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Esercizi di intelligenza collettiva

L’economia partecipata per una vita oltre il capitalismo. Un progetto utopico, ma fattivo di democrazia diretta. Affinché i cittadini possano decidere delle risorse del territorio in cui vivono, soprattutto in materia economica e ambientale.

Paolo Coluccia - 31/08/2006




Esercizi di intelligenza collettiva

Paolo Coluccia

La razionalità perversa del capitalismo consiste nel credere che la crescita economica infinita sia la soluzione di ogni problema e che la mano invisibile del mercato possa trasformare i vizi privati in virtù pubbliche. «La realtà ci fornisce continuamente la prova contraria: la corruzione privata degenera in corruzione pubblica, il lucro – elevato al rango del fine dell’economia – finisce per contaminare le altre forme di legame sociale». Le teorie false e mistificanti di Lesther Turow sulla «costruzione della piramide della ricchezza» e della «crescita infinita» vanno chiaramente denunciate e contraddette, perché determinano una società «duale» (anche nelle stesse nazioni sviluppate) e un conflitto perenne tra i popoli, sublimato con la competitività che genera le guerre economiche, e che si esprime con forme d’aggressione ingiustificate e illegittime. Non dobbiamo permettere a simili falsità di continuare a prendere in giro la gente e i governi. Purtroppo ci riescono, spesso con la complicità di mass media privi di ogni scrupolo.

Parecon: Participatory Economics

Anche su questo, dunque, occorre un messaggio di speranza, per l’individuazione di un progetto utopico che cambi il modo di intendere e di vedere le cose, per salvaguardare dalle falsità gli esseri umani, per un mutamento d’opinione, per una radicale innovazione nella visione della società e della vita, per la nostra stessa salvezza e dell’intera umanità. Dobbiamo metterci alla ricerca di un nuovo paradigma socio-economico e culturale. Per questo dobbiamo oltrepassare il dogma dell’economicismo utilitaristico. Gli strumenti potranno sembrare deboli a prima vista, oppure potranno essere considerati semplicemente utopistici. Ma in ogni caso vorrei parlare del Parecon. Che cos’è? È la contrazione semantica di due parole inglesi: Participatory Economics. Economia Partecipativa.
Michael Albert ha scritto a questo proposito un testo molto importante dal titolo Il libro dell’economia partecipativa: la vita oltre il capitalismo, il cui manoscritto è stato attentamente rivisto da Andrea Sargent, un importante intellettuale utopico americano.
Individuati i modelli economici classici che hanno permeato la società negli ultimi tempi (capitalismo e pianificazione centralizzata), Albert propone un modello partecipato e condiviso della gestione sociale ed economica, contro ogni forma di potere derivante dalla proprietà privata dei mezzi di produzione o dalla centralizzazione pianificata degli stessi. Come possiamo sostituire l’economia dello sfruttamento (ambientale e delle persone) e dell’ingordigia incontrollata con un’economia basata sull’equità, sulla cooperazione e sulla solidarietà? Parecon risponde a questa domanda definendosi un modello progettuale aperto, orientato ad una progressiva razionalità partecipativa socio-economica. I suoi valori di base sono soprattutto quattro: solidarietà, diversità, equità, autogestione. Le sue caratteristiche principali sono:
• la proprietà sociale dei mezzi di produzione;
• i consigli autogestiti dei lavoratori e dei consumatori;
• le combinazioni bilanciate di mansioni;
• la remunerazione dell’impegno e del sacrificio;
• la pianificazione partecipativa.

Il fine generale è quello di portare la democrazia diretta in tutti gli aspetti della vita sociale delle persone, nella politica e nell’economia, nella produzione e nei consumi, nelle organizzazioni private e nelle istituzioni pubbliche, nella distribuzione delle risorse e nella partecipazione alla prosperità. Un progetto utopico, dunque, complesso ed articolato, che investe ogni forma del vivere quotidiano: la produzione partecipativa, il consumo partecipativo, il bilancio partecipativo. Spesso nel libro l’enfasi è ricercata, ma serve per stimolare la riflessione e la sperimentazione. Il modello è spiegato in maniera molto dettagliata nel volume, e sul sito Internet www.parecon.org è riportata l’esposizione del modello in termini matematici, che spiega il miglioramento qualitativo e quantitativo dell’allocazione e dell’equità nella produzione partecipativa rispetto agli altri modelli economici classici. «L’economia partecipativa – insiste Albert – combina proprietà sociale, allocazione tramite pianificazione partecipativa, struttura consigliare, combinazioni bilanciate di mansioni, remunerazioni dell’impegno e del sacrificio, autogestione partecipata e assenza di differenziazioni di classi». In particolare il Parecon consiste nel dotare i governi e le organizzazioni locali d’istituzioni certe che promuovano forme di democrazia diretta, tramite le quali i cittadini possano orientare ed influenzare i momenti decisionali che riguardano quegli aspetti collettivi delle risorse del territorio, soprattutto in materia economica, ambientale, dei trasporti e della salute. Il Parecon, oltre che contrapporsi nettamente al modello capitalistico e alla pianificazione centralizzata dell’ex URSS, si presenta come un modello aperto, in continua costruzione, un esercizio dell’intelligenza collettiva espressa dalle persone di paesi diversi, progetto a cui tutti sono chiamati a contribuire.

IL LIBRO
Michael Albert
Il libro dell'economia partecipativa
La vita dopo il capitalismo
Net, 2006
Pagine 384, € 10,00

Il libro dell’economia partecipativa è un programma di riforma economica alternativo al capitalismo, che si fonda sulla partecipazione di lavoratori e consumatori alle decisioni. L’economia partecipativa, originata da una sintesi tra i princìpi della sinistra libertaria e i movimenti di opposizione al neoliberismo, è costituita da una serie di proposte concrete e dettagliate per democratizzare tutti gli aspetti della vita economica, dalla produzione all’organizzazione del lavoro, dai consumi alla distribuzione delle risorse. Scritto come risposta a chi accusa gli oppositori della globalizzazione di sostenere tesi irrealizzabili, il saggio di Michael Albert dimostra che efficienza, produttività, flessibilità e innovazione sono possibili anche in un sistema economico in cui la ricchezza non è concentrata nelle mani di pochi. Michael Albert è cofondatore della casa editrice South End Press e della rivista online Z Magazine. Tra i più attivi giornalisti radicali statunitensi, è autore di numerosi articoli e saggi su temi economici e sociali, sulla globalizzazione e sulla guerra.
Una giusta distribuzione dei compiti richiede che ogni persona goda di una combinazione equa di effetti positivi e negativi sulla qualità della vita nel corso della giornata lavorativa o, se così non è, che siano remunerati conseguentemente. Cioé, perché una persona dovrebbe lavorare in condizioni piacevoli ed un’altra in condizioni orribili, a meno che la seconda non riceva una paga extra per compensare questo carico maggiore? Fortunatamente questo aspetto del Giusto Lavoro è già realizzato nella nostra visione generale, giacché remunerare in accordo allo sforzo ed al sacrificio appiana automaticamente qualsiasi disparità nei fattori della qualità della vita. se remuneriamo in accordo all’impegno e al sacrificio, non appena Betty faccia un lavoro meno soddisfacente e più impegnativo di Salim, produrrà un impegno ed un sacrificio maggiori nel suo lavoro e sarà pagata di più. In questo modo abbiamo già un Giusto Lavoro grazie al nostro accoglimento del principio del Giusto Compenso.
Michael Albert

 

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Categorie: Politica e Informazione,Decrescita


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