattezzata “unità di tecnologia alimentare”. Il programma adesso prevede l'insegnamento di come il cibo è fabbricato – non cucinato – nelle industrie. Viene sottolineato nel corso che questo e il modo più “efficiente” ed “economico” di produrre il cibo più nutriente, igienico e quindi più sicuro. Una delle cose che viene insegnata agli studenti nel loro corso di “tecnologia alimentare” è come si fa la pizza. Naturalmente devono usare ingredienti igienici e già pronti. Quando li hanno scelti, devono collegarsi a un computer, analizzare la pizza nei suoi “contenuti nutritivi” e progettare il contenitore di plastica più adatto, sul quale le informazioni nutrizionali, calcolate naturalmente dai computer, appariranno prontamente» (da "The Ecologist Special Report", giugno 2001. Pubblicato in "L’Ecologist italiano" n. 3, luglio 2005).

Il buon senso cede il posto all’etichetta
In materia di alimentazione e salute, la cancellazione del buon vecchio buonsenso sembra il principale obiettivo dell’industria alimentare, che preme sui governi nazionali e sulle istituzioni sopranazionali al fine di ampliare in maniera indiscriminata il mercato dei propri prodotti.
Rispetto a questa strategia, il consumatore ideale ha un senso del gusto omologato dal ripetuto consumo di merendine ai conservanti e carni agli antibiotici, non si fa troppe domande su quello che mette nel carrello della spesa, non legge le etichette e, se le legge, queste non devono dargli modo di capire cosa sta per mangiare.
È il caso degli aromi. Leggiamo cosa ci dice la Comunità Europea: «sull'etichetta degli alimenti che contengono aromi deve figurare il termine “aroma” seguito da una denominazione più specifica ovvero da una descrizione di quest'ultimo; il termine “aroma naturale” o ogni altra espressione equivalente va indicato sull'etichetta quando l'aroma deriva direttamente da una sostanza o da un preparato presente in una materia animale o vegetale. Se l'aroma è ottenuto tramite sintesi, ma è chimicamente identico all'aroma naturale, va indicato sull'etichetta che si tratta di un aroma identico all'aroma naturale» (www.europa.ue il portale dell’Unione Europea). Abbiamo dunque a che fare con aromi naturali, aromi natural-identici (ma di sintesi) e aromi artificiali. Peccato che poi in etichetta troviamo sempre e solo scritto “aromi”: molto spesso si tratta di miscele tra le tre diverse tipologie e gli aromi in questione non sono né totalmente naturali, né totalmente artificiali altrimenti dovrebbe essere specificato in etichetta. La dicitura “aromi artificiali” va dunque letteralmente scomparendo a favore del più neutro “aromi”: il consumatore, non più spaventato dalla presenza dell’aggettivo “articifiali” in etichetta, acquisterà – senza porsi altre spiacevoli domande – l’alimento aromatizzato. Al danno si aggiunge la beffa. E ce la fa notare Erich Schlosser nel suo libro Fast Food Nation: «Oggi gli aromi artificiali e naturali sono prodotti dai medesimi stabilimenti chimici […]. Definire uno qualsiasi di questi aromi ‘naturale’ richiede una certa flessibilità nei confronti del significato delle parole e una discreta dose di senso dell’umorismo».
L’Europa impone come cosa dove e quando etichettare con lo scopo di preservare gli interessi del consumatore: ne siamo proprio sicuri?

OGM: gli Usa alla conquista dell’Europa
La questione OGM parte di nuovo dall’etichetta. Mangiamo OGM e non lo sappiamo: non lo possiamo sapere. L’unica coltura OGM permessa in Europa è quella del mais, mentre è possibile l’importazione dall’estero di diversi prodotti contenti OGM, sia destinati all’alimentazione umana che animale. La presenza di OGM in un prodotto deve essere obbligatoriamente indicata in etichetta. Ma, «per i prodotti destinati all'alimentazione dell'uomo o degli animali, compresi quelli destinati alla trasformazione, le tracce di OGM sono ad essere esenti dall'obbligo di etichettatura se queste non superano la soglia dello 0,9% e se la loro presenza è involontaria e tecnicamente inevitabile» (www.europa.ue). È vero che lo 0,9% è una percentuale bassa. Possono dirci che è talmente basa che è come se non ci fossero. Eppure questo, e altri indizi, possono farci prevedere uno scenario futuro non proprio rose e fiori.
L’Europa rispetto agli Usa è molto più severa e restrittiva per quel che riguarda gli OMG: tra il 1997 e il 2004 – in conseguenza al rifiuto dei singoli stati membri dell’unione di autorizzare gli OGM sui propri territori e alla crescente impopolarità dell’opinione pubblica verso gli OMG – l’Europa ha messo in atto una vera e propria moratoria di fatto nei confronti degli organismi geneticamente modificati. Gli Stati Uniti – principale produttore di OGM – si sono fortemente opposto alla moratoria, appellandosi al mancato rispetto degli accordi sul commercio internazionale, in base ai quali sono un pericolo per la salute scientificamente documentato può essere barriera all’esportazione. E per quel che riguarda la pericolosità degli OGM sulla salute, studi non ce ne sono. L’Europa si è appellata e si appella tuttora la principio di precauzione, ma è sempre più difficile resistere alle pressioni: le potentissime industrie dell’agrobusiness e degli OGM (Monsanto, Dupont, Syngenta) vogliono chiaramente esportare in tutto il mondo i loro prodotti biotech senza l’obbligo di etichettatura, e sanno bene come influenzare gli organi soprannazionali.

L’unione prova a resistere
Da quando, nel 2004, è caduta la moratoria, l’Europa ha autorizzato l’importazione di 15 prodotti biotech. Il 25 ottobre 2007, mentre la Commissione europea dà il via libera all’importazione (ma non alla coltivazione) in Europa di una nuova barbabietola e tre nuove varietà di mais OGM, il Commissario per l’Ambiente Stavros Dimas sfida le aziende dell’agro-business rifiutando di autorizzare la coltivazione di due varietà di mais OGM, e dichiarandosi fortemente contrario anche alla nuove autorizzazione di importazione concesse.
La posizione di Dimas – anche se sostenuta dalla maggior parte dei paesi dell’UE – rischia di vacillare di fronte alla pressioni delle multinazionali, così come il principio di precauzione e di sicurezza adottato dall’Europa.
Ci aspetta un futuro di OGM nel piatto dunque. Un futuro in cui molto probabilmente non potremo sapere se gli alimenti che acquistiamo contengono organismi biotech, in cui il consumatore non avrà libertà di scelta e sarà costretto a nutrirsi di cibi la cui pericolosità sull’organismo umano e sull’ambiente non è stata vagliata. Di fronte al panorama che si prospetta all’orizzonte viene chiamata in causa la responsabilità e il buonsenso di ognuno di noi.
La via del locale è l’unica che ci resta, se vogliamo cercare si preservare la nostra sovranità alimentare e sperare in un futuro migliore: boicottare la grande distribuzione, autoprodurre il proprio cibo, acquistare il biologico e i prodotti della nostra terra dalle mani di chi li coltiva sono i pochi, ma potenti, mezzi che abbiamo per evitare un domani in cui saremo tutti schiavi di Monsanto.


Per saperne di più
Per una panoramica completa relativa alla normativa sugli OGM: http://it.wikipedia.org/wiki/Normativa_sugli_OGM.
“Sì al mais Ogm, scontro in Europa. Via libera all'import di tre nuovi tipi” di Alberto D’Argenio, articolo apparso su www.repubblica.it il 25 ottobre 2007.
“L’igiene contronatura dell'industria alimentare” di Edward Goldsmith. Tratto da The Ecologist Special Report, giugno 2001. Pubblicato in L'Ecologist italiano n. 3, luglio 2005. Traduzione di Nicholas Bawtree e Annarita Pescetelli. Disponibile on line su www.teddygoldsmith.com.

La difesa del cibo locale in rete
sovranitalimentare.net è il network che si fa portavoce della sovranità alimentare ovvero del “diritto dei popoli di scegliere il proprio modello di produzione, distribuzione e consumo del cibo”.
civiltacontadina.it: Civiltà Contadina è una organizzazione di volontari che, senza scopo di lucro, cercano, salvano e diffondono le storiche e locali varietà contadine italiane di sementi, alberi da frutto e una razza di polli.
semirurali.net: la Rete è nata il 26 luglio 2000 a Magliano Alfieri (CN), presso la cooperativa Cornale, fra coloro che, con i coltivatori e sul territorio, seguono azioni di conservazione e difesa dell'agrobiodiversità, in particolare del patrimonio genetico e storico di varietà di ortaggi, frutta e cereali locali. “Condividiamo una comune preoccupazione per i rischi di erosione genetica e culturale derivanti dall'espansione di monocolture, colture monovarietali e organismi geneticamente modificati e dalla conseguente perdita o riduzione del patrimonio varietale”.

Liberi da OGM
La Coalizione ItaliaEuropa – Liberi da OGM è un vasto schieramento costituito dalle maggiori organizzazioni degli agricoltori, del commercio, della moderna distribuzione, dell’artigianato, della piccola e media impresa, dei consumatori, dell’ambientalismo, della scienza, della cultura, della cooperazione internazionale, delle autonomie locali.
La sua prima iniziativa è la promozione di una Consultazione nazionale sul tema “Vuoi che l’agroalimentare, il cibo e la sua genuinità, siano il cuore dello sviluppo, fatto di persone e territori, salute e qualità, sostenibile e innovativo, fondato sulla biodiversità, libero da OGM?”, organizzata su tutto il territorio nazionale dal 15 settembre al 15 novembre 2007.
Per maggiori informazioni www.liberidaogm.org.

 

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Categorie: OGM,Alimentazione e salute


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