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Imparare dalla Natura: il caso di Daniela Ducato

Da una realtà locale, l’imprenditrice sarda è riuscita a trasformare la sua azienda in una eccellenza mondiale, grazie alla blue economy

Daniel Tarozzi - 25/01/2017




Tra le centinaia di incontri avuti nel mio girovagare per questa Italia che Cambia, mi è rimasto particolarmente impresso quello avuto con Daniela Ducato, imprenditrice sarda attiva nel Comune di Guspini e in tutta l’isola, vincitrice di diversi premi, tra cui Donna Sarda 2012 e il premio internazionale Donna per l’ambiente nel 2013, nonché coordinatrice del Polo Produttivo della Bioedilizia – La casa verde CO2.0.

Inoltre la sua azienda, Edizero, è entrata tra le dieci eccellenze tecnologiche mondiali nel 2016.

Questa donna è una vera forza della natura. Letteralmente. Alla base delle sue “invenzioni” e del suo successo, infatti, giace un principio antico come il mondo: osservare e imparare dalla Natura, applicandone gli insegnamenti al suo settore, quello dell’innovazione e della valorizzazione delle eccedenze di materie prime.

Daniela non sopporta gli sprechi, i danni ambientali ed economici che essi causano e la passività dell’imprenditoria tradizionale, troppo spesso ancorata ai sussidi statali anziché alla propria iniziativa e ai propri talenti.

«Io sono un’imprenditrice, non una “prenditrice!» mi ha spiegato Daniela. «I soldi pubblici dovrebbero servire a fare ricerca (ricerca vera) che produce novità e opportunità lavorative. Nella mia esperienza, invece, ho visto spreco di denaro e finte ricerche in nome del green! La nostra ricchezza sono le relazioni. Per credere in un’innovazione non bisogna sentirsi soli. Ecco perché noi non ci definiamo green economy, ma blue economy: la green è stata l’economia delle “grandi cose”, grandi pale eoliche, grandi impianti nei deserti, grandi giri di soldi tra politici e imprenditori. Blue economy significa invece piccoli investimenti, piccole opere, tutto controllabile a livello locale».

Edilana, Edilatte, Editerra

Ma torniamo ai suoi “prodotti”, alle sue aziende: Edilana, Edilatte, Editerra. Già dai nomi si può cogliere il forte legame con le materie prime a cui esse sono ispirate.

«Tutto ha avuto inizio in occasione di un evento triste. Un Sindaco aveva deciso di tagliare degli alberi radendo al suolo i giardini che avevamo curato con la Banca del Tempo. Cadendo gli alberi, cadevano i nidi degli uccelli, e i bambini me li portavano in lacrime. Osservando questi nidi mi sono resa conto che la struttura era perfetta per l’essere umano: terra, lana e paglia messe insieme. Un nido è una casa coibentata perfettamente, altrimenti le uova non si schiudono. Da lì, l’idea alla base di Edilana (2008): utilizzare la lana come materiale isolante per le case ricreando, con una ingegnerizzazione industriale all’avanguardia, il movimento del becco e del petto del pettirosso».

In una regione in cui l’allevamento di pecora è estensivo e in cui gli impianti tessili devono pagare per smaltire parte della lana non usata, come rifiuto speciale, una semplice intuizione si è rivelata rivoluzionaria.

Applicando la stessa logica, si sono realizzate le pitture con le sotto-lavorazioni del latte (Edilatte), mentre per Editerra, l’ultima nata, hanno studiato l’attività delle farfalle e delle formiche, da cui è nata fibra di terra, un prodotto a base di terra cruda e lana di pecora che produce l’efficienza termica con una tecnologia che non fa consumare energie.

L’impatto delle imprese della Ducato è stato notevole anche sotto il profilo dell’occupazione. Grazie alle sue attività, infatti, si sono tutelati molti posti di lavoro e si è evitata la chiusura di alcune aziende che, invece, sono stare riconvertite.

«In Sardegna – solo tramite il polo produttivo – diamo da lavorare a 252 persone (500 se consideriamo anche gli occupati delle altre regioni)».

Dare importanza alle relazioni

Le imprese della Ducato, dimostrano che si può generare ricchezza e occupazione valorizzando persino gli scarti.

Al centro di tutto vanno messe le relazioni e gli insegnamenti delle piante e degli altri animali che, senza troppo perdersi in ragionamenti astratti, da milioni di anni vivono e sopravvivono con il minor consumo di energia possibile e senza produrre scarti o eccedenze inutili.

Per questo Daniela mi spiega che la sua non è una multinazionale, ma una multirelazionale. Il suo compito è quello di creare nuove forme mentali, nuove idee e trovare poi chi le trasformi in solida realtà. Semplice no?

 

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Articolo tratto dalla rivista nr. 47


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Categorie: Bioedilizia e Bioarchitettura,Ecologia e Localismo

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